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vangelo della Domenica delle Palme, 28 Marzo 2021

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Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 11,1-11

1 E, come si avvicinano a Gerusalemme, a Betfage e Betania presso il monte degli Ulivi, invia due dei suoi discepoli e dice loro:

2 Andate nel villaggio di fronte a voi, e subito, entrando in esso, troverete un asinello legato, sul quale nessun uomo mai si è seduto; slegatelo e portatelo.

3 E se qualcuno vi dica: Perché fate questo? dite: Il Signore ne ha bisogno, e subito lo invia di nuovo qui.

4 E andarono e trovarono un asinello, legato presso una porta fuori sul bivio, e lo slegano.

5 E alcuni di quelli che stavano lì dicevano loro: Che fate, slegando l’asinello? 6 Ed essi dissero loro come disse Gesù, e li lasciarono.

7 E portano l’asinello da Gesù, e gli gettano su i loro mantelli, e sedette sopra di esso.

8 E molti stesero i loro mantelli sulla via, e altri fronde tagliate dai campi. 9 E quelli che precedevano e quelli che seguivano gridavano: Osanna! 10Benedetto Colui che viene nel nome del Signore, Benedetto il regno che viene del padre nostro David. Osanna negli altissimi!

11Ed entrò in Gerusalemme nel tempio, e, guardata intorno ogni cosa, essendo già l’ora tarda, uscì verso Betania con i Dodici.

Lectio di don Alessio De Stefano

L’ingresso a Gerusalemme 11,1-11 - L’ingresso effettivo di Gesù a Gerusalemme viene anticipato da due accadimenti particolari, allusivi della sua identità. Il primo è la scena dell’invio dei discepoli per il reperimento del puledro, nella quale in modo ancora più esplicito Gesù si conferma profeta attendibile giacché delle sue predizioni il racconto dà immediata conferma: ogni azione indicata da Gesù, finanche nei minimi dettagli, si compie a opera dei discepoli, che trovano tutto come Gesù aveva detto loro (il che si verificherà anche per l’ultima cena in 14,12-16, con le piccole variazioni). Scopo di questa prima scena è non solo alludere alla qualità dell’identità in gioco, nella quale si compiono anche alcuni tratti di tutta la tradizione veterotestamentaria (ad esempio, la provenienza dal monte degli Ulivi, un tratto tipicamente messianico se­condo 2Sam 15,30ss; Ez 11,23; Zc 14,4-5; la cavalcatura del puledro, ecc.), ma anche far capire che in gioco c’è qualcosa di più di un puledro, di due discepoli e finanche dello stesso Gesù: qui entra in gioco Dio stesso attraverso di lui, e ciò che inizia a realizzarsi è compimento di un progetto di Dio accolto e condiviso da Gesù. Il secondo evento particolare è la cavalcatura “regale” del puledro con la disposizione sull’animale e in terra dei mantelli dei discepoli e di altre persone anonime, circon­data dall’accoglienza festante delle folle che saluta Gesù con fronde verdi e con il grido dell’Osanna (cf Sal 118), scena che ricorda da vicino l’ingresso di Simone Maccabeo per la liberazione di Gerusalemme in 1Mac 13,51. A breve distanza dal titolo «Figlio di Davide» usato da Bartimeo, viene menzionata nuovamente la paternità di Davide come tratto regale e messianico di Gesù. L’assoluta stranezza e pa­radossalità di questa situazione è che nessun accenno viene fatto, in tutta questa esultanza, allo scopo della venuta di Gesù a Gerusalemme, ossia alla sua passione tanto detta­gliatamente annunciata nei suoi aspetti più drammatici. I discepoli sembrano aver completamente dimenticato quanto udito, insieme alla paura che li attanagliava fino a pochi chilometri prima. Del clamore delle folle, poi, il racconto stesso farà perdere le tracce, considerato che ci saranno po­chi riferimenti a tale entusiasmo; quando ricompariranno in scena, le folle avranno nei confronti di Gesù ben altro atteggiamento, ma anche tale trasformazione sarà assoluta­mente immotivata e apparentemente inspiegabile. Resta da capire, allora, il senso di questo episodio nel nostro vangelo: il tratto prevalentemente ostentato è l’attribuzione a Gesù di una regalità messianica secondo le Scritture; tuttavia, lo stridente contrasto tra ciò che ha preceduto tale racconto e ciò che lo segue funge da chiaro allarme correttivo alle attese del lettore-discepolo affinché faccia un’attenta selezione tra gli elementi da trattenere e quelli da scartare. L’umiltà e il carattere pacifico della cavalcatura del Figlio di Davide, in­sieme all’imminenza di un giudizio/intervento di Dio, vanno tenuti insieme al destino di sofferenza del Figlio dell’uomo, ripetutamente annunciato; la glorificazione arriverà, ma sarà cosa ben diversa da questi estemporanei cortei festanti. Il primo ingresso a Gerusalemme non è definitivo: un Ge­sù quasi circospetto, anche una volta entratovi, si guarderà intorno per poi passare la notte a Betania con i Dodici. Cre­sce la tensione, in attesa di un evento che si sta preparando come molto intenso sul piano dell’azione drammatica.

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