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PD Calabria, 2 Presidenti per 1 solo partito

OLIVERIO CALLIPO.jpg(foto: Callipo e Oliverio) Le ultime vicende del PD calabrese evidenziano una svolta radicale e lacerante   destinata a lasciare il segno nei rapporti interni di quella che , purtroppo , non è stata mai una comunità politica nella quale agevolmente potevano riconoscersi esperienze di diversa provenienza.

Avevamo tentato di interpretare la complessità della fase legata all’indicazione del candidato alla Presidenza della Regione facendo riferimento alle vicende ribellistiche del Sud America o addirittura della stessa Spagna. Tale canone interpretativo non regge più

L’assalto al cielo che si è tentato con l’alzamiento nel Teatro Comunale di Catanzaro non ha sortito, infatti, l’effetto sperato.

Era sembrato che si fosse ad un passo dalla vittoria finale. ma i legionari non avevano messo nel conto la natura autoritaria e staliniana della Segreteria Zingaretti, che, novello Stalin, avrebbe inaugurato in Calabria un nuovo corso di “purghe” destinate a colpire i nuovi martiri del dissenso. Così si è tentato di qualificare l’intervento della Segreteria Nazionale del PD volto ad introdurre elementi di chiarezza all’interno del Partito.

Dal Sud America e dalle sollevazioni spagnole occorre, perciò, come ci suggeriscono le vittime dello stalinismo in salsa calabra, ripiegare sugli anni del terrore di Stalin per comprendere i fatti che abbiamo registrato in questi ultimi giorni.

Intanto, paradossalmente, c’è da prendere atto che, con le ultime presunte “purghe”, in Calabria non c’è più traccia di residui della vecchia tradizione comunista e dei legami con il vecchio partito che anteponeva il noi all’io.

Siamo ormai definitivamente alla post-ideologia ! Le barbe della rivoluzione russa del 17 possono essere comodamente rimosse dal Pantheon del PD.

Ed infatti:

Secondo la vulgata rumorosamente diffusa dai “dissenzienti” , la motivazione posta a base del provvedimento di commissariamento delle Federazioni Provinciali di Cosenza e Crotone ed il conseguente defenestramento dei rispettivi segretari , “eletti con votazione plebiscitaria da diecine di migliaia di militanti” , dovrebbe   richiamare il famoso art. 58 del Codice penale della Repubblica Socialista Federale Sovietica Russa che, come ci ha insegnato Alexander Isaevic Solzenicyn , poteva essere sempre piegato ad una interpretazione di condanna per attività controrivoluzionarie di chiunque dissentisse rispetto al dogma del Partito.

Ma i processi celebrati durante il terrore staliniano, soprattutto quelli di notevole importanza politica che registrarono le accuse del procuratore generale Andrej Visinskji , furono spesso caratterizzati dalle confessioni degli imputati.

Si è molto discusso su queste confessioni: un famoso romanzo di Artur Koestler, Buio a Mezzogiorno, ci aiuta a capire la sottile motivazione che sta alla base di queste incomprensibili confessioni.

L’imputato era profondamente radicato nell’ideologia e nel sentimento di appartenenza al Partito tanto da accettare il proprio sacrificio “ per il superiore interesse dell’organizzazione di cui si sente ancora parte, come una sorta di ultimo servizio”.

Qui da noi, invece ,I segretari defenestrati   non solo respingono in maniera sdegnata le accuse mosse ma addirittura invocano una giustizia che va oltre il partito. Non c’è nessuna confessione della loro colpevolezza deviazionista. Negando di rendere l’ultimo servizio, di fatto si sentono partecipi di un partito che non è più quello della tradizione cui   dovrebbero richiamarsi.

E questo è un bel passo in avanti in direzione dell’affermazione dei valori dell’Io!! Del noi non c’è più traccia: forse stiamo imboccando la strada stretta , senza ritorno, del culto della personalità a suo tempo osteggiato e rimosso da Nikita Chruscev. Siamo ormai passati dal partito leninista al Partito Matrioska dove, secondo i dissenzienti, dovresti contemporaneamente accettare, con pari diritto di cittadinanza, la presenza di due candidati alla Presidenza della Regione, entrambi sostenuti dallo stesso partito.

Altro che purghe siamo alla post-politica!!

Quali conclusioni da trarre? Forse ci aiuta Alexander Solzenicyn: “La verità è per natura come timida: quando la pressione della menzogna si fa troppo impudente, la verità tace”.

Aspettiamo che la pressione si attenui.

Giuseppe Aloise

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