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I presagi dello svizzero Henri-Frédéric Amiel

Henri-Frederic_Amiel.jpgQualche tempo fa mi capitò di leggere un trafiletto, estrapolato da una pubblicazione, inviatomi da un amico che mi colpì parecchio per le considerazioni che rispecchiano moltissimo la situazione politica e sociale odierna. L'autore é un filosofo svizzero di Ginevra, a me totalmente sconosciuto, si tratta di Henri-Frédéric Amiel  nato a Ginevra il 27 settembre del 1821 e morto a 60 anni nel 1881 nella stessa città. Mi sono documentato sulla mia enciclopedia Piccola Treccani, ma su Wikipedia c'é molto di più, cosi vi invito, se interessati, ad andare a leggere quanto riportato, cliccando sul nome del filosofo, che fu anche poeta e scrittore.

Quel che mi interessa con questo mio breve scritto è il contenuto della pagina ricevuta dall'amico, lui vero studioso e conoscitore di filosofia, ed ecco quanto ha suscitato il mio interesse:

"Le masse saranno sempre al di sotto della media, la maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all'assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell'Uguaglianza, che dispensa l'ignorante di istruirsi, l'imbecille di giudicarsi, il bambino di crescere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull'uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Poiché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioé la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell'appiattimento. L'adorazione delle apparenze si paga".

Queste brevi considerazioni sono tratte da "Frammenti di Diario Intimo", una raccolta di scritti data alle stampe dopo la sua morte dalla sig.a Fanny Mercier, con la quale pare fosse sentimentalmente legato, oggi diremmo che con lei ebbe una storia. A sentire il mio amico si tratta di un filosofo di minore importanza, per me che di filosofia m'intendo poco non è rilevante e può darsi che quanto da lui enunciato sia stato approfondito anche da altri ma la frase che ho sopra riportato, mi rimbalza in testa, perché é esattamente quel che é successo negli ultimo 60 anni in Italia, in Europa e forse nel mondo intero. Coloro che, come me, hanno vissuto in prima persona le trasformazioni avvenute nella nostra società dagli anni '40 ad oggi, non possono non avvertire il disagio in cui viviamo. Basta accendere la TV ed ascoltare le castronerie, non solo semantiche, che ci vengono propinate o leggere sui socials certe considerazioni da cui traspare la profonda ignoranza, purtroppo, anche di tanti con la "patente di laurea", per renderci conto che pronunciare o scrivere frasi di senso compiuto nel rispetto della "consecutio temporis", che imparavamo già alle medie, ma, quel che più conta, contenenti idee, progetti, convinzioni attuabili, replicabili e condivisibili è solo un pio desiderio. Lo sproloquio che nella politica, nel giornalismo e anche, purtroppo, in certa moderna letteratura si fa di argomenti di cui si sa solo quel che si è sentito dire o leggiucchiato saltabeccando sul web è vergognoso, ma quel che più fa adirare (non uso il verbo più utilizzato oggi "arrabbiare", il mio maestro delle elementari avrebbe detto: i cani si arrabbiano e diventano idrofobi non gli umani) é che molti di coloro che lo fanno sono quelli che prendono importanti decisioni che coinvolgono poi tutti noi. A questo punto la frase del filosofo svizzero è più che mai rispondente alla realtà:  "la democrazia arriverà all'assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci". Non voglio fare di tutte le erbe un fascio, sarebbe ingiusto nei confronti di chi, invece, con serietà e fatica si é impegnato nell'apprendere al meglio delle proprie possibilità e di conseguenza agisce con cognizione di causa nel mestiere o professione che ha deciso di svolgere. Chi opera in qualsiasi campo per meriti acquisiti, di solito lo fa nel rispetto e nella giusta considerazione di chi ha accumulato esperienza e conoscenza maggiore, non perché più intelligente, ma semlicemente perchè la sorte lo ha fatto nascere qualche decennio prima, ne accetta i consigli di cui tiene conto. Questo, soprattutto in politica, accade molto raramente, specialmente a livello locale, dove un consigliere comunale semi-analfabeta, per motivi che nulla hanno a che vedere con le proprie capacità assurge alla carica di assessore e da quel momento è onniscente, un tuttologo presuntuoso oltre che ignorante, la frase di riferimento è quanto mai azzeccata.  Siamo ancora in tempo per evitare "il trionfo della feccia e dell'appiattimento"?  Penso che si possa, ma, secondo me, ad una sola condizione: ognuno dovrà avere la modestia ed il coraggio di riconoscere i propri limiti e le proprie ignoranze. Difficile ma non impossibile. Grazie per l'attenzione.

Antonio Michele Cavallaro

 

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