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Ma che Natale è?

Regali-di-Natale.jpgMancano poche settimane al Natale. Camminando per la strada non ho potuto fare a meno di soffermarmi ad osservare la smania che caratterizza il nostro muoverci di questi giorni che ci separano dal Natale. È difficile rimanere attenti a quel che si sta facendo, a non perdere di vista il significato profondo delle nostre azioni, come per esempio scegliere un ipotetico regalo. Penso che molti di noi, nella corsa al regalo, rischiano di perdere di vista questo augurio. Purtroppo viviamo immersi in un tempo che va veloce e diritto come una freccia, e tutto è in rapida successione: i regali, l’albero di Natale, gli addobbi sono tutte cose che vanno fatte, diventano cose da fare per forza.

Altro che gioia e augurio di felicità! Si potrebbe dire che molti di noi sono più stressati che gioiosi dall’arrivo del Natale.

Il Natale, così come lo viviamo oggi, produce un alterazione degli abituali ritmi di vita, delle nostre routine e ci espone a situazioni inusuali. Senza considerare poi che questo particolare periodo dell’anno ci mette di fronte ad aspetti irrisolti delle nostre relazioni con familiari, parenti e amici, che potrebbero generare ansia e tensioni.

Purtroppo viviamo in un epoca che non tollera fisiologici stati d’animo quali la malinconia o la tristezza. È un epoca dove tutto deve essere e apparire happy. Le persone che festeggiano il Natale hanno tutti un cappello rosso con il pon-pon bianco e cantano in coro “ Oh happy day…”. Sembra quasi che sia obbligatorio essere felici, happy o veryhappy… e se così invece non fosse?

Se invece ci sentissimo leggermente sottotono? Di conseguenza potrebbe capitarci di percepire in noi un senso di inadeguatezza, o senso di colpa, per non essere come gli altri ci vogliono. E sempre per adeguarci a questi schemi, ecco che lo scambio delle strenne diventa una corsa forsennata al regalo, dove in una sorta di attacco compulsivo da acquisto-mania si perde di vista l’altro e ciò che veramente desidera. Purtroppo così, il senso originario di scambiarsi le strenne, di condividere un momento speciale, perde il suo significato per lasciare posto a qualcosa di effimero, un momento che in origine era mistico oggi diventa semplicemente consumistico.

La sera della Vigilia, la maggior parte di noi si incontra, si siede intorno ad un tavolo dove sono state preparate pietanze gustose in linea con la tradizione. Si chiacchiera, si mangia abbondantemente, qualcuno con la tv accesa, altri in una chiassosa baraonda. Ma se ci si fermasse e ci si domandasse che cosa si stia veramente celebrando, credo che la maggior parte di noi non saprebbe esattamente rispondere ignorando quale sia il significato profondo che ci portiamo dietro da oltre duemila anni.

Francesco Benincasa

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