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Un vescovo che va e uno che viene

mons savino

don_franco_oliva.jpgStamattina, da fonte romana abbastanza sicura, ci è giunta una notizia, che, se veritiera, provocherà sicuramente scalpore e anche parecchio sconforto. Pare, il dubitativo è d’obbligo, che il nostro attuale vescovo stia per spiccare il volo verso traguardi certo più prestigiosi di Cassano. Roma sarà la sua destinazione, non ci è stato rivelato quale incarico dovrebbe ricoprire, sicuramente all’interno di un’importante organizzazione della Chiesa e, in virtù dell’esperienza acquisita nel campo della sanità, potrebbe essergli stata riservata una posizione di rilievo nella Pastorale di quel settore così drammaticamente attuale in Italia.

Così ricomincia il balletto dei vescovi al quale la nostra diocesi ormai  è abituata. Dopo quattro anni Bertolone è stato inviato a Catanzaro (ma almeno è stato lasciato in Calabria)  Galantino in tre anni si è portato alla segreteria della CEI ed ora Savino addirittura sbaraglia tutti con soli due anni di permanenza. Si vede che venire a trascorrere qualche giorno da noi fa bene alla carriera; con la fama che ci è stata appiccicata addosso di diocesi difficile, tutti quelli che vengono dalle nostre parti passano per super-eroi.

Chi verrà a sostituire cotanto personaggio dall’affabulazione facile e incisiva, sempre in giro come una trottola, a partecipare a congressi, conferenze, dibattiti, presentare libri con la citazione sempre pronta e azzeccata? Il nostro amico romano ci ha sussurrato che dovrebbe essere una nostra vecchia conoscenza. Un altro Francesco, questa volta non un don Ciccio, ma un don Franco. Si, avete indovinato, quel don Franco Oliva già vicario generale della nostra diocesi, che, a Maggio del 2014, ricevette la berretta vescovile e divenne vescovo di Locri-Gerace; anche i nostri corregionali di Locri non saranno certo contenti di questi continui cambi della guardia, anche se, a onor del vero, Mons Oliva sembra essere incerto se accettare o meno.

Insomma è possibile che la nostra terra debba “servire” come trampolino di lancio e non “servita” da neo-vescovi che invece ambiscono ad “acchiappare” più “congrue” cadreghe altrove, piuttosto che mettere le loro intelligenze e capacità, sicuramente indubbie se sono così richiesti, al servizio del nostro territorio?

Quel che colpisce è che nella Chiesa, dai pulpiti, continuamente i fedeli vengono esortati a mettere da parte interessi personali e individualismi, a porsi al servizio della comunità con umiltà, pazienza e dedizione, ma si tratta evidentemente delle solite parole che, alla fine, tutti più o meno correttamente sono in grado di pronunciare.

Si potrebbe dire che siamo amareggiati! Lo affermiamo, la notizia ci ha lasciato  esacerbati, delusi e anche arrabbiati.

A.M.Cavallaro

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