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La "favola" del Lauropoli Calcio non può essere dimenticata

battaglia FIGC.jpegNella città di Cassano la tendenza a dimenticare é molto diffusa, ma questa volta non ci sono scusanti.

Nessuno si è accorto che dal 1978, questo è il primo anno che L’Unione Sportiva Lauropoli, poi ASD Lauropoli, non risulta iscritta al campionato di calcio dilettantistico calabrese. La squadra lauropolitana dal 1978 ha sempre partecipato al campionato contando sulle sole risorse della famiglia Battaglia. Sport e sociale sono stati i temi etici che hanno distinto Angelo Battaglia, accompagnato e coadiuvato nella sua passione sportiva da suo fratello Luigi che lo ha sempre supportato.

Eppure, quella piccola società di uno sperduto paesino della Calabria Citra fu posta alla ribalta del calcio nazionale quando nel 2015 giunse una grande soddisfazione: la consegna della speciale “benemerenza”, il riconoscimento assegnato dalla Figc alla società dilettantistica più longeva d’Italia, alla presenza dei massimi vertici del settore calcio dilettantistico nazionale: Luigi Agnolin (Presidente del settore giovanile della FIGC), Innocenzo Mazzini (Vicepresidente della FGC), Giancarlo Abete (Vicepresidente vicario della FGC) e Franco Carraro (presidente della FGC). (Vedi foto)

I massimi dirigenti della federazione calcistica italiana apprezzarono e premiarono il percorso da “favola” del Lauropoli, certo sicuramente più di quanto non fosse stato fatto nella propria terra.

Per la longevità della società, per l’inclusione sociale, per la morale e l’etica messe in campo anteponendole al risultato, il “Lauropoli di Battaglia”, fu presentato a modello di serietà. Recentemente, dopo la prematura dipartita dell’indimenticabile presidente, qualche politico locale aveva cercato di accendere i riflettori con la proposta di intitolare la tribuna nord dello stadio Toscano ad Angelo Battaglia, ma a tutt’oggi l’idea non ha avuto seguito. Il popolo di Lauropoli, da sempre esempio di generosità, non può aver dimenticato che per 43 anni il nome del suo borgo è stato tenuto alto dallo spirito di un uomo che ha saputo legare sport, identità e comunità come nessuno ha saputo fare. Sarebbe auspicabile che l’opera portata avanti per più di un quarantennio venga ricordata come merita e se non sarà possibile continuare l’attività agonistica, che almeno si dia seguito alla proposta di intitolare alla memoria di Angelo la tribuna dello stadio, un giusto tributo al suo impegno, postumo ma dovuto.

Michele Sanpietro

 

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