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Rossini e il suo "Guglielmo Tell"

rossini-baffi.jpgIeri ho letto questa bellissima frase di Tiziano Terzani: "L'arte, quella vera, quella che viene dall'anima, è così importante nella nostra vita. L'arte ci consola, ci solleva, l'arte ci orienta. L'arte ci cura. Noi non siamo solo quello che mangiamo e l'aria che respiriamo. Siamo anche le storie che abbiamo sentito, le favole con cui ci hanno addormentato da bambini, i libri che abbiamo letto, la musica che abbiamo ascoltato e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia ci hanno dato".

Parole sacrosante (e anche vere); me lo dico spesso che ogni giorno dovrei riuscire ad ascoltare della buona musica, leggere se possibile delle valide poesie, magari soffermarmi ad ammirare qualche bel quadro e, se possibile, sforzarmi di formulare pensieri nobili ed intelligenti, oggi merce sempre più rara. Ci sono tante meraviglie da cogliere, ma oggi viviamo in una società votata all'enfatizzazione delle brutture ed è quindi necessario fare uno sforzo notevole.

Ecco quindi il mio invito ad ascoltare gli ultimi tre minuti (il finale) del Guglielmo Tell, è quanto di più bello e sublime abbia composto il nostro amato Rossini (nell'immagine). Cliccare qui.    

Questa riflessione è venuta spontanea per chè come OGGI Il 3 agosto del 1829 ebbe luogo la prima rappresentazione a Parigi (Opéra) di Guglielmo Tell, melodramma tragico in quattro atti di Gioachino Rossini su libretto di E.de Jouy e H.Bis. La prima stesura del libretto, fatta da Étienne de Jouy (poeta ufficiale dell’Opéra), risultò tanto lunga che fu necessario affidarne la revisione al giovane letterato Hippolyte Bis. La partitura venne scritta in cinque mesi (un tempo insolitamente lungo per Rossini) e terminata nell’autunno del 1828 ma, per vari contrattempi, l’opera andò in scena solo l’anno successivo, deludendo però gran parte del pubblico che si aspettava le caratteristiche tipiche delle precedenti opere rossiniane: i famosi “crescendo”, i pezzi di bravura etc. Rispetto alle precedenti opere, il Tell rappresentava infatti un’anticipazione dell’opera romantica, con tratti epici e una grande rievocazione della natura e del paesaggio montano che fanno da sfondo alla vicenda. Il Tell ebbe anche problemi con la censura. Si tratta dell’ultima opera di G.Rossini che chiuse volontariamente, appena trentasettenne, la sua straordinaria e, per certi versi, miracolosa parabola di operista, ed è il grande testamento lasciato in eredità a Giuseppe Verdi da un lato e al grand-opéra francese dall’altro.

E già che ci siamo ascoltiamo anche la magnifica ouverture del Guglielmo Tell

a cura di Luigi Maffeo

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