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Napoli. La Certosa di San Martino chiusa sine die

certosa-di-san-martino.jpgDa 6 mesi il museo di San Martino, una delle strutture più importanti d'Italia, offre uno squallido quanto vergognoso spettacolo ai visitatori, forestieri o indigeni che siano.

Oltre ai numerosi settori chiusi da tempo immemore, quali quelli dedicati alla grafica, dove sono conservati centinaia di disegni, dal Seicento, con i celebri dipinti di Micco Spadaro, come la Peste del 1656 o San Gennaro che blocca la lava del Vesuvio, acquistato di recente dallo Stato per 230.000 euro, all'Ottocento, dove si potrebbero ammirare le tele di Morelli, Palizzi, Migliaro e tanti altri, alla collezione Alisio, sette sale colme di vedute napoletane del Settecento, che vennero donate al museo con l’obbligo di essere esposte al pubblico, per cui fra poco gli eredi ne potranno chiedere la restituzione; da tempo ha chiuso i battenti, con la scusa di un inesistente dissesto nel pavimento, anche la Certosa con annessi sagrestia, tesoro, coro dei conversi etc, per cui sono negati alla fruizione capolavori assoluti di Ribera e Stanzione, di Lanfranco e Reni, di Fracanzano e Battistello.                                                                                                                                                                            
Il Quarto del Priore è visitabile per metà. L'unica cosa che resta è lo spettacolare panorama, che si può ancora godere dalle ampie terrazze. Il tutto dovuto, oltre che dalla inefficienza dell'amministrazione, alla cronica carenza di custodi, affetti da assenteismo reiterato. Va chiesto con urgenza assoluta il commissariamento dei vertici e se necessario dello stesso ministro della cultura.                                        
Come rimpiangiamo il Maggio dei Monumenti, anche se quelli odierni sono una pallida caricatura di quelli grandiosi organizzati anni fa da Mirella Barracco, l'ultima regina di Napoli, quando chiese e palazzi chiusi da decenni venivano riaperti e fiumane di visitatori accorrevano entusiasti.

Achille della Ragione

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