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Dell'incendio di Notre Dame non frega ad alcuno

incendio_notre-dame.jpegCaro alunno che non piangi per Notre Dame ti stiamo fregando.

in classe quando abbiamo parlato del rogo di Notre-Dame tu eri lì con una faccia scocciata e infastidita. Hai ascoltato la spiegazione e poi hai commentato: “Ma insomma, ieri sera non ne potevo più di tutti i programmi su ‘sta chiesa francese. Non parlavano d’altro. A noi che ce ne frega? È una roba francese, mica nostra.”

Non eri il solo a pensarla così, in classe. Alcuni altri tuoi compagni, più timidi, hanno silenziosamente annuito alle tue parole. Non hanno avuto il coraggio di dirle, ma le condividevano.

Sarebbe facile sbottare - noi adulti siamo bravissimi - dandoti del barbaro, e lamentando l’ignoranza e l’insensibilità della tua generazione, che di fronte ad una cattedrale che brucia non prova niente, perché troppo abituata, nell’ordine: ai videogiochi spara tutto, ai social network, alla bambagia, al vizio, e chi più ne ha più ne metta, perché i vecchi di tutto il mondo in ogni epoca sono bravissimi a trovare cause per cui le giovani generazioni sono orribili e l’ultima generazione decente è stata la loro.

Ma il punto, caro alunno, è che in fondo dal tuo punto di vista hai ragione tu. Il ragionamento che fai e che ti porta a dire chissenefrega è logico e stringente, perché parte da quelle premesse che ti abbiamo insegnato noi e che da sempre ti ripetiamo.

Ti abbiamo insegnato e ti diciamo ogni santo giorno che l’arte non conta nulla. Per fartelo bene assimilare abbiamo creato una scuola in cui le ore di storia dell’Arte sono ormai rare come i panda, ma molto meno protette.

A meno che tu non scelga un liceo artistico o un istituto d’arte, scuole frequentate da una minoranza assoluta, di arte non ne farai, e anche nelle scuole di indirizzo ne farai pochina. Del resto, tutti, nel caso ti venisse in mente di iscriverti ad una di questa scuole di indirizzo, cercheranno di dissuaderti, perché, appunto, fare gli artisti non è un mestiere, ma un sicuro viatico per crepare di fame, e se proprio ti preme fare qualcosa di artistico, almeno che sia legato all’ambito pubblicitario, del turismo o della moda, perché per il resto l’arte è per sognatori sfigati e futuri disoccupati, e bona là. Ti abbiamo poi insegnato che “prima gli italiani”, e che tutto ciò che è la tua cultura (anche se spesso non ti è chiaro cosa esattamente “la tua cultura” comprenda) va difeso, mentre tutto quello che è straniero no. O meglio, va difeso solo se proprio c’è tempo e voglia, perché il principio è che va curato quello che è casa nostra, siano persone, monumenti o altro, e in seguito, quando si è completamente messo a posto tutto il nostro (e cioè mai)si può pensare a quello che c’è fuori, che comunque conta sempre molto meno.

Non vi è alcuna ragione, quindi, per cui tu capisca perché se brucia una chiesa medievale e per di più francese tutti si strappino le vesti e si commuovano.

Per quanto ne sai tu non è che un insieme di pietre vecchie e straniere, buona al massimo per far vendere qualche sounvenir agli operatori turistici del luogo. Sì,certo, magari è bella. Ma di robe belle al mondo ce ne sono tante, se ne va persa una non è poi questa tragedia, anzi magari togliamo via una pericolosa concorrente, e i turisti vengono a comprare souvenir delle chiese nostre e non di quelle altrui, così guadagniamo di più.

Caro alunno, tu non sei un mostro di insensibilità, un barbaro piovuto dal cielo. Tu sei semplicemente il logico e perfetto prodotto di quello che ti abbiamo insegnato essere importante noi, gli adulti che hai attorno e che ti stanno formando. Tu, come una spugna, hai assorbito ciò che noi diciamo e sostentiamo, sei il frutto delle nostre scelte, delle nostre decisioni. Non sei un alieno, sei figlio nostro in tutto e per tutto.

Siamo noi che ti vogliamo così, gretto, chiuso, incapace di proiettarsi nel mondo, di capire le connessioni fra culture vicine eppure differenti. Siamo noi che non ti abbiamo spiegato che l’arte non è mai arte di un paese, o di un popolo, ma è sempre e solo arte di tutti, perché l’arte di per sé nasce dalla contaminazione, dal mischiare insieme suggestioni che provengono da ogni luogo e da ogni tempo. Siamo noi che non ti abbiamo spiegato che la cultura e la bellezza non si creano a tavolino e non nascono per far guadagnare qualcosa, anche se poi possono diventare grandi motori economici, ma nascono da quella necessità primaria nell’essere umano di avere attorno cose belle persino se sono inutili.

Non te lo abbiamo spiegato, anzi abbiamo fatto di tutto perché tu non venissi a saperlo e nemmeno che lo scoprissi per caso. Perché abbiamo preferito dirti che non è saggio per te perdere tempo, che devi essere produttivo, che devi essere pronto per il mercato. Che cosa diavolo ci venderemo in questo benedetto mercato non è dato sapere, visto che tu senza fantasia, senza creatività, senza curiosità non sarai in grado di produrre nulla di bello e quindi nemmeno nulla degno di essere acquistato e venduto.

Caro alunno, tu hai ragione a pensare che sia stupido commuoversi per una chiesa straniera che brucia, perché non è roba tua. Non è roba tua, infatti, perché non può essere tua mai una cosa che non conosci, che non capisci, che non sei in grado di apprezzare. Ma avrebbe invece potuto essere roba tua, se noi, i mostri che ti hanno cresciuto, ti avessero spiegato cos’era. E ancora una volta, caro alunno, ti abbiamo fregato. Perché ti abbiamo portato via qualcosa che ti spettava, e purtroppo tu manco lo sai.

Mariangela Vaglio

Il Mondo di Galatea

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