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Ubbidire alle leggi in modo responsabile nel tempo del COVID 19

Zagrebelsky.jpgSul quotidiano Repubblica del 30 Aprile scorso é apparso un articolo del prof. Gustavo Zagrebelsky dal titolo "L'obbedienza e la responsabilità" che, in questa bailamme di insulse chiacchiere sulla presunta violazione di principi di libertà, illumina e chiarisce, nel modo e con i termini di un grande costituzionalista, le regole che ci vengono di volta in volta imposte dal governo per proteggerci dal Covis 19.

A proposito dei DPCM (Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri).

"Bisogna leggerli per rendersi conto di qualcosa di meraviglioso e, al tempo stesso, di patologico nel rapporto tra governo e cittadini - scrive - sul contenimento della diffusione dell’infezione virale. Sono testi meravigliosi nel senso etimologico della parola: stupefacenti. Mi riferisco all’idea di base: che le abitudini, le attività e le esigenze materiali e spirituali delle persone siano materia inerte, modellabile come cera fin nei più piccoli dettagli.

Modellabile attraverso atti d’autorità che aprono e chiudono, concedono e vietano, impongono e consigliano, disapprovano, esortano e raccomandano. L’essere umano non come persona naturalis capace di autodeterminazione, ma come persona legalis forgiata dalla legge: l’ideale del giuridicismo estremo. Nelle 70 pagine dell’ ultimo Dpcm con i suoi allegati c’è il disciplinamento di buona parte delle nostre giornate, in casa propria, per strada, nei luoghi di lavoro e di ricreazione, nelle scuole, nei negozi, nei ristoranti e nelle mense, nei parchi pubblici e nel modo di sedere e di salire e scendere dai mezzi di trasporto, eccetera".

Nella sua disamina acuta e precisa il professore non trascura alcunché di quanto esplicitato nell'ultimo DPCM anche riguardo ai modi di muoversi individualmente e all’agire quotidiano nel rapporto con gli altri.
"divieti di spostamento, di obblighi di distanziamento, di modalità di comportamento super-dettagliate perfino sul modo di starnutire, soffiarsi il naso, collocare le mascherine tra il mento e il naso medesimo. Le situazioni personali e personalissime, come la deambulazione e l’esercizio fisico, le occasioni di socialità come nei ritrovi amicali nelle case, nei servizi funebri, nelle cerimonie religiose e nei raduni in luoghi pubblici o aperti al pubblico sono oggetto di minutissima descrizione e regolamentazione. Le attività industriali, commerciali e professionali sono distinte in categorie dettagliatissime, dagli estetisti e parrucchieri ai lavoratori negli iper-mercati e nelle fabbriche”.

Zagrebelsky  prevede quel che diranno i posteri  e continua: “gli storici che, nel quarto millennio, si chiederanno come si viveva nel nostro inizio del terzo, troveranno in questo documento una summa che esaudirà e quasi esaurirà le loro curiosità. Apprenderanno che c’ erano passeggiate solitarie e in coppia, cinematografi, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi scommesse e bingo, discoteche e locali assimilati (?). L’insidia del virus epidemico è invasiva al massimo grado e, dunque, la risposta non può essere grossolana e generica. Questo è ovvio. Tanti, anzi tantissimi, sono i momenti e i luoghi dell’ esistenza che offrono occasioni all’infezione.”

Non tralascia di stigmatizzare gli argomenti da sciacallo di chi tenta di approfittare della situazione di crisi sanitaria ed economica per fare politica di bassissimo livello.

“C’è perfino un inizio di teorizzazione in nome della libertà: che m’importa della salute e addirittura della vita se mi si priva della libertà? Nobilissimo è l’argomento. Ignora però, e questo è molto meno nobile, il piccolo particolare che nelle infezioni epidemiche in gioco non c’ è solo la propria salute, la propria vita, la propria libertà, ma anche quella degli altri. È la tipica situazione “olista” in cui bene e male del singolo e di tutti si convertono l’uno nell’altro.

L’argomento della libertà, come dotazione individuale, non vale. È un prezzo che la libertà individuale paga alla “globalizzazione”, la globalizzazione dei rischi. Non c’è oggi una questione di “deriva autoritaria” o di “corsa ai pieni poteri”, secondo categorie ricevute dal passato e usate per interpretare il momento presente….mi paiono eccessivi e, talora, anche ridicoli gli alti lai sulla democrazia sospesa, sulla Costituzione violata, sui proclami al Paese di stampo peronista del presidente del Consiglio, eccetera. Mi chiedo quanto ci sia di esagerato e di strumentale in questi “al lupo, al lupo” e quanta incomprensione della natura del problema che abbiamo di fronte a noi. La critica, piuttosto, mi pare debba essere indirizzata altrove: in quella pretesa di trasformarci in persone modellate giuridicamente, di cui si diceva all’inizio, come se la virtù del buon cittadino sia di essere semplicemente un “osservante” che s’ inchina a un legislatore onnipossente. In una società libera e di fronte a problemi dove il bene dei singoli e il bene di tutti si implicano strettamente, la legge incontra limiti di efficacia se non può contare sulla partecipazione responsabile di ciascuno e di tutti.”

Alla fine, però, fa i debiti distinguo sull’ubbidienza alle regole imposte dalle leggi da rispettare e il senso di responsabilità che ogni cittadino dovrebbe avere nel cautelare se stessi e gli altri dal contagio e conclude:

“Orbene, i Dpcm da cui siamo partiti mescolano vere e proprie prescrizioni giuridiche, con annessa comminazione di sanzioni, a consigli ed esortazioni che, evidentemente, di giuridico hanno poco o nulla ma riguardano l’assunzione di condotte autonome e responsabili. Bene sarebbe distinguere: una cosa è l’ubbidienza, altra cosa è la responsabilità. Il difetto è la confusione. La prima è cosa giuridica, la seconda è cosa etica. I mezzi per promuovere l’ubbidienza non sono quelli per promuovere la responsabilità. Anche quest’ ultima implica doveri, ma sono doveri autonomi che ciascuno impone a se stesso in nome della libertà propria e degli altri, in nome cioè della solidarietà.

Mescolare ubbidienza e responsabilità è cosa contraria alla natura dell’una e dell’altra, come mescolare soggezione e adesione, vincolo e libertà. Chiamare all’ubbidienza e sollecitare la responsabilità sono cose profondamente diverse. A ciascuno il suo: al governo le prescrizioni giuridiche (vietare, consentire e imporre), alla società nelle sue tante articolazioni, la promozione dell’etica della responsabilità”.

Un’autentica lezione di stile e di visione chiara di quel che sta accadendo oggi, grazie Gustavo Zagrebelsky e grazie all’amico Ciccio Doni che ce lo ha segnalato.

(Per l’intero articolo di Zagrebelsky CLICCARE QUI’)

la Repubblica, 30 aprile 2020
a Cura di A.M.CAVALLARO

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