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Sibaritide: Il disagio giovanile colpisce ancora

Sgiovani.jpgabato 17 Giugno, la comunità di S.Demetrio Corone veniva sconvolta dalla notizia di un giovane di soli 19 anni che si era tolta la vita impiccandosi sotto un ponte. Martedì 20 Giugno un giovane di 27 anni di Sibari si allontanava da casa senza lasciar tracce e solo il giorno dopo veniva trovato il suo corpo senza vita in un dirupo della gola del Raganello presso Civita. Due gesti tremendi che si sono susseguiti a distanza di pochi chilometri e di poche ore. Come se una maledizione fosse piombata su questo angolo di territorio calabrese fra la Sila e il Pollino. Gesti come questi lasciano profondo sconforto anche in chi non conosceva questi giovani che, ad un certo punto, non trovando più soluzioni possibili al loro disagio hanno trovato nel gesto estremo l’unica terribile conclusione alle loro sofferenze.  

Il giovane sandemetrese, figlio di un noto e stimato medico, ottimo studente del locale liceo classico, doveva affrontare gli esami di maturità, ma non era certamente questo il problema che doveva assillarlo, essendo i suoi voti più che sufficienti eppure, la sua preparazione all’atto conclusivo della sua esistenza è stata minuziosa e precisa. Nei giorni precedenti aveva acquistato una corda sufficientemente robusta, aveva preparato un nodo perfetto che non doveva lasciargli scampo e, purtroppo così è stato. La sera aveva partecipato con altri amici ad una festa di compleanno di un altro giovane del posto e intorno alle due aveva lasciato la compagnia per tornare a casa, nulla aveva lasciato presagire la sua folle volontà. Nessun segnale avevano notato i suoi genitori o gli amici più stretti.

Il giovane sibarita, agricoltore, aveva lasciato l’abitazione in cui viveva con i suoi familiari, come faceva ogni mattina ed aveva assunto l’incombenza di accompagnare la madre in una vicina località, ma non lo fece e da quel momento non fu più visto. A mezzogiorno il padre, che forse presagiva qualcosa, allertava i carabinieri di Cassano che immediatamente, sebbene non fossero trascorse le canoniche 24 ore, iniziavano le ricerche che portarono al ritrovamento della sua auto nei pressi di Civita e, alcune ore dopo, del suo corpo ormai senza vita. Chi lo conosceva lo descrive come un giovane tranquillo che non amava il chiasso ma che sapeva stare in compagnia. Forse la sua psiche era stata colpita da un grave fatto che aveva coinvolto un fratello ed un cugino e non è riuscito a sopportare il peso della vicenda, non lo si saprà mai più.

Resta il fatto sconcertante che due giovani vite sono state spezzate dal male sottile del disagio provocato da situazioni completamente diverse, ma che hanno portato alla stessa terribile conclusione. Fatti del genere lasciano profonda tristezza, ma ci devono far meditare e non farci tralasciare anche il più piccolo segnale di insofferenza dei nostri giovani, è necessario spingerli, con calma, comprensione e disponibilità a parlare, ad aprirsi, a sfogare i loro dubbi e le loro incertezze prima che nella loro mente si insinui il tarlo malefico di autodistruzione.

La società in cui viviamo, che sembra così aperta, in realtà è diventata chiusa, senza dialogo, senza un vero ed autentico scambio estemporaneo di vedute; tutto viene mediato dal telefonino o da internet e la superficialità, a volte evasiva, degli adulti nei confronti dei giovani lasciano questi ultimi senza appiglio, senza, purtroppo, possibilità di speranza, portandoli sempre più ad isolarsi in una solitudine spesso direttamente proporzionale al numero dei "quasi amici" virtuali dei social.

Ai familiari dei due giovani va tutta la nostra partecipazione al terribile dolore che li ha colpiti.

Antonio Michele Cavallaro

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