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MINISTRO TRIA, MISTERO DELLA TRINITÀ

Trinità.jpgAi grandi misteri della fede, che sono, com’è noto, manifestazione della grazia di Dio a noi poveri mortali, il Ministro Tria (nomen omen) ne ha aggiunti altri, quali arcane celebrazioni della grazia del governo a noi ignoranti cittadini.

Tre appunto:

  1. Continuare a ridurre il debito pubblico (che, riducendo, riducendo, ha sforato il nuovo record di 2.300 miliardi).
  2. Ridurre il debito pubblico aumentandolo con la flessibilità (cioè con altro debito).
  3. Realizzare investimenti pubblici (gnam, gnam) in debito, senza conteggiarli nel debito pubblico.

Trattandosi di una questione di fede essi vanno ingoiati così, sic et simpliciter, perché qualsiasi spiegazione sarebbe una contraddizione in termini.

Naturalmente, come nel contesto religioso, essi sono inseriti in più ampi ed imperscrutabili enigmi.

Come, ad esempio, si possano nominare in sequenza Ministri con analoga preparazione al teatro dell’assurdo, senza che nessuno sollevi la pur minima obiezione.

Come, tanto per dirne un altro, la lingua italiana, derivata dall’altrettanto chiara ed esaustiva lingua Latina, possa prevedere la definizione di “investimento”, cioè una spesa tesa ad ottenere maggiori ritorni economici, applicata alla realizzazione di opere notoriamente preventivate al doppio di quelle europee, fatte male, e che, non solo non hanno mai prodotto ritorni di sorta, ma anzi hanno costruito, con assidua caparbietà, tenace accanimento ed infinita perseveranza, uno dei più grandi buchi di bilancio del pianeta terra.

E, mistero nel mistero, questa voragine debitoria finisce per essere essa stessa “produttiva”, infatti crea un’elargizione di un’ottantina di miliardi l’anno d’interessi, gustosamente pappati da banche ed investitori.

Chiudiamo definendo l’impenetrabile finale Mistero Glorioso: quello di come una nazione che ha dato i natali ai più grandi pensatori, scienziati, artisti e scrittori della storia dell’uomo, sia riuscita a consegnare la sua guida ad una tale sconfinata marmaglia d’incapaci.

Dio misericordioso: ora pro nobis.

 

Maurizio Silenzi Viselli

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