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Una lettera di Franco Fusca alla sua professoressa

Fusca 1.jpgQualche giorno fa ho rievocato la scomparsa del carissimo amico, poeta e scrittore che ci ha lasciati il 30 giugno del 2016, Franco Fusca. Il ricordo che ho pubblicato sulla mia pagina di facebook ha suscitato diversi commenti, fra i tanti, ne ho ricevuto uno da un altro caro e affettuoso amico, Ciccio Doni, il quale ha allegato una lettera che Franco aveva indirizzato alla sua signora prof.ssa Emma Samengo, sua insegnante ai tempi della frequenza all’Istituto Magistrale di Cassano. Una lettera che racconta episodi particolarmente interessanti della carriera scolastica di Franco Fusca. Ho chiesto se potevo rendere partecipi i visitatori del sito che gestisco almeno di alcuni passi del testo e ricevuta risposta affermativa ecco quanto Franco scrisse nel mese di maggio del 2012.

NB: Fusca frequentò l’Istituto Magistrale di Cassano negli anni ’60.

LA SCUOLA E LE SUE… EPOCHE

- miserie d’altri tempi e, ahimé!, anche dei nostri… -

Caro Ciccio, cara Emma SAMENGO,

lo so bene che Emma è stata, sei stata, mia docente di Lettere negli anni Sessanta, presso l'Istituto magistrale di Cassano all’Ionio, che io frequentavo.

Dopo il primo anno, inquieto e terribile, in cui fui rimandato in non so quante materie; per fortuna, al secondo anno cambiò il docente di Lettere e   -miracolosamente, per me e per alcuni altri -  arrivasti Tu, cara Emma. E ci salvammo.

Il docente d'Italiano, piccolo mediocre ignorante meschino, era solito dire, nel corso del primo anno, chiedendo, a noi studenti: - Tuo padre che lavoro fa? E ognuno di noi rispondeva: - Il contadino, il muratore, l'emigrante, il macellaio, l'avvocato, ...

E lui, infelicemente: - E allora (a me, per esempio), Fusca, perché non vai a fare il muratore. Non è cosa la tua, la Scuola. Non sai scrivere, non sai parlare, … Fai il muratore - diceva convinto e cattivo, invece d’incoraggiare a studiare - è un mestiere bello, porti i soldi a casa, aiuti la famiglia...

Potete intuire come mi sentivo io. E come si sentivano gli altri, a cui diceva, convinto nella sua insignificanza e pochezza di docente e, soprattutto, d'uomo, le stesse cose. Tranne quando arrivava al figlio di... avvocato. Allora la musica cambiava. Diceva: -Tu devi studiare, devi diventare come tuo padre, fare l’avvocato è importante, ...

Molti giovani del gruppo di Spezzano Albanese e degli altri paesi ascoltarono le parole del... mago della Psicologia e, prima, della Pedagogia... lasciarono la Scuola. Si persero. Francesco divenne macellaio come il padre; Mario emigrò come il padre e i fratelli; Antonio fece il contadino come il padre; ...

Io mi salvai, cara Emma. Grazie a Te, soprattutto.

Prima di Natale, di quel secondo magistrale, assegnasti un tema in classe riguardante il V Canto dell'Inferno. La storia d'amore di Paolo e Francesca. Tu, probabilmente, non ricordi... È normale! Insomma, per non farla lunga (e ho ancora, al pensiero, dopo decine di anni di successi personali e sociali, tanta voglia rabbia sdegno di… farla lunga, ma non lo farò, (per l'amor di Dio e dei suoi Angeli che ci proteggono!) mi desti un sette, per forma e contenuto. Un sette di cui ignoravo l'esistenza del numero, considerando il tre stabile del primo anno, in Italiano, come un incubo…

E sì, perché al primo compito… l'eroe mi diede un tre che, per tutto l'anno, fu sempre quello, monotonamente lo stesso. E qui si addensano la tristezza e l’amarezza. Perché? Perché se avessi avuto, negli altri compiti, due, quattro, uno, … poteva pure passare. Ma, il tre stabile immobile roccioso dichiarava, a furor di popolo, anche a noi ragazzi non smaliziati, che i compiti non li leggeva…

        Tu dicesti, cara Professoressa Samengo, quando portasti i compiti corretti in classe, con il favoloso sette: -Fusca, tu hai copiato. Io troverò il testo. Perché mi pare di avere già letto le cose che hai scritto…

        Io rimasi male, malissimo, a quelle parole. Perché non avevo copiato nulla e ben lo sapevo. E poi, Tu eri severa, ci controllavi a vista…

        Dopo qualche giorno di sconforto, intuii d’un tratto, che la Tua valutazione, in quei termini, era la cosa più importante che mi poteva capitare. Difatti, a Scuola Te lo dissi e Ti ringraziai.

“Cara professoressa, lei non troverà mai il testo da cui ho copiato, perché è mio, originale! Lei non sa quanto valore hanno per me le Sue parole…”

Cosa pensasti Tu, ovviamente, non l’ho mai saputo. Certo è che i miei voti in italiano, erano diversamente positivi, per il secondo anno e per gli altri, sino all’esame di Stato.

E ce l’ho fatta. Perché Tu mi hai dato fiducia e io ho avuto fiducia in Te. E in me.

Considerazioni finali. Con la… speranza di non averVi stancati.

Ho affrontato e vinto il concorso magistrale subito e ho insegnato. Ho fatto il concorso direttivo, a Roma, e l’ho vinto, subito. Ho fatto il concorso ispettivo, a Roma, e l’ho vinto subito. Sono stato uno dei più giovani capi d’Istituto d’Italia, così come sono stato uno dei più giovani Ispettori d’Italia. E non si tratta di concorsi, come è noto, per i quali si va avanti per… raccomandazioni, comparaggi, a umma a umma, … Altro che… i presagi nefasti del mago… Zurlì! Non ci fu mai forse, sulla Terra, cieco più cieco… Comunque: Sic transit gloria mundi. Amen!

        Insomma, cara Emma, io Ti devo molto: questo è il mio pensiero odierno e ‘antico’, e il mio vissuto. E parlo di Te a voce alta, quando è opportuno, in ogni luogo d’Italia e della Terra, sempre positivamente, come modello umano di docenza qualitativa scientifica colta civile…

La grande Scuola e la grande Pedagogia, a mio umile e modesto parere, passano per la professionalità competente dei migliori docenti del nostro, oggi, martoriato calpestato ridicolo Paese e della sua Scuola italiana – Scuola europea. Docenti che, senza studiare la Psicologia dell’età evolutiva, ce l’hanno già nel sangue. Come hanno nel sangue la grande Didattica. E Tu sei stata e sei Maestra, cara Emma, in questo. Senza ombra di dubbio!

Grazie! Auguri di buona salute e di soddisfazioni sociali, vostro

                                                                                            Francesco FUSCA

Cosa potrei aggiungere dell’amico scomparso, che era generoso, umile, disponibile, sempre pronto a dare una mano. In due parole “mi manca”.

Ma non posso esimermi dall’esprimere tutta la mia ammirazione per la prof.ssa Samengo, che, purtroppo, non ho avuto come insegnante, e che ha saputo intuire le potenzialità di quello studente. Grazie Emma, per tutti i giovani a cui hai insegnato a crescere e a credere in se stessi, sono fiero ed orgoglioso di averti conosciuta ed essere da te considerato “amico”.

Tonino Cavallaro

foto: dal nostro archivio scattata a gennaio del 2009

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