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Un libro sulla resistenza del Sud contro gli invasori

massacro lauria.jpgMi capita talvolta di acquistare libri che mi incuriosiscono e che magari poi finisco per deporre in un cantuccio del mio disordinatissimo "studiolo" dimenticandomene. Prima o poi succede che ricompaiono quasi all'improvviso come se volessero rimproverarmi per non averli letti. E' il caso di un volumetto (il diminutivo non è riduttivo) di 90 pagine che racconta dell'eroica resistenza di un paese della Basilicata - Lauria - all'occupazione napoleonica del 1806. Il popolo tutto, dai più poveri ai ricchi possidenti, al suono delle campane, si mosse in armi e riuscì a bloccare lo strapotente esercito francese per diversi giorni, fino a quando giunsero i cannoni e solo con quelli, distruggendo quasi completamente l'intero abitato e massacrando buona parte degli insorti, riuscì a passare oltre e a dilagare successivamente anche in Calabria. 

L'autore Antonio Boccia è avvocato di Napoli, cultore della storia del Sud di cui si parla e si scrive molto negli ultimi tempi, spesso, però, con improvvisazione e senza o pochi riferimenti bibliografici documentati. Al libro "Massacro a Lauria" pubblicato da una piccola casa editrice napoletana, "Il Giglio", l'autore ha dedicato una ricerca puntigliosa sulla base di documenti ufficiali conservati per lo più presso l'Archivio di Stato di Napoli. Ovviamente l'ho letto quasi d'un fiato e nel consigliarlo a voi cari amici del web, mi piace ricordare un brano della prefazione di Gennaro De Crescenzo che può valere per tutti noi meridionali e calabresi in particolare:

<< "Siamo tutti Laurioti", verrebbe voglia di dire, perché la storia di Lauria é la nostra storia. E' la storia che ci manca da duecento anni, é la storia della nostre radici, di quelle radici di cui abbiamo sempre più bisogno in questi anni di globalizzazioni ed europeizzazioni più o meno dilaganti e forzate. E' la storia dei nostri antenati caduti e dimenticati nel 1799, dei "briganti" caduti e dimenticati sotto le baionette piemontesi dopo il 1860, é la storia di quei milioni di meridionali emigrati e altrettanto dimenticati solo dopo l'unificazione italiana e fino a svuotare le nostre città.

L'unica strada che possiamo percorrere per "risarcirli" é proprio quella della memoria storica, in un progetto di cultura "radicata" antico e nuovo allo stesso tempo: queste storie raccontate ai nostri ragazzi avrebbero cambiato il destino della nostra terra.

Queste storie raccontate oggi e domani ai nostri ragazzi cmbieranno il destino del Sud quando avremo classi dirigenti fiere, orgogliose e finalmente degne di rappresentare tutte le vocazioni e le giuste aspirazioni di quelli che furono i grandi Popoli delle Due Sicilie.>>

A.M.Cavallaro

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