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Michele Miani, caro amico e finissimo poeta

Cassano_corso garibaldi_1956 1.jpg(foto: Cassano - Corso Garibaldi 1956) Il mio carissimo amico Michele Miani cassanese doc, anche se da decenni vive in Campania, mi ha spesso onorato e deliziato con l’invio di suoi componimenti poetici straordinariamente legati alla quotidianità del vivere ed a sensazioni antiche suscitate da ricordi d’infanzia che mai lo hanno abbandonato. Molte sue poesie sono state pubblicate sullo storico sito www.sibari.info, alcune di esse hanno avuto migliaia di letture e, ancora oggi, sono rilette e meditate. Michele da diversi mesi non mi mandava più suoi contributi letterari, non solo poesie ma anche osservazioni sempre puntuali sugli accadimenti piccoli e grandi che colpiscono gli osservatori attenti del mondo in cui viviamo. Invano cercavo di rintracciarlo attraverso il suo portatile, non ricevevo risposta, ho anche inviato messaggi sulla sua casella di posta, ma anche qui invano, mi sono quindi risoluto a rintracciarlo in modo alternativo e finalmente sono riuscito a parlargli. Ho saputo così che è stato colpito da una grave malattia, sentire la sua voce mi ha dato grande gioia, pur nel dolore per il suo male. Parlare con un amico buono e sincero come lui che non si vede e non si sente da tanto fa sempre bene all’anima, così è stato per me in quella pur breve conversazione telefonica. Ho cercato, poi, fra i miei libri quelli con le sue poesie che mi ha regalato negli anni e ne ho scelta una da pubblicare che certamente sarà gradita da tutti gli amici che da anni mi seguono nei meandri del Web. La poesia si intitola “Io” ed è autobiografica, come quasi tutti i componimenti poetici che escono dall’anima dei poeti, soffusi di “vibrazioni emozionali”, così come il titolo della raccolta di cui fa parte. Vi prego di leggerla, lentamente, pensando magari alla vostra infanzia, comunque e dovunque vissuta. Buona lettura.

IO

Io nacqui,

Fra i dolori di parto,

travagliato, lungo.

Io crebbi

accarezzato, vezzeggiato,

sino a morte di mia madre.

Poi, raccolsi l’esperienza

che, donna vecchia di mille anni

versava, sulla mia giovane pelle.

Vissi selvaggio.

Uccello, libero, volai tra zolle

fumanti al colpo delle zappe.

Dopo,

persi libertà, piume,

tra mura di pietre ingabbiato,

nudo invano, resistetti al maglio,

che sagomava menti

cancellando le memorie.

Adulto,

frenato dal lacciuoli

studi, religione,

doveri, limiti, divieti,

morii all’equinozio di settembre.

Sotto monti di detriti,

macerai lo spirito,

maturai nell’animo.

A primavera rinacqui.

Gustavo il profumo dei fiori,

sentivo nuovo il richiamo d’amore,

grande la voglia d’azzurro,

dicevo, privo dei limiti dell’orizzonte.

Ma eterno, un ritornello antico,

vecchio, e già sentito,

martellava novello il capo.

Domande,

quante domande!

L’io introverso,

analizzava il tempo,

La memoria, l’animo.

Tanti, tremolanti dubbi,

sorgevano lacerando lo spirito

istante dopo istante,

infinite domande, più delle stelle.

Miani.jpgMichele Miani in una foto giovanile

 

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