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La Calabria di Cesare Malpica - Libro

libro Malpica.jpgMartedì, 6 giugno prossimo, nel Teatro Comunale di Cassano All’Ionio, alle ore18,00, il Vescovo di Cassano, Mons. Francesco Savino e l’antropologo prof. Ottavio Cavalcanti presenteranno l’ultimo libro di Leonardo R. Alario La Calabria di Cesare Malpica, edito dall’editrice Il Coscile. Introdurrà e coordinerà i lavori il prof. Battista Alario, docente di Storia e Filosofia nei Licei. Le letture interpretative saranno affidate alla giovane Maria Rosaria Arcidiacono. Interverranno il Sindaco di Cassano Gianni Papasso e l’Assessore alla Cultura, Rossella Iuele, gli editori Mimmo Sancineto e Isabella Laudadio.

 L’autore del volume, riccamente illustrato e denso di contenuti, vera finestra spalancata sulla nostra Calabria, dei cui tanti luoghi visitati si citano vicende storiche, personaggi illustri e risorse naturali, così ci illustra le ragioni, che lo hanno indotto a dedicarsi allo studio e alla riproposizione delle impressioni di viaggio di un intellettuale meridionale, di origini calabresi, curioso del mondo e innamorato della sua terra d’origine:

«Quella, che ci è data nei suoi due viaggi nella nostra regione, è la Calabria, che Cesare Malpica vuol farci vedere. Non è quella, che veramente egli vede. La sua è la Calabria da rivelare agli occhi degli altri, da promuovere nel mondo, da riscattare e opporre a quella Calabria tante volte descritta in passato a tinte fosche da non pochi viaggiatori, a quella triste regione da evitare, perché ricettacolo, a dire di molti, di malviventi e di bruti, luogo periglioso senza strade, selvaggio, difficile da percorrere, là dove ogni albergo, se pur si trova, è un lurido letamaio, là dove un palazzo signorile e di bell’aspetto si rivela all’interno sporca abitazione condivisa da uomini e da animali da cortile. Sí, i denigratori hanno esagerato. E nel delirio della maldicenza hanno distolto lo sguardo dal buono e dal bello, da cui pure erano circondati. Qualcuno lo farà anche dopo Malpica, e con accentuato malanimo. La visione etnocentrica della realtà altra genera mostri, specialmente quando si crede di ritrovare l’Olimpo, e ci si trova inopinatamente, invece, nel mezzo dell’inferno.

   Visione mitica della regione, luogo, che ha visto fiorire la grande cultura della Magna Grecia, inaspettata delusione, pregiudizio, conseguente desiderio di denigrare “i selvaggi abitatori” di un luogo incantevole, reso impraticabile e deserto dallo sfruttamento incontrollato della popolazione e dal conseguente spopolamento, e abbandonato alla furia degli elementi, caratterizzano la gran parte delle relazioni dei viaggiatori stranieri, ma anche di alcuni italiani. C’è chi registra con mente sgombra ció che vede, e si chiede chi abbia mai governato una regione ricca di ogni bene, e ridotta a diruto luogo di miseria e di tristezza.

   Ció, che i viaggiatori hanno scritto della Calabria, ci riguarda. Lèggere le loro relazioni ci è utile per riflettere sulle condizioni attuali della Calabria, e su ció che è stato. Chissà che non ci offrano una buona occasione per rimodulare il nostro pensiero sul noi, chiamati a vivere con pienezza il nostro andare, perché non sia solitario, e si faccia, finalmente, viaggio collettivo in piena consapevolezza e secondo un condiviso progetto, su cui rifondare la nostra comune identità.

   Malpica si propone di riabilitare la terra del padre, di rivelarne gli aspetti positivi, esaltarne l’insuperabile bellezza, magnificarne la storia, e ricantarne i miti. Ci parla, infatti, di persone amabili, colte e accoglienti, di panorami mozzafiato, di paesi nitidi e graziosi, di città cariche di storia ragguardevole e in piena espansione, di personaggi illustri, di monumenti insigni, di luoghi, dove mito e bellezza s’incontrano, rendendoli desiderabili. Malpica si fa, cosí, e riesce bene nel suo intento col suo sguardo di uomo innamorato della terra degli avi e col suo stile rigoglioso, il primo promotore turistico della Calabria. Le sue impressioni sono una guida eccellente e ben argomentata, ricca di coloratissime illustrazioni verbali (è dotato di una buona matita, con cui prende appunti durante il suo andare, per darci scorci, eventi e ritratti nitidi e vivi), di inviti allettanti, di letture entusiaste di ogni luogo visitato, di cui ci dà conto con afflato lirico, parlandoci di miti, personaggi, eventi storici vissuti in oniriche visioni. Sta in ció una delle ragioni, da cui sono stato indotto a scegliere Cesare Malpica, col suo tenero e per niente obiettivo “elogio” della Calabria (il giudizio obiettivo non esiste. È solo un’invenzione degli imbonitori), come primo viaggiatore da sottrarre alla dimenticanza. Col tempo, se tempo mi sarà concesso, verranno gli altri insieme ai cronisti e agli storici. Il lavoro, comunque, potrà, dovrà, anzi, esser continuato da altri, perché riscoprire, conoscere, trasmettere la nostra storia è dovere di ognuno, ben sapendo che ognuno deve rendersi utile per realizzare insieme un comune progetto, su cui rifondare, ripeto, la nostra vera identità di popolo in cammino.

   «Chi non s’adopera in favore della propria comunità è condannato al silenzio della storia». Lo scrivevo, anni addietro, in un opuscolo stampato in occasione dell’evento d’arte, da me promosso, Incontriamoci in via Mercato.» “

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