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La grammatica questa sconosciuta: i puntini sospensivi...

italiano.jpgDa quando ci sono i cosidetti "social" sul web, si è scatenata la grafomania, finora repressa, di milioni di scrittori e scrittrici, poeti e poetesse (o pseudo tali) che scaricano sulla tastiera dei PC o dei loro smartphone tutto quello che passa loro per la mente, talvolta anche cosette che sarebbe meglio restassero in qualche anfratto nascosto del cervello. Molti hanno poca, anzi pochissima dimestichezza con la grammatica e l'ortografia, ma poco importa, importante è comunicare! Se pensiamo a Manzoni che ha impiegato non ricordo più quanti anni per scrivere i suoi "Promessi Sposi", andando a "risciacquare i panni in Arno", per avere una purezza maggiore della lingua, ci viene da piangere. Ci è capitata sotto gli occhi una noterella della prof.ssa Mariangela Vaglio, simpaticamente ironica,  sull'uso dei famigerati "puntini sospensivi"  spesso usati a vanvera e ve la proponiamo. Buona lettura.

... a cosa servono i puntini di sospensione

Sono solo tre. Non due, non cento. E hanno una funzione ben precisa: quella di sospendere il racconto. Ma in troppi li usano a sproposito

Sono una specie di epidemia. Un morbo che si diffonde e attacca anche chi pensavi ne fosse immune. Diplomati, laureati, gente che ha passato anni e anni nelle aule scolastiche e quindi dovrebbe avere ben chiari i fondamentali per scrivere un testo. Invece no: riempiono i loro scritti di puntini di sospensione al posto di punti o virgole.

I puntini di sospensione, in italiano, si usano quando si vuole lasciare intendere che una lista o un discorso continuano, o meglio potrebbero ancora continuare a lungo, ma l'autore prova un moto di pietà nei confronti dell'uditorio, e mette quindi i puntini per indicare che lascia il resto all'immaginazione del lettore.

Ho comprato ieri pane, latte, verdure, carne, yogurt... e qua pietosamente si tace sulle altre decine di cose che sono finite nel nostro carrello dopo la consueta gita al supermercato.

Altra funzione dei puntini di sospensione è appunto sospendere il racconto tenendo il lettore sul filo. Sono una specie di cartello “to be continued” che viene lasciato alla fine di una frase, di un periodo, o magari anche di un racconto o di un capitolo di romanzo per far intendere al lettore che si tratta di un finale aperto, che qualcosa potrebbe ancora succedere se voltasse la pagina, o che comunque la faccenda non è finita e può riservare ancora sorprese.

“Eh, se ne potrebbero ancora dire di cose...”

Ecco, questi sono i casi in cui si è autorizzati a usare i puntini di sospensione. Invece l'Italia è invasa da una marea di puntini di sospensione incomprensibili. Anzi, ci sono proprio delle tipologie specifiche di seminatori di puntini:

Il puntinatore avaro
I puntini di sospensione sono rigorosamente tre. Ma lui ne mette due. Non si è mai capito se il terzo lo abbia perso in giro o lo nasconda in casa per affrontare momenti di emergenza in cui si trovi senza un punto-a-capo;
    
Il puntinatore prodigo
Ne mette quattro, o anche cinque, o sei, o una fila intera, tanto che quando leggi non capisci se abbia messo volontariamente i puntini o il tasto gli si sia bloccato mentre scriveva, e lui sia rimasto lì ad urlare in preda al panico, chiamando in soccorso qualche tipo di polizia grammaticale;    

Il puntinatore compulsivo
I suoi testi sono semplicemente una scusa per seminare puntini. Li usa per tutto, tanto che abolisce qualsiasi altro segno di punteggiatura. Non esistono per lui più virgole, punti, due punti. Esiste solo un mare di puntini in cui lui naufraga, ma soprattutto fa naufragare il lettore. Senza salvagente.

Se vi riconoscete in qualcuna di queste tre tipologie, tranquilli. Si può smettere. Basta pronunciare a voce alta per un ragionevole numero di giorni: “I puntini sono tre e non si usano al posto del resto della punteggiatura”. È una specie di mantra. Attenzione: perché funzioni va ripetuto ancora, ancora e ancora...

Mariangela Vaglio

(da: Il mondo di Galatea)

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