Questo sito utilizza cookie per garantire il corretto funzionamento delle procedure e migliorare l'esperienza d'uso delle applicazioni. Se vuoi saperne di più o negare il consenso clicca su info. Continuando a navigare o accettando acconsenti all'utilizzo dei cookie.

Canzone di nostalgia perenne (poesia)

petra-castello 031.jpgSilvio,
amico mio carissimo.
La tua voce, di Cassanese a Matera
città dai sassi storici,
é stata melodia per le orecchie mie.
Il tuo parlare, infarcito di paese natale
é rimasto quello di un tempo, di sempre.
Mi chiedi?
Mi chiedi,
se, forse, ho dimenticato Cassano.
Mi chiedi di parlare di Cassano.

Io continuo a parlare di questo mio paese
l’ho scritto, ne scrivo tutt’oggi.
Ne scrivo, le parole hanno il sapore di miele,
di fichi, mandorli o ulivi, di rosse sanguigne ciliege,
succulenti spinosi fichi d’india pungenti.
Vedo immagini di gialle ginestre sul monte.
colorate primavere impazzite,
turbate dagli odori dei campi infioriti
Emozioni.
Emozioni che danno brividi gialli,
bruciano il sangue nelle vene
e stringono la pelle sulle carni.

Mi ricordo un ragazzo bambino,
scapigliati capelli, il colore di bronzo
sul viso ribelle, occhi vivaci
vagavano liberi alla ricerca
di nuove scoperte correndo
pei campi, nel fiume a gara con l’acqua,
pei terreni di Santa Venere selvaggio,
intrepido nella bassa boscaglia della costa.

Come me v’erano tanti
compagni d’infanzia amici per sempre
le scarpe distrutte colpendo
pietre, sterpaglie, dal tanto cammino
sui sentieri delle mulattiere.

Rivedo nello specchio del tempo
le case poggiate sui sassi,
la torre Milone, i due contrapposti ruderi,
il campanile ripieno di mattoni di fuoco
dei nostri calanchi d’argilla.
Rivedo… gli stretti passaggi
vicoli storti, contorti tra muri
vecchi di secoli, impregnati di storia.
Il lungo sconosciuto, cavernoso antro,
neolitica grotta dell’angelo.
La piazza, la chiesa di tutti,
il corso, i gironi,
Paglialonga, e gli altri rioni
tra i quali vi è sant’Agostino
ove mi diede la luce la madre.
Rione Castore e Pollice mi vide crescere,
in libera analisi la voglia di conoscere.

Rimiro la stazione i binari dal passo ridotto,
il piccolo treno fumante arrancante
sulla cremagliera in salita.
La corta vettura che tutti sballottava
con rumore di motore e ferraglia.
Il fiume Eiano, gli orti rubati
ora destra ora a manca dalle acque,
che tumultuose, corrono a valle.
Le coste tagliate da rivoli d’acqua,
scrostate da zappe argentate bicorna,
raschiate da vomeri umani con mani, con unghie.
Le grotte, le tane di volpi, di lupi, di lepre
rifugi di briganti e banditi.
La vecchia dimora ad arcate della Catena.

Ricorderai tu amico paesano
la fiera, le feste, le sagre
i tanti momenti di gioia comune.
Le nenie, i lamenti in coro cantati
ora al centro, ora al fianco
delle lunghe, interminabili processioni.
I canti delle mietitrici pei campi di grano.
Stornelli campestri d’amore, e d’odio stizzito
a ritmo seguivano nei battiti
gli zoccoli di bai cavalli sull’aie.
La raccolta dei fichi ed altre primizie.
La vendemmia dell’uva, i cesti ripieni,
le bocche odorose, le labbra carnose
bagnate dai succhi di chicchi schiacciati
tra bianchi filari di denti ridenti.

Silvio,
Sali sul picco più alto
ascolterai il vento dell’Est
tra i rami dei pioppi giganti,
delle foglie dei ricchi grandi oleandri.
Gira attorno al tuo corpo.
Vedranno i tuoi occhi il mitico
mare di Sibari, favola vera,
di uomini greci venuti da oltre la linea comune,
ove si fondono in uno
l’azzurro del mare e l’azzurro del cielo.
Vedranno le rovinose fiumare sassose,
della piana il Crati paludoso fiume,
le distese verde bottiglia degli uliveti,
il giallo oro delle spighe dei campi di grano,
l’ocra delle terre arse dal sole d’agosto.
Piante di vite, foglie pendule dai rami di fichi.
Grappoli d’uva dalle trasparenze solare,
infiniti spinosi selvaggi gruppi di fichi d’india.
Nelle notte d’estate il celeste del cielo
virato in buia coperta trapunta di stelle
su sfondo velluto colorato blu infinito.
Godrai delle nuvole nere,
dei fulmini e di mille saette che giù al paese
cadranno con piogge battenti, su strade, su selci
su uomini coperti da povere palandrane.

Se, t’affacci dal monte
o dai due macigni giganti,
tu vedi i tetti caldi, fumanti,
senti l’eco delle voci di casa.
Puoi capire, dal timbro dal suono
i sentimenti, gli umori, le parole d’amore.
Puoi udire e comprendere
le misere vita degli agresti villani,
che vivono ancora a Cassano.
Tu odi, il prete, i nobili e dotti paesani
i ricchi terrieri i quali da sempre
sono amati e odiati padroni.

La mia nostalgia è perenne.
Rivivo momenti speciali.
I piedi in alcuni canali.
I passaggi su pietre sentieri sulle acque
ponti di gioie infantili.
Le trote, i granchi nelle “conghe”
i mille girini, i rospi, le rane,
le mani nelle acque, nel fango,
plastiche forme nella creta delle rive del fiume.
Ho nell’orecchie incessante, stridente
cicale, friniscono dai pali d’inutili arrugginiti recinti.

La mia nostalgia vuol dire amacord.
Il primo timoroso sguardo d’amore,
La prima unica fiamma nel cuore
Maria, ricordo, ancora oggi il suo nome,
il sorriso, gli occhi di fuoco,
i capelli ricciuti neri corvini.
Poi, dopo gli amori travagliati, nascosti
amori dalla voglia di sesso
appagato nell’alto frumento,
in stanze ove olezzava acre,
acido il sudore delle pelli.

La mia nostalgia mi spinge a parlare,
mi costringe a vedere, a guardare il passato,
a ricordare i volti a me cari.
Li scopro ogni volta accanto alle croci
nelle foto di nicchia andando nel campo dei morti.
Morti un tempo, ed ancor oggi, tremanti dal freddo
che il vento spinge con forza
nelle vecchie fessure dei muri.

Silvio tu, amico....
La tua richiesta mi duole alla mente,
mi duole ove sta il cuore,
mi rode profondo nell’animo.
Abbiamo ambedue già pianto nel cuore
quando varcammo il confine del nostro paese
guardandoci indietro, velato l’ultimo tetto,
l’ultima croce alta, infitta nella pietra.
Oggi il ricordo è amaro, é acido fiele
sia tu stia lontano o, sia tu rivedi attorni le case.
E’ acido fiele Cassano quando lo pensi.
E’ acido fiele quando ritorni, subito pronto
con la mente delusa, con il piede rialzato
al passo di una nuova, immediata,
necessaria, voluta partenza.

Cassano! Cassano!
Cassano paese mio
la poesia, il canto che prorompe
dalla gola, io vagabondo, giramondo menestrello,
lo dedico ai tanti miei paesani emigranti dispersi
a Milano, a Torino su al Nord d’Italia.
In Svizzera, in Francia o Germania,
in tanti altri paesi freddi del Nord.

Cassano, Cassano,
Cassano paese mio!
Io t’amo, fortemente ti amo.
Vorrei guardare il tuo cielo stellato
dai vicoli, dalle terre riarse,
spiare, seguire la luna dagli uliveti
tra gli odori di mille aranceti.

Cassano! Cassano!
Fortemente, maleodorante
ritorna continua la nostalgia.

Michele Miani

Ultime Notizie

"Le previsioni presenti in questo sito non vogliono istigare al gioco del lotto, chi lo fa si assume tutte le responsabilità...
Il 14 ottobre scorso il noto giornale online "Iacchité" che ha sede in Cosenza, ha pubblicato un articolo contenente pesanti...
Il 10 ottobre nella Basilica di San Pietro in Roma, il Santo Padre Francesco ha celebrato la Santa Messa per...
Al Salone del Libro di Torino, Cassano è presente con l'editore Giovanni Spedicati titolare de "La Mongolfiera". Spulciando tra gli...
Nella nostra rubrichetta di musica oggi ci occupiamo di un personaggio del XX sec. che ha influenzato il pensiero filosofico...

Please publish modules in offcanvas position.