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La morte: un affare

morte-fortuna.jpgLa morte ha anche aspetti positivi, almeno per alcuni.

In certi casi lo è pure per lo stesso caro estinto. Basti pensare al soldato dell’Isis il quale, convinto del fatto che il Paradiso non può attendere, cerca d’infilarcisi trascinando all’inferno (sua certezza) quanti più possibili infedeli.

Qualcuno degli scomparsi farebbe un affare, almeno a stare al suggerimento che mi dà la Macrì (le avevo anticipato il titolo), perché oberato di debiti e cambiali oltre misura: con la sua dipartita avrebbe l’occasione di lasciare a becco asciutto tutti i famelici creditori.

Ma pensate alle moltitudini che campano sulla morte.

Becchini che vedono la morte degli altri come un incremento al loro fatturato. Ma anche cassamortari e marmisti, dediti alla dignitosa, o prestigiosa, nuova dimora del defunto.

Anche gli imbalsamatori sono tornati alla ribalta come nell’antico Egitto; trapassati in odore di santità, vengono, una volta imbellettati al silicone, trascinati in giro, con teche di cristallo, per la devozione dei fedeli.

Anche per quelli che non si rassegnano a sparire per sempre, c’è una costosa soluzione: quella di chi gli propone una sana surgelazione; come per i pisellini Findus. Basterà avere fondi sufficienti per l’affitto perenne del surgelatore: un lontano domani, brodettati in acqua calda, potranno tornare, anche se un po’ scipiti ed incriccati, in questa valle di lacrime, alla loro inutilità sospesa.

Per i soggetti geniali (pochi in verità), lo schiattare è una vera pacchia: tempo una cinquantina d’anni e tutti si sbracceranno a scoprire la propria stessa intelligenza, nell’aver compreso la loro. Affarone alla memoria.

Soluzioni pure per i morti viventi, in coma irreversibile, essi, purché finanziati, troveranno premurosi addetti alla loro esistenza in morte. Se siete dei poracci no, vi staccheranno la spina prima ancora che scenda la sera.

Ultimamente la schiera di beneficiati dalla triste commare si è ampliata;

fabbricanti di moccoli ad esempio: non c’è morte ingiusta (come se ce ne fosse una giusta) che non sia sottolineata, vendicata ed esorcizzata con una bella fiaccolata in piazza.

Per non parlare dei fiorai, già fornitori di profumati mazzetti tombali; oggi hanno trovato incremento alle vendite nel fornire materiale da accumulare sul posto dove lo sciagurato di turno è salito al cielo.

Avere un ingiusto morto in famiglia, nel passato creava solo tristezza nei congiunti. Oggi può servire a percorrere rapide carriere parlamentari. Padri, madri, sorelle e cugini di primo grado, spesso brandendo gigantografie del defunto, si elevano alle glorie senatoriali.

Anche la Mafia, la ‘Ndrangheta e la Camorra utilizzano la morte come meccanismo promozionale (la pubblicità, si sa, è l’anima del commercio); l’ucciso serve ad educare i restanti all’obbedienza: “Vedi cosa ti può succedere?”. Sottintendono efficacemente con un ghigno.

Anche la politica pesca a piene mani nel pozzo della morte.

La posa di lapidi commemorative è operazione corrente della professione politica. Così come l’ordinare un minuto di silenzio (in genere scontato a venti secondi) esprime quella sensibilità sconosciuta nelle restanti giornate dell’anno, tutte impiegate a calpestarla (ma lì non ci sono telecamere accese).

Come non ricordare un’altra morte affaristica? Quella dell’intelligenza, della logica e della cultura, che ha permesso a tante cime di rapa (a Roma, sinteticamente, broccoletti), di assurgere al titolo di Accademico. Essi officiano impettiti la farsa di una messa di requiem della nazione.

Per tutti gli altri, morti, “giustamente”, di fame, la scomparsa non è un affare per nessuno, se non per chi declama, con voce profonda ed angosciata, la stessa usata per esaltare l’ultimo modello di auto, che si parcheggia da sola nell’introvabile normale parcheggio (per quello in seconda fila ci pensate da soli), e vi comunica a viva voce quant’è cretino il compagno che vi siete scelti, declama, dicevamo, in spot strappalacrime da centomila euro al minuto, che inviando due euro al mese avreste potuto, o potreste, salvarli. Sempre avreste o potreste…

Nel promesso giorno della Risurrezione credo che ci saranno numerosi battibecchi polemici, visto che i morti non li hanno nemmeno lasciati requiescere in pace.

Maurizio Silenzi Viselli

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