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10 Agosto anniversario dell'Arena di Verona

arena_verona.jpgLa domanda che mi chiesi quando per la prima volta, molti decenni fa, mi trovai al cospetto dell’Arena di Verona, il grande anfiteatro romano, costruito presumibilmente in epoca augustea quindi 2000 anni fa circa, fu questa: "come e quando divenne il tempio della lirica italiana? Di seguito, l'amico Luigi Maffeo mi ha illuminato, a distanza di parecchio tempo, con questa breve nota nella ricorrenza della prima rappresentazione dell'Aida. (A.M.Cavallaro)

Tutto nacque il 10 agosto del 1913, quando grazie alla sinergia tra il tenore Giovanni Zenatello e l’impresario teatrale Ottone Rovato, andò in scena all’Arena di Verona la prima opera lirica della storia di questo meraviglioso anfiteatro romano, una spettacolare edizione di Aida diretta da Tullio Serafin e rappresentata in occasione delle numerose celebrazioni per il centenario della nascita di Giuseppe Verdi (1813-1901).

Ecco il cast: Aida: Ester Mazzoleni, Amneris: Maria Gay, Radames: Giovanni Zenatello, Ramfis: Mansueto Gaudio, Amonasro: Giuseppe Danise. La figlia di Zenatello racconta: "Mio padre era seduto a un tavolino del Lowenbrau con i suoi amici musicisti e parlavano di musica, di opera lirica e di Giuseppe Verdi. A un tratto mio padre addita l'Arena e con accento di trionfo dice: Ecco, questo è il teatro che io cerco. Qui si potrebbero fare delle rappresentazioni uniche al mondo. Il problema è quello dell'acustica. Si sentirà l'orchestra? E la voce non si perderà in tanto spazio?". Il gruppo decide di entrare nell'anfiteatro: Zenatello sale fino al podio… gli altri salgono dalla parte opposta, per verificare l'acustica. Zenatello intona “Celeste Aida” e la sua voce risuona nell'aria. Si sente. Si può fare. Si sceglie Aida perché è una grande opera perfettamente in sintonia con la colossale architettura dell'Arena. È sempre la figlia di Zenatello che ci racconta: "Mio padre finanziò l'impresa. Tullio Serafin si diede da fare per scegliere gli interpreti e per formare l'orchestra. Ferruccio Cusinati pensò alle masse e ai cori. Ad Ottone Rovato fu affidato il compito di impresario. Per la scenografia venne scelto un altro amico, Ettore Fagiuoli". Così un manipolo di amici in un mese e mezzo fece nascere uno spettacolo grandioso: 120 professori d'orchestra, 180 coristi d'ambo i sessi, 36 ballerine, 40 ragazzi, 280 comparse, 50 corifee, 12 trombettieri, banda sul palcoscenico, trombe egiziane, 30 cavalli, buoi. Scrissero i giornali dell'epoca: Francamente siamo convinti che mai si sia raggiunta, in nessun teatro al mondo, la meravigliosa potenza d'effetti che si ottenne iersera nella nostra Arena.

a cura di Luigi Maffeo

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