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Corrado (M5S). Sanità Calabrese poco collaborativa

corrado mrgheritaQuando si dice FARE RETE

Colgo l’occasione della pubblicazione da parte di AIRTUM del report “I tumori in Italia. Trend 2003-2014”, documento che allego e di cui consiglio la lettura, per attirare l’attenzione su un’eccellenza dell’Ospedale di Crotone: l’U.O.C. di Anatomia Patologica e Citopatologia. Conosco personalmente il dott. Tallarigo, che la dirige, e ho visitato gli spazi decorosi ma angusti in cui lavorano con lui le circa 15 persone, tra medici, biologi e altri operatori, che svolgono i compiti di quella struttura, potendo contare su macchinari d’avanguardia. I LEA (livelli essenziali di assistenza) qui sono rispettati e, grazie all’impegno di tutti, gli esiti degli esami che svelano anche in fase molto iniziale le patologie tumorali, per citare uno dei compiti principali dell’U.O.C., vengono forniti ai pazienti nei tempi previsti e con la necessaria precisione.

Non ne scrivo solo per riconoscere a questi professionisti i meriti che sanno bene di avere. Lo faccio per segnalare a chi non lo sapesse che il dott. Tallarigo è anche il responsabile regionale del Registro Mesoteliomi. Per questa ragione un piccolo ufficio, all’interno del reparto, è destinato proprio all’operatore e all’archivio che raccoglie le segnalazioni dei casi incidenti di una neoplasia legata soprattutto ad ambienti di lavoro in cui, specie in passato, il contatto con le fibre di amianto è stato quotidiano. Si dovrebbe, grazie a ciò, avere il polso della situazione calabrese, fermo restando che Reggio, per la presenza delle officine ferroviarie (O.ME.CA), è la città che soffre della maggiore incidenza della suddetta patologia. E invece no. Gli ospedali reggini, ma anche alcuni dei maggiori nosocomi degli altri capoluoghi calabresi, non inviano le cartelle cliniche dei loro pazienti all’ospedale di Crotone. Ne arrivano regolarmente da tutta Italia, poiché la migrazione sanitaria dalla Calabria verso il Centro e Nord Italia è fenomeno ben noto, ma non da Reggio, Catanzaro ecc., nonostante la breve distanza. Il deficit sanitario non ha a che fare con questa omissione, tutta imputabile alla scarsa considerazione di cui, spiace e turba doverlo dire, gode questo tipo di attività presso gli stessi dirigenti delle ASP. Se non importa a loro, e dunque non sollecitano ai responsabili dei reparti la trasmissione dei dati, le cartelle cliniche restano dove vengono compilate e l’affidabilità dello screening è compromessa. Soldi, professionalità e impegno buttati al vento per l’incapacità o meglio la mancata volontà di fare rete.

La nuova Sanità calabrese non può permettersi questi comportamenti. Ne va della salute di tutti.

Margherita Corrado (M5S Senato)

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