Questo sito utilizza cookie per garantire il corretto funzionamento delle procedure e migliorare l'esperienza d'uso delle applicazioni. Se vuoi saperne di più o negare il consenso clicca su info. Continuando a navigare o accettando acconsenti all'utilizzo dei cookie.

Il Collegio di Sant’Adriano raccontato attraverso le sue carte - Intervista a Francesca Solano

libro_solano.jpgLo scorso 3 gennaio, nel suggestivo teatro dello storico Collegio di Sant’Adriano di San Demetrio Corone, hoavuto il piacere di assistere alla presentazione del libro “L’archivio di un’anima Culturale e spirituale” scritto da una mia cara e stimata amica, la dott.ssa Maria Francesca Solano, basato sulle ricerche documentarie da lei effettuate nelle stanze del secolare convitto.

Nel corso degli anni Maria Francesca mi è stata spesso di grande aiuto quando accompagnavo gruppi di visitatori alla scoperta dei luoghi più interessanti di San Demetrio Corone e dei paesi arbëreshë del territorio. Ci conosciamo da tempo, ma fin dal nostro primo incontro avevo colto in lei qualità non comuni in chi si occupa di cultura locale: competenza, passione autentica e un profondo amore per la propria terra.

Il suo modo di raccontare la storia — mai cattedratico, sempre garbato e coinvolgente — ha saputo suscitare attenzione e curiosità non solo in me, ma anche nei tanti ospiti che ho accompagnato negli anni. A colpirmi, oltre alla preparazione, è sempre stata la sua naturale modestia, capace di creare empatia immediata.

Non potevo dunque mancare alla presentazione del suo primo libro. Anche se, per le mie ormai note difficoltà negli spostamenti, non sono riuscito a trattenermi a lungo, nei giorni successivi ci siamo sentiti e le ho chiesto di rispondere ad alcune domande per i lettori di infosibari.it, così da far conoscere anche a chi vive lontano dal nostro territorio il valore culturale — certamente di rilievo nazionale — del suo lavoro.

Di seguito l’intervista.

___________________________________________________________________

 

Francesca, cosa ti ha spinto a frugare tra carte polverose accatastate in vecchi scatoloni? E puoi raccontarci brevemente la storia del Collegio?

La storia del Collegio affonda le sue radici nel Settecento. Nato nel 1732 a San Benedetto Ullano come Collegio “Corsini”, per volontà di papa Clemente XII e del vescovo Felice Samuele Rodotà, aveva l’obiettivo di garantire istruzione gratuita ai giovani arbëreshë cattolici di rito greco, formando sacerdoti e uomini di cultura.

Nel 1794 l’istituzione si trasferì nell’antica badia di Sant’Adriano, fondata da San Nilo, assumendo il nome di Reale Collegio Italo-Greco di Sant’Adriano, destinato a diventare uno dei più importanti poli culturali del Mezzogiorno.

Nel corso dei secoli il Collegio cambiò più volte volto: Liceo delle Calabrie in età napoleonica, centro di fermento risorgimentale — tanto che Garibaldi premiò gli studenti per il contributo dato all’Unità d’Italia — sede della prima cattedra di Lingua e Letteratura Albanese affidata a Girolamo De Rada, quindi Istituto internazionale e infine Liceo Ginnasio statale.

Tra queste mura si formarono sacerdoti, intellettuali, professionisti e patrioti. Una vera fucina di idee, osservata talvolta con sospetto dai governi più conservatori e definita, non senza ironia, una “fucina di diavoli”.

Il Convitto ha cessato la propria attività nel 1979, ma la sua storia — ne sono convinta — non deve fermarsi.

 

Da qui nasce la decisione di avviare una ricerca sistematica sui materiali d’archivio?

Sì. Dopo aver esplorato ambienti, aule e servizi di una struttura capace di ospitare fino a 180 convittori, era indispensabile disporre di documenti consultabili per ricostruire anche la vita quotidiana dell’istituzione.

 

Qual’è stato l’impatto entrando in quell’archivio?

Al piano superiore del Collegio, per anni, la memoria era rimasta chiusa in due stanze dimenticate: scatoloni accatastati, faldoni sul pavimento, mobili tarlati, odore di muffa e umidità. Un archivio abbandonato al silenzio.

La prima volta che sono entrata ho sentito un colpo al cuore. Registri sparsi, carte sciolte, polvere ovunque. Ho capito subito che, senza un intervento tempestivo, avremmo perso non solo dei documenti, ma la nostra memoria collettiva.

 

Immagino quanto fosse forte il desiderio di scoprire le storie racchiuse in quelle carte.

L’Archivio raccoglieva quasi due secoli di vita del Collegio, dall’Ottocento fino alla chiusura del Convitto nel 1979. Il materiale era però completamente disordinato, segnato dal tempo e dalle infiltrazioni d’acqua.

È iniziato così un lavoro lungo e paziente: separare, pulire, studiare, ricostruire. Ogni registro andava sfogliato pagina per pagina, ogni foglio compreso prima ancora di essere catalogato. Un lavoro tecnico, ma anche profondamente emotivo.

 

Quanta vita emergeva da quei documenti?

Moltissima. Tra quelle carte ingiallite affioravano storie semplici e potenti: certificati di povertà per ottenere l’ammissione gratuita, lettere di genitori preoccupati, richieste di lavoro di mutilati di guerra, domande per una divisa, per un bottone, perfino per un francobollo necessario a scrivere alla madre.

Accanto alla quotidianità comparivano i grandi temi istituzionali: decreti reali, atti amministrativi, affari di culto, corrispondenze ministeriali.

Un mosaico capace di raccontare non solo la storia del Collegio, ma quella di un intero territorio. In quei momenti sembrava di vedere rivivere convittori, istitutori, camerieri e lavandaie: l’edificio tornava a parlare.

 

(FOTO: 1902 - Convitori e docenti)

Come hai organizzato il lavoro e quali obiettivi ti eri prefissata?

Ho seguito criteri archivistici rigorosi: suddivisione in sezioni, ricostruzione delle serie documentarie, ordinamento cronologico e per materia, nuova inventariazione.

Oggi l’Archivio possiede nuovamente una struttura leggibile. Non più caos, ma racconto.

Il mio desiderio è che non resti chiuso: deve diventare uno strumento a disposizione di studiosi, studenti e cittadini. Magari, un giorno, anche online. La memoria ha senso solo se è condivisa.

Sono nata qui. Questo Collegio fa parte della mia storia personale, prima ancora che professionale. Riordinare queste carte è stato come prendermi cura della casa di famiglia.

----------------------------------------------------------------

 

Ho avuto modo di leggere il libro di Francesca Solano e ritengo che l’obiettivo che si era prefissata sia stato pienamente raggiunto: chiunque intenda avviare uno studio sul Collegio di Sant’Adriano potrà ora contare su una base documentaria solida, attendibile e verificabile.

Un’opera di grande utilità culturale, che mi auguro possa rappresentare un esempio per altri, affinché il Collegio e la comunità che gli è cresciuta attorno continuino a essere conosciuti, valorizzati e amati.

Grazie, Maria Francesca, a nome mio e dei lettori di infosibari.it.

Ad majora semper.

Antonio Michele Cavallaro

(Per saperne di più sul collegio di Sant Adriano CLICCARE QUI' )

Foto scattate durante la presentazione del libro:

libro-solano-pres.jpeg

 

libro-solano-pres.1.jpg

La Chiesa e il collegio oggi

 La dott.ssa Solano durante una visita di ospiti della Sybaristour a San Demetrio Corone

solano1.jpg

 

 

 

 

Ultime Notizie

Amerigo Simone non è una scoperta recente, eppure in questa sua ultima opera dedicata a San Gerardo Maiella egli sembra...
Come consigliere comunale di maggioranza ritengo che la segnalazione proveniente da numerosi cittadini, che mi hanno direttamente espresso la loro...
Abbiamo ricevuto il comunicato di Articolo 21 che pubblichiamo in coda. Tutto il contenuto del comunicato è giusto ed esemplare...
Con questa nuova rubrica che presentiamo ai nostri amici “naviganti” del sito, desideriamo avviare un percorso di conoscenza più approfondita...
Il grande e indimenticato Nicola Zitara ipotizzava che l’indipendenza del Sud fosse l'unica possibile soluzione ai problemi economici e sociali...

Please publish modules in offcanvas position.