TU SEI PIETRO E SU QUESTA PIETRA EDIFICHERÒ LA MIA CHIESA
La parola di Papa Leone XIV
DIALOGO DEL SANTO PADRE CON I GIOVANI
VISITA PASTORALE IN FRANCIA
È l’uomo che si perde, dicendo che Dio è morto: se Dio non è con lui, l’uomo non ha più salvezza e smarrisce il senso dell’esistenza, che si riduce a un vicolo cieco o al nulla. Sperimenta invece l’esatto contrario chi dice: “per me, vivere è Cristo”. In Cristo, infatti, noi sappiamo che Dio non è mai indifferente all’uomo! Mediante Gesù, crocifisso e risorto, Egli dà la sua stessa vita, affinché noi viviamo. Ecco allora il modo di annunciare Cristo che unisce coraggio e rispetto: annunciarlo come Vangelo di salvezza, come parola di verità e di vita. Questo Vangelo è buona notizia per tutti, annuncio liberante e regola di vita nuova.
Il Vangelo di Gesù, infatti, non porta al conflitto, ma invita sempre al perdono: mentre illumina il dramma della storia, ci educa alla cura fraterna. L’incontro con Cristo apre al dialogo e prepara alla pace, perché offre a ogni uomo e ogni donna la promessa più grande, che compie ogni desiderio: la promessa della vita eterna. Cari giovani, l’esperienza religiosa di ogni persona esprime questa ricerca di senso che ispira l’anima umana. In Gesù, il Redentore del mondo, Dio si fa trovare parlando «agli uomini come ad amici» (Cost. dogm. Dei Verbum, 2): Egli è la fonte d’acqua viva, la luce nelle tenebre. Nella gioia della fede, dunque, esclamiamo insieme questa sera: per noi, vivere è Cristo! Insieme: per noi vivere è Cristo!
Grazie a Lui possiamo unire lo slancio missionario con l’esperienza di fraternità verso coloro che non credono o che appartengono ad altre tradizioni religiose. Questa fraternità, fatta di ascolto e di stima reciproca, trova le sue radici nell’unità della famiglia umana, che lungo la storia ha espresso la dimensione religiosa come caratteristica vitale di ogni popolo.
Coltivare un legame fraterno con coloro che non condividono la nostra fede contribuisce dunque alla costruzione della società; inoltre può diventare un esercizio di fede e di carità, perché è impossibile testimoniare Cristo senza amare coloro ai quali vogliamo annunciarlo.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,15-21
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo
che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Commento laico al Vangelo del giorno – Matteo 22,15-21
A Cesare le tasse, ma dov'è la giustizia?
«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Duemila anni dopo, queste parole ci pongono una domanda quanto mai attuale: fin dove può spingersi il potere dello Stato e dove comincia il diritto del cittadino a vivere dignitosamente?
Oggi Cesare ha cambiato nome e veste, ma è sempre presente con le sue imposte, le scadenze e gli esattori. Chiede a tutti di pagare, e giustamente, perché una comunità ha bisogno di risorse per garantire servizi e diritti. Ma c'è un particolare che spesso si dimentica: la stessa percentuale d'imposta pesa diversamente sulle tasche di un ricco e su quelle di un pensionato al minimo. Per il primo può essere una rinuncia marginale; per il secondo, la differenza tra arrivare a fine mese e non sapere come fare.
L'uguaglianza delle percentuali, dunque, non garantisce l'uguaglianza dei sacrifici. Non a caso, l'articolo 53 della nostra Costituzione richiama la capacità contributiva e la progressività del sistema tributario.
Ma il problema si aggrava quando chi non riesce a pagare si vede aggiungere al debito iniziale sanzioni e interessi. Il debito cresce, le possibilità di saldarlo diminuiscono e una difficoltà economica rischia di diventare una condanna senza fine.
È giusto perseguire chi evade deliberatamente per interesse, ma è altrettanto giusto distinguere chi non vuole pagare da chi non può farlo. La legge deve valere per tutti, ma la giustizia deve saper riconoscere le differenze.
Che cosa resta allora a chi non ce la fa? Pagare, rinunciando magari al necessario; oppure non pagare, affrontando conseguenze che possono diventare insostenibili. La protesta e la ribellione possono nascere proprio quando il cittadino non vede più alcuna via d'uscita.
Gesù non ci offre una soluzione fiscale, ma le sue parole ci invitano a riflettere sui limiti del potere. A Cesare spettano le imposte dovute, ma gli spetta anche il dovere di esercitare la propria autorità con equità e responsabilità. Uno Stato giusto non è quello che riscuote a ogni costo, ma quello che sa distinguere l'evasione dall'indigenza e non sacrifica la dignità umana sull'altare della riscossione.
E Dio? Per chi crede, rappresenta anche la speranza di una giustizia superiore; per chi non crede, la giustizia trova fondamento nella coscienza, nella solidarietà e nei diritti riconosciuti dalla Costituzione. Ma non possiamo delegare all'aldilà la soluzione delle ingiustizie che si consumano nell'aldiquà.
Cesare è qui, con i suoi esattori e le sue scadenze. La giustizia, invece, non può essere soltanto una promessa futura.
Ecco, allora, la domanda che il Vangelo lascia aperta alla nostra coscienza laica: se un cittadino è costretto a scegliere tra pagare un debito e conservare il necessario per vivere, dobbiamo interrogarci soltanto sui suoi obblighi o anche sulle responsabilità dello Stato?
A Cesare le tasse, dunque. Ma a Cesare anche il dovere della giustizia. Prima di domandare al cittadino che cosa debba ancora a Cesare, sarebbe il caso di chiedere a Cesare che cosa abbia fatto per meritare il rispetto, la fiducia e il sacrificio dei suoi cittadini.
(Nell'allegato trovate l'opuscolo della Gioventù Ardente Mariana con il Vangelo a Fumetti per i più piccoli)