TU SEI PIETRO E SU QUESTA PIETRA EDIFICHERÒ LA MIA CHIESA
La parola di Papa Leone XIV
VEGLIA CON I GIOVANI IN FRANCIA
MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE
Nella notte, la luce ci appare ancora più eclatante. È così, cari giovani, che abbiamo ascoltato insieme dalle parole di san Paolo. Vogliamo tenerle alte, come fiaccola che rischiara non solo la preghiera di ciascuno, ma tutta la storia della Chiesa. L’Apostolo osserva il suo tempo e accoglie l’ispirazione divina, cioè lo Spirito Santo, che apre sempre prospettive luminose di futuro. Sì, Dio è Signore della storia e, qualsiasi cosa avvenga, la conduce verso la salvezza: in Cristo ogni male ha una fine, proprio perché la fine diventa inizio di vita nuova ed eterna.
Carissimi, per illuminare la nostra epoca e trasformare il presente alla luce dello Spirito, ricordiamoci anzitutto che anche noi, come Timoteo, siamo uomini e donne di Dio. Questa espressione – di Dio – scelta da san Paolo, significa un legame, non un possesso. Chi vive con Dio è libero: libero da tutto ciò che oscura la vita, rendendola vuota e senza senso. Giovani di Francia, portate nel vostro cuore un immenso desiderio di libertà, parola che risuona con forza nella vostra cultura. Qual è dunque la fonte della vera libertà? Gesù ce lo indica chiaramente quando ci dice che è la verità che ci renderà liberi (cfr Gv 8,32); e che la Verità è Lui stesso (cfr Gv 14,6). Ecco, quindi, la fonte della vera libertà: il rapporto vivente con Gesù.
La compagnia del Signore, infatti, dà saggezza ai nostri progetti e bellezza ai desideri che portiamo nel cuore. Dio attraversa come luce la nostra anima, chiamandoci a un rinnovamento permanente, a una conversione che dona pieno senso all’esistenza, perché ci fa attori di una storia che passa dalla confusione alla ricerca della verità, dall’indifferenza all’impegno per la giustizia. San Paolo lo dice con tre verbi, che fanno appello alla nostra libertà: evita, tendi, combatti. L’Apostolo scrive a Timoteo: anzitutto, «evita queste cose», cioè orgoglio, vanità, violenza, avidità (cfr 1Tm 6,4.10). Sono tutti sentimenti che ci afferrano e possiedono. L’egoismo che li caratterizza nasconde una spaventosa solitudine.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,34-40
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Amare Dio o/e aiutare l'uomo?
Riflessione laica sul Vangelo di Matteo (22,34-40)
Devo ammetterlo: trovare una lettura laica di questo brano evangelico non è facile. Gesù mette al primo posto l'amore per Dio, con tutto il cuore, l'anima e la mente. Ma come posso interpretare questo comandamento da laico, senza fingere una fede che non mi appartiene? Preferisco allora soffermarmi sul secondo: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
Qui possiamo sbizzarrirci, perché non occorre credere in Dio per interrogarsi sul rapporto con gli altri. Ma vorrei partire da una distinzione che considero fondamentale: amare non è la stessa cosa che essere solidali. L'amore è un sentimento: posso amare la mia famiglia, i miei amici, una persona che mi è cara. La solidarietà, invece, si misura nei fatti. Posso commuovermi davanti a un anziano che non ha i soldi per fare la spesa, ma se mi limito a compatirlo senza fare nulla, il mio sentimento non gli riempie il frigorifero. Al contrario, posso non conoscere affatto quell'anziano e tuttavia aiutarlo concretamente, senza aspettarmi gratitudine o ricompense.
La differenza essenziale sta in questo: l'amore può fermarsi nelle intenzioni; la solidarietà comincia quando facciamo qualcosa per gli altri. Non si tratta soltanto di gesti individuali: essere solidali significa anche pretendere che una società non abbandoni chi è povero, che un malato possa curarsi, che un lavoratore non venga sfruttato e che un pensionato non sia costretto a scegliere tra pagare una bolletta e comprare da mangiare. In questi casi la solidarietà diventa responsabilità collettiva, giustizia sociale e tutela dei diritti.
Naturalmente, aiutare il prossimo non significa approvare ogni suo comportamento, né rinunciare a giudicare le sue azioni. Posso soccorrere una persona in difficoltà senza condividere le sue idee; posso persino oppormi a qualcuno quando il suo comportamento danneggia gli altri. La solidarietà non richiede di amare tutti, ma di riconoscere a tutti una dignità che non dipende dalla simpatia che proviamo.
Questo é il motivo per cui, da laico, non sento il bisogno di ricorrere a una promessa di paradiso o al timore dell'inferno per trovare una ragione per aiutare chi soffre. Mi basta riconoscere che la condizione umana ci accomuna e che ciò che oggi accade a un altro domani potrebbe accadere a me.
Rimane, tuttavia, una contraddizione: da duemila anni il comandamento dell'amore viene proclamato, ma guerre, persecuzioni, sfruttamento e disuguaglianze continuano a segnare la nostra storia - ahimé spesso perpetrati da credenti. Probabilmente perché dichiarare di amare l'umanità è molto più facile che rinunciare a un privilegio, condividere una risorsa o intervenire contro un'ingiustizia.
Per questo, quando ascolto le parole di Gesù, mi interessa meno sapere quanti si dichiarino capaci di amare il prossimo e più capire quanti siano disposti a dimostrarlo nei fatti. Non è sufficiente dire di amare l'uomo: bisogna anche impedire, per quanto è nelle nostre possibilità, che venga lasciato solo nella sofferenza e nell'ingiustizia e mi chiedo: se il valore di una persona si misura anche da ciò che fa per gli altri, non dovremmo giudicare la nostra umanità meno dalle parole che pronunciamo e più dalla solidarietà che siamo capaci di praticare? (Tonino Cavallaro)
(Nell'allegato trovate l'opuscolo della Gioventù Ardente Mariana con il Vangelo a Fumetti per i più piccoli)