“Il turismo cresce in modo esponenziale”. “La Calabria vola nel turismo”. “Turismo da record”
Sono alcune delle espressioni che hanno accompagnato negli ultimi mesi la nuova narrazione della Calabria Straordinaria. Certamente qualcosa è cambiato; la Calabria ha registrato nel 2025 il suo record storico di arrivi, superando quota due milioni, e la stessa Regione ha sottolineato il forte incremento dei flussi, soprattutto della componente internazionale.
Ma quando si parla di turismo bisogna fare attenzione alle parole e, soprattutto, ai numeri. Per capire davvero come sta andando il turismo calabrese non basta infatti guardare agli arrivi. Occorre osservare anche le presenze, cioè il numero complessivo dei pernottamenti. Ed è proprio qui che il quadro diventa un po' meno trionfalistico.
Il confronto con il 2019
Il 2019 viene generalmente assunto come anno di riferimento per il confronto con la situazione precedente alla pandemia. I dati relativi alla Calabria mostrano questo quadro:
| Calabria | 2019 | 2025 | Variazione |
| Pernottamenti turisti italiani | 7.315.264 | 7.106.868 | -2,8% |
| Pernottamenti turisti stranieri | 2.194.159 | 2.180.764 | -0,6% |
| Pernottamenti totali | 9.509.423 | 9.287.632 | -2,3% |
| Arrivi totali | 1.896.326 | 2.083.773 | +9,9% |
I dati 2025 sono elaborati sulle statistiche delle strutture ricettive calabresi e comprendono esercizi alberghieri ed extralberghieri. Dunque, la prima conclusione è abbastanza semplice:
nel 2025 sono arrivati in Calabria quasi il 10% di turisti in più rispetto al 2019, ma i pernottamenti sono ancora inferiori del 2,3%.
Non è una contraddizione. È il risultato di una trasformazione molto importante del comportamento turistico: si arriva di più, ma si rimane meno.
Da 5 notti a 4,45
Nel 2019 ogni turista trascorreva mediamente in Calabria circa 5,01 notti. Nel 2025 la permanenza media è scesa a circa 4,45 notti. È una diminuzione tutt'altro che trascurabile.
In sostanza, la Calabria è riuscita ad aumentare il numero delle persone che arrivano, ma non è riuscita ad aumentare in proporzione il numero delle notti trascorse sul territorio.Ed è proprio questa la ragione per cui possiamo avere contemporaneamente:
+9,9% di arrivi e -2,3% di presenze.
Il dato delle presenze merita particolare attenzione perché, più delle semplici persone che entrano in una destinazione, misura la quantità di tempo durante la quale il turista rimane effettivamente sul territorio. Il tempo trascorso in una destinazione è naturalmente collegato alle possibilità di consumo di servizi, ristorazione, trasporti, commercio, cultura, escursioni, intrattenimento e altre attività.
Ma il confronto con l'Italia è ancora più interessante
Se allarghiamo lo sguardo all'intero Paese, il quadro appare diverso. Nel 2019 l'Italia registrava circa 131,4 milioni di arrivi e 436,7 milioni di presenze. Nel 2025 gli arrivi sono saliti a circa 146,3 milioni, mentre le presenze hanno raggiunto circa 479 milioni.
La crescita rispetto al 2019 è quindi:
Arrivi: +11,3% - Presenze: +9,7%
L'Italia, dunque, non soltanto ha aumentato il numero dei turisti arrivati nel Paese, ma ha registrato anche una crescita molto consistente delle notti trascorse nelle strutture ricettive. I dati ufficiali confermano che il 2025 ha portato le presenze turistiche italiane oltre quota 479 milioni. La Calabria presenta invece una dinamica differente:
Italia: arrivi +11,3%, presenze +9,7%
Calabria: arrivi +9,9%, presenze -2,3%
È questa la differenza che dovrebbe indurre a una riflessione più approfondita.
“Turismo da record”: sì, ma quale record?
Dire che il 2025 è stato un anno record per gli arrivi è corretto. Ma sarebbe altrettanto corretto aggiungere che, se il confronto viene fatto con il 2019, le presenze non hanno ancora raggiunto il livello pre-Covid. Non si tratta di negare i risultati ottenuti dalla Calabria. Al contrario.
L'aumento degli arrivi è un dato positivo e testimonia una maggiore capacità della regione di intercettare la domanda turistica. Il problema è capire quanto valore economico produca questo aumento degli arrivi. Perché un turista che arriva, trascorre quattro notti e riparte non produce lo stesso impatto economico di un turista che rimane sei o sette notti. E qui arriviamo al punto forse ancora più delicato.
Il problema non è soltanto quanti turisti arrivano, ma quanto spendono
Recentemente Francesco Aiello e Michele Mercuri, su Open Calabria, hanno pubblicato uno studio dal titolo decisamente significativo:
“Il turismo c'è. La spesa no.”
L'analisi evidenzia un dato che dovrebbe essere molto più discusso nel dibattito pubblico.
Nel periodo 2022-2024 la spesa media giornaliera dei turisti in Calabria è stata pari a circa il 67% della media nazionale. In termini assoluti, la spesa media giornaliera viene stimata in circa 38 euro in Calabria contro 58 euro nella media italiana: anche limitando l'analisi ai turisti che soggiornano nelle strutture ricettive, il divario rimane: circa 63 euro al giorno in Calabria contro 84 euro nella media nazionale.
Sono numeri che meritano attenzione. Perché significa che il problema del turismo calabrese non può essere affrontato esclusivamente attraverso la crescita quantitativa degli arrivi. Occorre chiedersi anche:
quanto spende il turista?
dove spende?
quanto di questa spesa rimane realmente sul territorio?
Il “turismo invisibile”
Lo studio di Aiello e Mercuri mette inoltre in evidenza un'altra caratteristica strutturale del turismo calabrese. Una parte consistente delle vacanze avviene infatti presso parenti e amici, nelle abitazioni private o nelle seconde case, e quindi al di fuori del tradizionale circuito delle strutture ricettive.
Nel 2024, secondo l'analisi dei microdati ISTAT utilizzati dall’autore, a fronte di circa 6,5 milioni di presenze di italiani registrate negli esercizi ricettivi, le notti trascorse complessivamente in Calabria dagli stessi residenti italiani sarebbero state circa 16 milioni: una parte consistente, dunque, si sarebbe svolta presso parenti, amici o abitazioni proprie.
Questo fenomeno ha naturalmente una grande importanza sociale.
Il cosiddetto turismo di ritorno è legato alla storia migratoria della Calabria e rappresenta una componente preziosa dei rapporti familiari e identitari. Ma dal punto di vista economico non può essere assimilato al turismo che utilizza il mercato dell'ospitalità. Se il turista dorme gratuitamente nella casa di famiglia, evidentemente quella notte non genera la stessa spesa di un pernottamento in albergo, in un B&B o in un'altra struttura ricettiva.
Anche il modello dell'offerta conta
Lo studio di Aiello e Mercuri evidenzia anche il peso dei villaggi turistici e dei soggiorni prevalentemente balneari.
Il 72% dei viaggi diretti in Calabria è costituito da vacanze al mare.
Il problema non è certamente il turismo balneare in sé: il mare rappresenta una delle grandi ricchezze della Calabria.
Il problema nasce quando il prodotto turistico rimane prevalentemente concentrato su mare, spiaggia e soggiorno nella struttura ricettiva, senza riuscire a collegarsi sufficientemente con il resto del territorio. Musei, siti archeologici, borghi, parchi, escursioni, enogastronomia, artigianato, eventi e patrimonio culturale possono diventare occasioni per aumentare sia la permanenza sia la spesa.
E qui la Calabria possiede una ricchezza straordinaria ancora largamente sottoutilizzata.
Il 2025 e il problema del confronto statistico
C'è però un elemento che va ricordato per correttezza. Dal gennaio 2025 i dati relativi agli alloggi in affitto comprendono anche le locazioni brevi e per finalità turistiche gestite in forma non imprenditoriale. Questo determina una discontinuità nella serie storica dell'extralberghiero e rende il confronto 2019-2025 non perfettamente omogeneo. Il fenomeno è importante perché proprio il settore degli affitti brevi è cresciuto negli ultimi anni.
Per questo i dati vanno letti con prudenza.
Ma la discontinuità statistica non cancella il problema principale: anche considerando i dati disponibili, il numero complessivo dei pernottamenti del 2025 rimane inferiore a quello del 2019.
E allora il turismo calabrese vola oppure no?
La risposta, probabilmente, è meno propagandistica e più semplice. Sì, il turismo calabrese sta crescendo. Gli arrivi sono aumentati e nel 2025 hanno raggiunto un record storico.
Ma no, non possiamo ancora dire che tutti gli indicatori abbiano superato i livelli pre-Covid.
Le presenze sono ancora inferiori al 2019. La permanenza media è diminuita. E la spesa giornaliera dei turisti rimane sensibilmente inferiore alla media nazionale. Quindi il vero obiettivo della politica turistica calabrese non dovrebbe essere soltanto quello di portare più persone in Calabria, ma di fare in modo che una quota maggiore di queste persone:
rimanga più a lungo,
conosca più territori,
utilizzi più servizi,
spenda di più e, soprattutto, lasci una maggiore quota della propria spesa nell'economia locale.
Questo sarebbe il vero salto di qualità.
Aspettiamo i dati del 2026
E qui, forse, è opportuno fermarsi. I dati del 2025 sono ormai disponibili e ci permettono di fare un confronto serio con il 2019. Ma per capire se la tendenza è realmente consolidata bisognerà aspettare i dati del 2026. I primi dati nazionali disponibili sul 2026, relativi al primo trimestre, sono peraltro positivi: in Italia gli arrivi sono cresciuti del 4,2% e le presenze del 7,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Per la Calabria, invece, sarà soprattutto la stagione estiva a dirci qualcosa di più. Personalmente, osservando ciò che sta accadendo in queste settimane estive, ho l'impressione che le presenze siano inferiori a quelle dello scorso anno. Ma questa, per ora, è soltanto un'impressione derivante dall'osservazione diretta e non può essere trasformata in un dato statistico. Per questo sarà necessario attendere i numeri ufficiali.
Solo allora potremo capire se quella che oggi viene raccontata come una crescita strutturale del turismo calabrese sarà realmente confermata anche sul terreno più importante: quello delle presenze, della permanenza e della ricaduta economica sul territorio.
Perché, alla fine, il vero successo turistico non consiste soltanto nel contare quante persone arrivano. Conta anche quanto tempo rimangono, quanto spendono e quanto di quella ricchezza resta in Calabria.
(si ringrazia il dott. Giuseppe Aloise per i dati statistici)
Tonino Cavallaro esperto di promozione territoriale turistica






