L'invito ricevuto dal superattivo prof. Tullio Masneri ha scatenato in me una serie di considerazioni sulle quali mi sono ritrovato spesso a riflettere, ma sempre in modo superficiale. Questa volta, però, ho trovato lo stimolo e il tempo giusti per approfondirle.
Per molti anni ho avuto la fortuna di accompagnare visitatori alla scoperta dei siti archeologici della Sibaritide e di raccontare loro la storia di quei luoghi, delle popolazioni che li hanno abitati e delle civiltà che, nel corso dei secoli, si sono incontrate sulle nostre coste. I Greci che arrivarono sulle rive dello Ionio costruirono città, intrapresero commerci e stabilirono rapporti con le popolazioni indigene, ma le loro esperienze e le loro conoscenze erano maturate altrove.
Quella che chiamiamo oggi Magna Grecia non fu mai un mondo isolato, proprio perché coloro che arrivarono qui per la prima volta non provenivano da un mondo chiuso, ma portavano con sé esperienze, conoscenze e contatti già maturati all'interno di quel grande spazio di relazioni che era il Mediterraneo.
Questo pensiero mi è tornato alla mente pensando all'incontro che si terrà mercoledì 26 agosto 2026, alle ore 18:00, nella sala didattica del Parco Archeologico di Broglio, con i professori Günther e Ingrid Hölbl.
Il tema della serata, dedicata agli amuleti egizi rinvenuti a Francavilla Marittima, offre infatti l'occasione per allargare lo sguardo ben oltre il singolo ritrovamento e porsi una domanda che considero particolarmente affascinante:
quanto era davvero lontano l'Egitto per gli abitanti delle nostre coste nell'antichità?
Quando pensiamo alla civiltà egizia, il nostro immaginario corre quasi automaticamente lungo la valle del Nilo. Pensiamo ai faraoni, alle piramidi, ai grandi templi, alle tombe monumentali, ai geroglifici e a quella straordinaria civiltà che per millenni si sviluppò lungo il grande fiume. È un'immagine comprensibile, perché è soprattutto attraverso le campagne archeologiche condotte in Egitto che abbiamo imparato a conoscere quel mondo.
Molto meno frequentemente, invece, ci soffermiamo su un altro aspetto: l'Egitto non rimase confinato lungo il Nilo. La sua cultura, i suoi simboli, i suoi oggetti e, in epoche diverse, anche i suoi culti, viaggiarono nel Mediterraneo. Raggiunsero la Grecia, le isole, l'Italia meridionale e, più tardi, Roma e le province dell'Impero. È una storia meno spettacolare delle piramidi, ma estremamente interessante perché ci parla di uomini comuni, di commerci, di navigazione, di credenze e di contatti fra popolazioni lontanissime.
Ricordo di essermi soffermato più volte, durante le visite al Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, davanti ad alcuni reperti riconducibili al mondo egizio o alla sua influenza. Sono oggetti che, confrontati con le grandi testimonianze della civiltà greca e romana, possono apparire quasi secondari, eppure basta fermarsi a riflettere per rendersi conto che un piccolo amuleto può raccontare una storia molto più grande delle sue dimensioni.
Come è arrivato fin qui? Chi lo ha portato? Era un oggetto commerciale oppure apparteneva a una persona che aveva viaggiato? Quale significato attribuiva al piccolo "scarabeo", chi lo possedeva? Che cosa ci dice della società nella quale è stato ritrovato? Sono domande che trasformano un semplice reperto in una traccia di movimento, di relazione e di conoscenza.
Naturalmente viaggiare migliaia di anni fa era difficile e pericoloso. Non esistevano le strade moderne, i mezzi di trasporto veloci, le carte nautiche precise, i sistemi di comunicazione ai quali siamo abituati. Il mare poteva essere terribile pur tuttavia quelle popolazioni navigavano. Le navi trasportavano merci, ma insieme alle merci viaggiavano anche uomini, racconti, conoscenze, tecniche, immagini, divinità e simboli.
Così il Mediterraneo, che oggi possiamo percepire come una grande distanza geografica fra paesi diversi, era invece una straordinaria rete di comunicazione. Da una costa all'altra circolavano continuamente elementi culturali che venivano accolti, trasformati e reinterpretati dalle popolazioni che li incontravano. Uno degli aspetti più affascinanti dell'archeologia é scoprire che il mondo antico era molto più interconnesso di quanto siamo portati a immaginare.
Gli amuleti egizi ed egittizzanti del Timpone della Motta di Francavilla Marittima costituiscono, in questo senso, una testimonianza particolarmente significativa. Ci troviamo nella nostra Sibaritide, in un luogo che siamo abituati a leggere soprattutto attraverso la presenza delle popolazioni indigene e il successivo mondo greco, eppure proprio qui compaiono oggetti che ci riportano verso un orizzonte culturale molto più vasto, molto aldilà di Francavilla Marittima.
La presenza di testimonianze egizie ed egittizzanti nell'Italia meridionale non si limita alla Sibaritide, ma rientra in un fenomeno più ampio, documentato dalla ricerca archeologica in diversi contesti della Magna Grecia e della Sicilia. Il fenomeno diventa ancora più evidente in età romana.
Culti di origine egizia, in particolare quelli di Iside e Serapide, conobbero infatti una grande diffusione nel mondo romano. L'Egitto non era più soltanto una terra lontana e misteriosa: le sue divinità, i suoi simboli e le sue pratiche religiose entrarono nella vita delle comunità dell'Impero. E ancora una volta, anche la nostra Calabria conserva testimonianze di questa lunga storia.
Non erano “i nostri antenati”, ma uomini che ci hanno preceduto. C'è un'altra riflessione che ritengo importante quando si parla di questi antichi abitanti. Quando raccontiamo la storia dei nostri territori siamo talvolta tentati di chiamare automaticamente “nostri antenati” tutti coloro che ci hanno preceduto. Personalmente preferisco una definizione più prudente. Quegli uomini non erano necessariamente i nostri antenati nel senso che oggi attribuiamo a questa parola. Appartenevano a società diverse, a culture diverse, a epoche diverse. Erano però gli uomini e le donne che, prima di noi, hanno abitato questi stessi luoghi. Hanno camminato sulle stesse colline, osservato lo stesso mare, navigato lungo queste coste, coltivato queste terre e costruito i loro santuari.
Alcuni di loro entrarono sicuramente in contatto con mondi che oggi immaginiamo lontanissimi. Questa consapevolezza rende la storia della Sibaritide ancora più affascinante.
È in questo contesto che assume particolare interesse l'incontro del 26 agosto al Parco Archeologico di Broglio. A parlare saranno Günther e Ingrid Hölbl, due studiosi austriaci che hanno dedicato una parte significativa della loro attività alla storia, all'archeologia e alla presenza della cultura egizia nel Mediterraneo.
La loro presenza offre quindi l'opportunità di approfondire un argomento che, partendo da alcuni piccoli reperti di Francavilla Marittima, ci conduce molto lontano: dall'Egitto alle coste della Magna Grecia, attraverso quelle rotte mediterranee sulle quali, nonostante tutti i pericoli, uomini e idee continuavano a viaggiare.
Durante la serata saranno inoltre presentati due loro importanti lavori.
Il primo è Reperti egizi ed egittizzanti dal Timpone della Motta. Scavi archeologici a Francavilla Marittima (1991-2004), dedicato proprio alle testimonianze egizie ed egittizzanti provenienti dal sito di Francavilla Marittima.
Il secondo è I 50 siti archeologici e storici da non perdere in Calabria, di Ingrid Hölbl, un volume che invita a conoscere e riscoprire la straordinaria ricchezza archeologica e storica della nostra regione.
Sono due libri che, pur partendo da prospettive differenti, sembrano dialogare perfettamente tra loro: uno ci porta dal mondo egizio verso la Calabria; l'altro ci invita a percorrere la Calabria attraverso la sua storia millenaria.
Ripensando agli anni trascorsi a raccontare la Sibaritide ai visitatori, credo che siano proprio questi interrogativi a rendere affascinante il lavoro che ho svolto per molti anni.
Ogni volta che pensiamo di aver compreso una civiltà, un reperto ci costringe ad allargare lo sguardo. Un piccolo amuleto egizio trovato a Francavilla Marittima può costringerci a guardare verso il Nilo. Un oggetto dedicato a una divinità egizia rinvenuto in un contesto romano può portarci a riflettere sulla straordinaria capacità di Roma di accogliere e trasformare culture provenienti da mondi lontani.
Una visita a un museo può diventare l'inizio di una domanda molto più grande: quanto era realmente lontano il mondo antico? Probabilmente molto meno di quanto immaginiamo.
Perché il Mediterraneo, già migliaia di anni fa, non era soltanto un mare che divideva le terre, era soprattutto un mare che metteva in comunicazione gli uomini, molti oggi lo hanno dimenticato, purtroppo.
Credo che la serata di Broglio possa essere particolarmente interessante: non soltanto per conoscere meglio gli amuleti egizi della nostra terra, ma per provare a entrare, attraverso quei piccoli oggetti, nel mondo degli uomini che li hanno prodotti, commerciati, portati con sé e utilizzati. Uomini lontani nel tempo, ma che ci ricordano una cosa sorprendentemente attuale: le civiltà, anche quando sembrano lontanissime, non vivono mai completamente isolate.
L'appuntamento
L'incontro con Günther e Ingrid Hölbl si terrà mercoledì 26 agosto 2026, alle ore 18:00, nella sala didattica del Parco Archeologico di Broglio.
L'iniziativa è promossa dal Parco Archeologico di Broglio in collaborazione con il Comune di Francavilla Marittima, il Comune di Trebisacce, l'Associazione per la Storia e l'Archeologia della Sibaritide (ASAS) e il Comune di Latronico.
Sarà un'occasione per ascoltare due studiosi di grande esperienza, conoscere le loro pubblicazioni e, forse, tornare a guardare con occhi nuovi quei piccoli reperti egizi che abbiamo davanti agli occhi nei nostri musei.
Tonino Cavallaro
(Le foto. In alto: Applique bronzea a forma di sfinge, proveniente dal santuario del Timpone della Motta, Francavilla Marittima, 600-550 a.C. circa. Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide. In Basso: Mano Pantea, benedicente, in bronzo, del I secolo d.C., rinvenuto nell'area del santuario di Casa Bianca a Sibari/Copia, identificato nelle sue ultime fasi come santuario legato al culto di Iside - Fra i due reperti corrono circa 600 anni)
Fonti e approfondimenti
- Günther Hölbl, Marianne Kleibrink, Reperti egizi ed egittizzanti dal Timpone della Motta. Scavi archeologici a Francavilla Marittima (1991-2004), Rubbettino, 2024.
- Ingrid Hölbl, I 50 siti archeologici e storici da non perdere in Calabria, Rubbettino, 2026.
- Ricerche archeologiche sugli Aegyptiaca del Timpone della Motta e sulla loro diffusione nel Mediterraneo antico.
Scheda Rubbettino del volume sugli Aegyptiaca di Timpone della Motta
Scheda Rubbettino del volume di Ingrid Hölbl sulla Calabria






