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Cassano - Pensieri sul livore di chi viene sconfitto in politica

tonino cavallaroUna competizione può essere vinta oppure persa.
Quelle elettorali, com’è noto, non prevedono il pareggio

Ho sempre apprezzato gli sport individuali — il tennis, ad esempio — nei quali non esiste contatto fisico e si prevale solo grazie a tecnica, determinazione e a un’altra dote fondamentale: il controllo dei nervi. È proprio quest’ultima qualità che consente, talvolta, di accettare anche la sconfitta con classe, con eleganza, quasi con nonchalance.

Nelle recenti elezioni comunali di Cassano Ionio abbiamo assistito a una partita il cui esito, per chi poi ha perso, era tutt’altro che imprevedibile. Si è trattato di una sconfitta netta, inequivocabile, che non lasciava spazio ad alcuna polemica. Eppure, per gli sconfitti, il problema sembra non essere tanto l’aver perso, quanto il continuare a farlo.

A distanza di otto mesi, se solo avviassero un’analisi onesta e ponderata del proprio operato amministrativo, comprenderebbero che quella sconfitta era inevitabile; il livore che oggi manifestano, invece, è del tutto facoltativo. Esso nasce esclusivamente da una carenza di equilibrio intellettuale.

«Nichts schmerzt mehr als eine verdiente Niederlage - Nulla brucia più di una meritata sconfitta» — una frase che il mio allenatore di tennis, un rumeno sessantenne negli anni '70, ripeteva ai novellini nel suo stentato tedesco quando cercavano alibi dopo una sconfitta. Pare fosse di Seneca. E mi sembra calzi perfettamente a certi botoli rabbiosi e ad alcune codarde iena ridens.

Così, incapaci di elaborare il verdetto delle urne, si aggrappano a episodi minimi e stucchevoli nel tentativo di gettare fango su chi, sul piano morale, etico e intellettuale, è loro di gran lunga superiore. Ma tentare di screditare l’avversario sul piano personale dopo una sconfitta politica è un gesto infantile: così facendo non si perde soltanto la competizione, si perde anche l’occasione di apparire migliori.

Perdere con eleganza è un’arte.
Loro preferiscono rivelare la propria, particolare autenticità.

Antonio Michele Cavallaro

Libero pensatore

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