Altro che “gara di solidarietà”. La solidarietà, quella vera, non si proclama: si pratica. E nelle ore decisive, a parte l'impegno del sindaco e delle forze dell'ordine e pochi volontari, non si è vista o si é vista poco.
Il dott. Giovinazzo, commissario straordinario del mega “Consorzio di Bonifica Regionale”, oggi prova a rivendicare interventi e iniziative. Ma la verità è che, mentre si preparavano dichiarazioni e rassicurazioni, nelle campagne della Sibaritide e ai Laghi di Sibari c’erano famiglie isolate, case circondate dall’acqua, persone lasciate sole con la paura.
Nelle prime ore non c’erano “potenti mezzi”. C’era il panico. C’erano telefonate disperate. C’erano donne in lacrime, mariti che non riuscivano a raggiungere le proprie mogli, bambini bloccati nelle abitazioni invase dall’acqua insieme agli animali domestici. C’era l’angoscia di chi non sapeva cosa stesse accadendo e, soprattutto, non sapeva cosa sarebbe successo di lì a poco.
Un nostro caro amico ha potuto raggiungere la moglie soltanto grazie a un giovane con un piccolo barchino. Nessun coordinamento ufficiale. Nessuna presenza tempestiva delle autorità. Solo iniziativa privata, coraggio individuale e il rischio concreto di perdere la vita.
I mezzi istituzionali sono arrivati alle prime luci dell’alba. Dopo ore. Dopo la paura. Dopo l’abbandono.
La domanda non è polemica. È inevitabile: perché non è stato lanciato per tempo un allarme chiaro e ufficiale da permettere lo sgombero preventivo? Perché i cittadini non sono stati informati dello stato di grave pericolo? Chi aveva la responsabilità di farlo e non l’ha fatto?
Il dott. Giovinazzo può anche provare a delimitare le competenze del Consorzio. Ma i cittadini non vivono di scaricabarile. Vivono nei territori. E nei territori qualcuno doveva decidere, qualcuno doveva agire, qualcuno doveva assumersi la responsabilità.
Perché è stato necessario l’intervento diretto del Presidente della Regione per ordinare l’apertura delle paratie della diga di Tarsia? Non esisteva un’autorità già investita di questo compito? Non esisteva una procedura automatica? Non esisteva una catena di comando pronta ad attivarsi senza attendere l’emergenza conclamata?
Il “Piano di Emergenza Diga Traversa di Tarsia”, pubblicato dal Dipartimento Regionale della Protezione Civile, non è un romanzo. È un documento ufficiale. Oltre cinquanta pagine di protocolli, livelli di preallarme, procedure dettagliate. Alle pagine 33–35 sono previste misure precise per i casi di straordinario pericolo. Se quelle pagine non sono state applicate, qualcuno deve spiegare perché. Se invece sono state applicate, qualcuno deve spiegare perché i cittadini non se ne sono accorti.
Non bastano conferenze stampa. Non bastano comunicati. Non bastano parole rassicuranti a posteriori.
I cittadini hanno diritto a sapere chi doveva fare cosa, chi non lo ha fatto e perché. Hanno diritto alla verità. Hanno diritto a responsabilità chiare.
E proprio per questo risalta ancora di più il gesto della famiglia Costa, che senza attendere direttive o visibilità ha aperto le porte della propria struttura alberghiera agli sfollati. Un gesto concreto, immediato, umano. In mezzo a tanta confusione istituzionale, un esempio limpido di cosa significhi assumersi una responsabilità. Perché la solidarietà autentica non si annuncia. Si dimostra.
Nel seguito il comunicato del Consorzio di Bonifica. (per la redazione Antonio M. Cavallaro)
LA SOLIDARIETA’ E LA VICINANZA AGLI AGRICOLTORI, AGLI OPERATORI ED A TUTTI I CITTADINI
Consorzio Bonifica CALABRIA SEMPRE IN PRIMA LINEA, AL DI LÀ DELLE COMPETENZE
Siamo ancora sul campo con i mezzi e con la cabina di regia ancora in allerta. Attenti a mitigare i danni già causati e consapevoli di ciò che è stato fatto e cosa si può ancora migliorare per averli contenuti. Ma è corretto specificare che il Consorzio di bonifica della Calabria ha competenza sul reticolo di scolo che non ricomprende fiumi e torrenti. L’attività manutentiva sulle proprie opere è costantemente eseguita attraverso l’ausilio di propri uomini e mezzi, così come certifichiamo da più di due anni anche attraverso i social. Dopo oltre 20 giorni di pioggia che ha saturato i terreni, gli ultimi eventi alluvionali verificatisi sulla Calabria, a causa della eccezionale portata idrica dei fiumi, la cui competenza si ribadisce non è consortile, hanno causato la rottura degli argini in diversi punti, creando allagamenti, principalmente, nella zona di Cassano allo Ionio, Corigliano-Rossano e Tarsia. Le opere di scolo consortili, sebbene manutenute ed in perfetta efficienza, non potevano reggere il flusso di acqua proveniente dai suddetti torrenti che raccolgono l’acqua dell’intero bacino imbrifero di circa 2500 kmq e modula milioni di metri cubi di acqua. Il Consorzio, con i propri uomini e mezzi, già dalle prime ore degli eventi, su richiesta ed in costante coordinamento con i sindaci, la regione, la protezione civile e con tutti i soggetti operanti sul territorio, ha prestato la propria opera a tutela della popolazione colpita, impiegando le proprie risorse per interventi che sicuramente, in moltissimi casi, non convenzionali al Consorzio, come ripristino di arginature e l’apertura di sbocchi a mare. L’ente si è dedicato, attraverso l’ausilio dei suoi uomini e svariati mezzi tra cui escavatori, camion, trattori, diversi autocarri, autoveicoli e attrezzature, a dare sostegno a tutti coloro che ne avevano bisogno, anche aiutando gli abitanti a ripulire le case allagate (anche oggi)! L’attivazione delle idrovore, che risultano tutt’ora in esercizio, ha consentito in alcuni territori di ridurre gli allagamenti. Costantemente, con grande senso di responsabilità e abnegazione, ininterrottamente 24 ore su 24 già dalle prime ore degli eventi con tutto il personale consortile che non si è risparmiato e continua a non risparmiarsi! È in corso, e lo è stato da subito, la verifica ed il ripristino delle opere consortili, anch’esse compromesse dalla portata degli eventi. Opere che, comunque, in molte aree hanno consentito, quantomeno, di limitare i danni che avrebbero potuto essere anche superiori. Dalla Diga “Farneto del Principe” e sullo sbarramento “Strette di Tarsia” sul fiume Crati, tecnici, manovratori ed operai di CB CALABRIA al lavoro da giorni, comprese sere e notti, coordinati dal contatto continuo del Commissario con gli interventi in sinergia con Regione Calabria e Protezione Civile per modulare i quantitativi di acqua rilasciati anche nel fiume Crati, in costante lavoro per contenere, con le operazioni di laminazione, i livelli del fiume durante e dopo l’emergenza. Senza contare, come detto, uomini e mezzi sul campo a spalare, arginare, tirare via acqua e, quando è possibile, già ricostruire.
IMPORTANTI SPECIFICAZIONI SULLA DIGA TRAVERSA DI TARSIA
La Diga Traversa di Tarsia opera con una concessione semestrale ad esclusivo uso irriguo e, pertanto, nei giorni scorsi avrebbe dovuto limitarsi a osservare il transito delle portate più rilevanti senza poter operare nessuna movimentazione in quanto questa opera non è deputata a laminazione delle piene. Tuttavia, su istanza della Protezione Civile, al fine di scongiurare danni a cose e persone, dopo il confronto con il Ministero competente e la Prefettura, si è deciso di intervenire chiedendo al Consorzio di Bonifica, la possibilità di modulare i volumi d’acqua in ingresso. Si specifica che le paratoie della traversa di Tarsia Non sono state chiuse completamente, ma le stesse sono state movimentate esclusivamente con una funzione di regolazione e attenuazione dei volumi in ingresso, nei limiti della quota massima di invaso autorizzata dal Ministero. La diga sottende un bacino di oltre 1.300 km²: tutta l’acqua caduta in questi ultimi giorni, che i terreni ormai saturi non sono riusciti ad assorbire, è stata regolata dall’infrastruttura, consentendo un deflusso, per quanto possibile, graduale verso valle. Al fine puramente indicativo e non esaustivo dell’intero fenomeno, basti pensare che sull’idrometro di santa Sofia Depiro, si è registrata una portata transitante di circa 471 mc/s, che non è comunque rappresentativo dell’intero fenomeno che ha interessato il bacino del Crati.
Le aree a valle hanno risentito non solo del contributo delle portate del Crati, ma anche di altri corsi d’acqua, come il Coscile e l’Esaro, che hanno registrato a loro volta valori e picchi eccezionali, interessando contemporaneamente tutti i bacini idrografici. Si è trattato di fenomeni di carattere straordinario, come confermano i dati ufficiali dell’Arpacal. Il dato più importante è il risultato raggiunto grazie ad una mobilitazione e sensibilizzazione globale: non si sono verificate perdite di vite umane. E questo esito è stato possibile grazie alla forte sinergia tra la Protezione Civile, il Consorzio di bonifica della Calabria ed ARPACAL, che hanno operato in modo coordinato e tempestivo.
Sin dalle prime ore di giovedì è stata avviata un’attenta attività di monitoraggio della situazione e della sua evoluzione meteorologica attraverso il sito AllertCal, in costante coordinamento con i tecnici di ARPACAL, con la Protezione Civile e con tutti i COC presenti sul territorio.
Con cadenza oraria — e, nei momenti più critici, anche a intervalli ancora più ravvicinati — sono stati effettuati controlli sia a monte sia a valle delle aree interessate. Sulla base dei dati raccolti e delle verifiche condivise, sono state assunte congiuntamente le decisioni operative e definite le modalità di intervento, con un costante coordinamento nei punti più sensibili.
L’attività di sorveglianza e gestione è proseguita ininterrottamente per tutta la giornata di giovedì, durante la notte tra giovedì e venerdì e per l’intera giornata di venerdì, attraverso sopralluoghi diretti, osservazioni visive,controlli da remoto,con un continuo confronto con le previsioni meteorologiche, al fine di valutare tempestivamente l’evoluzione degli scenari e adottare le azioni più adeguate.
Per conto
Il COMMISSARIO STRAORDINARIO
dott. Giacomo Giovinazzo






