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Villapiana, la politica ribolle: tra voci, ricicli e vecchi copioni

Villapiana_dallalto,mini.jpgA Villapiana la politica non dorme mai. Al massimo sonnecchia… fino al momento giusto

Dopo il tonfo dell’amministrazione comunale durata poco più di un anno, travolta dalle dimissioni in blocco di otto consiglieri (Paolo Montalti, Felicia Favale, già dimessasi mesi prima da vicesindaco, Rita Portulano, Ilaria Costa, Maria Valentina Calà, Domenico Muscolini, Angela Aurelio e Michelina Dramisino), il sipario è calato anche sul sindaco Vincenzo Ventimiglia.

Come da copione, è arrivato il Commissario Prefettizio: figura sobria, silenziosa e, soprattutto, temporanea. Perché il vero spettacolo deve ancora cominciare: quello delle prossime elezioni, con tutta probabilità a giugno. E infatti, dietro le quinte, il brusio è già diventato coro.

Il grande teatrino delle candidature

In paese non si parla d’altro. O meglio: non si parla di programmi, idee o visioni — sarebbe chiedere troppo — ma di nomi, liste, alleanze, smentite e mezze conferme. Il classico mercato pre-elettorale, dove tutto è possibile e il contrario di tutto anche. Villapiana, del resto, segue una regola non scritta ma solidissima: si vota più per conoscenza che per convinzione. L’amico, il parente, il conoscente utile. L’importante è “a chi ti rivolgi”, non “cosa propone”.

E così nascono liste variopinte, dove l’unico vero criterio di selezione è il pacchetto di voti garantito. Poco importa la competenza, la preparazione o, in certi casi, perfino l’alfabetizzazione politica di base: l’importante è portare preferenze. Tante, possibilmente. Il risultato? Consigli comunali che, a volte, somigliano più a una riunione di condominio riuscita male che al massimo consesso cittadino. Ma tant’è.

I nomi in gioco (e in movimento)

Tra le voci che circolano, una certezza, o quasi, sembra emergere: l’ex sindaco Vincenzo Ventimiglia, almeno per ora, resterebbe alla finestra. L’avvocato Paolo Montalti, invece, si muove. Non è ancora chiaro se scenderà in campo in prima persona o se preferirà lanciare un volto giovane, magari più spendibile elettoralmente ma con regia ben salda dietro le quinte. Il Partito Democratico, rinvigorito dall’apertura del circolo locale, annuncia battaglia. Il nome che gira con più insistenza è quello dell’ex consigliere Domenico Filardi.

E poi c’è il capitolo “nuove ambizioni”: la dottoressa Rita Portulano, già vicina a Montalti, starebbe costruendo una propria squadra. Nel frattempo, si vocifera anche di una lista di area leghista legata alla dottoressa Mariolina De Marco.

Insomma: stessi protagonisti, nuovi travestimenti.

Rimescolare le carte (senza cambiare il mazzo)

La sensazione è quella di un grande rimescolamento, dove però le carte restano sempre le stesse. Cambiano le alleanze, si spostano gli equilibri, si ridefiniscono le convenienze — ma il gioco, alla fine, è sempre quello. Chi ieri faceva cadere un’amministrazione oggi potrebbe ritrovarsi nello stesso schieramento, magari con rinnovato entusiasmo. In politica, si sa, la memoria è corta e l’interesse è lungo. 

Una novità dell'ultim'ora

Da Plataci per rispondere al "grido di dolore" dei cugini villapianesi ecco giungere la proposta di un novello  salvatore della deludente politica locale: Domenico Brunetti, ex-DC, confluito nell'area di centrodestra, platacese  ex Funzionario dell’Ufficio del Lavoro di Trebisacce, già sindaco di Plataci e rappresentante del comune arbëreshe presso l’ex Comunità Montana dell’Alto Jonio, oggi Assessore nello stesso comune di Plataci. Quindi una proposta del tutto nuova per l'elettorato di Villapiana, che vantando esperienza politica e amministrativa in ambito di diverse istituzioni, crede di avere le carte in regola per poter aspirare, novello Diogene, a trovare gli "uomini" e le "donne" giusti per amministrare un territorio dalle tante opportunità.

Elettori, spettatori o comparse?

Resta da capire quale sarà il ruolo dei cittadini. Spettatori distratti, tifosi fedeli o elettori consapevoli?

Perché c’è un’abitudine tutta locale (ma non solo): si ascoltano solo i comizi “dei propri”, evitando accuratamente quelli degli altri. Quasi fosse un tradimento, un’eresia. Come se il confronto fosse un rischio, anziché un diritto. E invece no: la politica dovrebbe essere esattamente questo: ascolto, confronto, scelta.

Occhio alla frittura

Nei prossimi mesi, c’è da scommetterci, ne vedremo delle belle. Promesse, sorrisi, strette di mano e, perché no, anche qualche conversione improvvisa sulla via… delle urne.

Un consiglio, però, è d’obbligo: attenzione alla frittura.

Perché a forza di rigirare sempre gli stessi ingredienti, il rischio è che l’olio sia ormai esausto. E il prodotto finale, più che appetitoso, risulti decisamente indigesto.

Buona campagna elettorale a tutti. E soprattutto: buon appetito… a chi se la sente.

Antonio Michele Cavallaro

Libero pensatore

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