In Calabria esiste un meccanismo che fa comodo a pochi e costa a tutti. Lo si è inserito con un “aggiornamento” ad hoc dello Statuto e funziona alla perfezione. Si chiama sistema dei “consiglieri supplenti” – un nome che descrive una pratica sporca: far entrare in Consiglio regionale chi alle urne non è stato votato.
Benvenuti nella politica calabrese, dove chi perde trova comunque un posto, e chi paga sono sempre i soliti noti.
La regola è semplice. Quando un consigliere regionale viene premiato con un assessorato – succede spesso, in una regione dove le poltrone si distribuiscono come pacchi natalizi – deve lasciare il seggio in Consiglio. Al suo posto sale il primo dei non eletti della stessa lista. Non una sostituzione tecnica, ma “fittizia” una vera e propria forzatura a dispetto della volontà popolare, perché l’assessore non si dimette da consigliere come sarebbe giusto ed opportuno.
Così oggi in aula, accanto a chi ha preso i voti, siedono alcuni non eletti, che contano però come gli altri. Decidono come gli altri. Costano come gli altri.
E qui viene il bello: nei documenti ufficiali non esiste traccia di questa "supplenza". Per sapere chi è entrato per scorrimento e chi per volontà degli elettori, devi fare il detective. Un sistema pensato apposta per tenere i cittadini all'oscuro, mentre dentro le stanze del potere si ridisegnano gli equilibri senza chiedere il permesso a nessuno.
Il conto, cari corregionali: quasi un milione di euro per chi non è stato votato
Ogni consigliere regionale in Calabria costa tra gli 8.000 e i 10.000 euro al mese, tra stipendi, indennità e rimborsi gonfiati. Parliamo di 100.000–120.000 euro l'anno a testa. Tra l’altro ricordiamo, per chi non se ne fosse accorto, che dal 1. Gennaio di quest’anno il numero degli assessori da 7 è stato portato a 9.
Ora facciamo due conti, visto che ai piani alti pare non piaccia farlo.
Se in aula ci sono tra 4 e 6 "supplenti", il costo aggiuntivo per i calabresi si aggira tra i 400.000 e i 700.000 euro all'anno. Soldi che finiscono in tasche di chi non ha preso un voto sufficiente per entrare, ma che ha avuto la fortuna di avere il posto giusto al momento giusto e... qualche santo in paradiso.
Quando l'assessore viene da fuori il Consiglio – come Marcello Minenna – la giostra non scatta. Ma quando invece si pesca dalla truppa, scatta il meccanismo perfetto: un assessore nominato, un nuovo consigliere (fittizio) non eletto, zero costi politici per la maggioranza.
Sottosegretari: l'ennesima invenzione per moltiplicare le poltrone
Se i "supplenti" non bastavano, ora nel mirino c'è un'altra creatura: i sottosegretari regionali. Una figura già vista in Lombardia, Veneto e altre regioni del Nord, ma che in Calabria rischia di diventare l'ennesimo carrozzone.
L'idea è semplice: affiancare agli assessori dei "collaboratori politici" con deleghe specifiche. In altre parole: più poltrone, più potere, più costi.
Non illudiamoci: non si tratta di efficienza. Si tratta di distribuire ruoli per tenere buona la maggioranza, come se la politica fosse un gioco di società e non la gestione di una terra che arranca tra servizi carenti e sprechi storici.
La proposta in Calabria è di nominare 2 sottosegretari e per una regione come la nostra il costo annuo aggiuntivo oscillerebbe tra 200 e 300mila euro. Sommando le due voci, arriviamo a un potenziale di circa 1 milione di euro l'anno.
Tradotto: soldi che potrebbero andare in sanità, trasporti, manutenzione scolastica, finiscono per oliare ingranaggi politici che i cittadini non hanno mai voluto.
La giustificazione addotta: "è normale amministrazione"
Davanti alle critiche, la giunta Occhiuto si trincera dietro la solita retorica: "garantiamo il funzionamento", "evitiamo vuoti di rappresentanza", "sono scelte tecniche". Parole vuote che sanno di presa in giro.
Perché la verità è un'altra: qui non si garantisce nulla. Si gestiscono consensi. Si ricompensano fedeltà. Si creano posti per chi alle urne non ce l'ha fatta, ma in trattativa è più bravo.
E intanto, mentre si discute di poltrone, la Calabria resta fanalino di coda in Europa per servizi essenziali.
Le opposizioni? Una pagliuzza nell'ingranaggio
Cosa fanno le opposizioni? Qualche interrogazione, qualche dichiarazione infuocata, ma nei fatti: zero. Le proposte di modifica vengono puntualmente affossate dalla maggioranza, che tiene il controllo dell'aula con il pugno di ferro.
Si parla di referendum, di ricorsi. Ma sono solo chiacchiere. Per ora la musica non cambia, e chi governa sa che può continuare a distribuire poltrone senza pagare pegno. Lanciare un referendum abrogativo, sarebbe un segnale forte a questi amministratori che fanno e disfanno a loro piacimento.
Ho scritto che la Calabria non è né un'eccezione né la regola. Che esistono modelli simili in Piemonte e Lombardia. Che insomma, "non siamo soli".
Ma questa è una foglia di fico. Perché il problema non è se lo facciano anche gli altri. Il problema è che in una regione già martoriata da decenni di cattiva amministrazione, ogni euro sprecato in politica è uno schiaffo ai cittadini.
Non importa se sono 500mila o 1,5 milioni di euro. Importa che il sistema lo si sta rimodulando per restare opaco, lontano dai riflettori, comodo per chi governa e incomprensibile per chi subisce.
La domanda che nessuno vuole farsi
Ritorniamo all'azione delle opposizioni, troppo blanda a mio modesto parere. Non è che farebbe comodo anche a loro avere le stesse opportunità, semmai dovessero subentrare all'attuale maggioranza di governo?
Sarebbe più o meno come la legge elettorale nazionale, il famoso Porcellum: tutti ne parlano male, ma nessuno prova a cambiarlo. Fa comodo a tutti.
Ma gli elettori?
Popolo bue: rimugina, borbotta, si indigna. Ma poi, con la distribuzione di qualche briciola, puntualmente,si adegua.
Davvero la Calabria ha bisogno di più politici? O forse basterebbe che quelli che ci sono già, eletti o subentrati, smettessero di pensare a sistemare amici e iniziassero a fare gli interessi di chi li mantiene?
Perché il punto non è quanto costa un consigliere. Il punto è quanto costa la politica quando smette di fare i conti con i cittadini. E in Calabria, a giudicare da questo sistema di poltrone parallele, il conto è ancora tutto da pagare – non in euro, ma in credibilità.
Antonio Michele Cavallaro






