La serata dedicata, qualche giorno fa, a Don Lorenzo Milani e alla Scuola di Barbiana, promossa da monsignor Savino nel Teatro Comunale di Cassano, non è stata soltanto un momento di teatro civile. È stata soprattutto un'occasione per riflettere sul valore dell'istruzione, della parola e dell'impegno civile.
A suggerire una riflessione ancora più ampia è stato l'amico Peppino Aloise, che, commentando l'iniziativa, ha saputo stabilire un collegamento tanto originale quanto significativo tra Don Milani, la Francia repubblicana e una figura straordinaria del Novecento come Josephine Baker.
Lo spettacolo, essenziale, privo di scenografie e costumi ma ricco di significati, ha riportato al centro dell'attenzione la figura di un sacerdote che, a distanza di quasi sessant'anni, continua a interrogare le coscienze sul valore della scuola e sul diritto all'istruzione.
La rappresentazione teatrale ha richiamato alla memoria di Aloise una significativa coincidenza. Il presidente francese Emmanuel Macron, dopo aver deciso di accogliere nel Pantheon Marc Bloch, grande storico e martire della Resistenza francese, aveva già voluto rendere lo stesso onore a Josephine Baker, cantante, artista, partigiana e protagonista della lotta per i diritti civili.
Non si tratta di semplici riconoscimenti istituzionali, ma della scelta di affidare alla memoria collettiva donne e uomini che, con il loro esempio, hanno contribuito alla crescita civile e democratica di una nazione.
È un richiamo che invita a guardare oltre i confini nazionali e a riflettere sul valore che una società attribuisce ai propri maestri, agli educatori e a quanti hanno combattuto per la libertà e la dignità della persona.
Tra i ricordi richiamati da Peppino Aloise ce n'è uno particolarmente significativo. Durante la storica Marcia su Washington del 28 agosto 1963, guidata da Martin Luther King, Josephine Baker fu l'unica donna a prendere la parola dal palco.
Il suo messaggio ai giovani fu semplice e straordinariamente attuale:
<<Dovete istruirvi. Dovete andare a scuola e imparare a difendervi. E dovete imparare a difendervi con la penna, non con la pistola... La penna è davvero più potente della spada.>>
Parole pronunciate più di sessant'anni fa, ma che sembrano scritte pensando al presente.
Ed è impossibile non cogliere la profonda sintonia con il pensiero di Don Lorenzo Milani. Anche il priore di Barbiana aveva compreso che la vera emancipazione passa dalla scuola. Non dalla scuola selettiva che divide e respinge, ma da quella che accoglie, forma e offre gli strumenti per comprendere la realtà e partecipare consapevolmente alla vita democratica.
Per Don Milani la parola era il primo strumento della libertà."La parola fa eguali" era uno dei principi fondamentali del suo insegnamento: chi possiede il linguaggio possiede anche la possibilità di comprendere il mondo, difendere i propri diritti e partecipare alla vita della comunità. Chi viene privato della cultura, invece, resta inevitabilmente più debole.
Non è un caso che una delle sue affermazioni più celebri sia rimasta impressa nella coscienza civile del nostro Paese:<<Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia.»
È la stessa filosofia che emerge dalle parole di Josephine Baker e dall'intera battaglia di Martin Luther King: costruire una società più giusta attraverso la conoscenza, la responsabilità e la partecipazione, non attraverso la violenza.
La riflessione conclusiva di Peppino Aloise è altrettanto significativa:
<<Forse in Italia Don Milani avrebbe meritato di più... se pensiamo alla Francia>>
Non è una frase che alimenta confronti polemici tra due Paesi. È piuttosto un invito a domandarci se l'Italia abbia davvero valorizzato fino in fondo una delle figure più importanti della pedagogia del Novecento.
Oggi, mentre si parla sempre più spesso di crisi educativa, dispersione scolastica e povertà culturale, il messaggio di Barbiana conserva una straordinaria forza. Don Milani continua a ricordarci che la scuola non è soltanto il luogo in cui si trasmettono conoscenze, ma quello in cui si formano cittadini liberi, consapevoli e responsabili.
Per questo sento il dovere di ringraziare pubblicamente l'amico Peppino Aloise. Con una riflessione nata a margine di una bella serata dedicata a Don Milani, ci ha aiutati ad allargare lo sguardo, riportando alla memoria Josephine Baker e il suo legame ideale con Martin Luther King. Un accostamento tutt'altro che casuale, perché ci ricorda come le grandi conquiste civili siano nate dall'istruzione, dalla cultura e dalla forza della parola.
Don Milani, Josephine Baker e Martin Luther King appartenevano a mondi diversi, parlavano lingue diverse e affrontavano problemi differenti. Eppure indicavano tutti la stessa strada: quella della conoscenza come fondamento della giustizia, della libertà e della democrazia.
Oggi più che mai, in una società attraversata da nuove disuguaglianze, da povertà educative e da un linguaggio pubblico spesso aggressivo, quella lezione conserva intatta la sua attualità. Perché una comunità cresce non quando alza muri o alimenta divisioni, ma quando investe nella scuola, nella cultura e nella capacità di educare le nuove generazioni al pensiero critico.
È questa l'eredità più preziosa che Don Milani, Josephine Baker e Martin Luther King continuano ad affidarci. Un'eredità che non appartiene soltanto alla storia, ma parla con forza al nostro presente.
Antonio Michele Cavallaro
PS: Josephine Baker fu ammessa nel Pantheon il 30 novembre 2021, prima donna nera a ricevere questo onore in Francia, e che Marc Bloch vi entrerà per decisione annunciata dal presidente Macron recentemente nello scorso mese di giugno.






