Questo sito utilizza cookie per garantire il corretto funzionamento delle procedure e migliorare l'esperienza d'uso delle applicazioni. Se vuoi saperne di più o negare il consenso clicca su info. Continuando a navigare o accettando acconsenti all'utilizzo dei cookie.

Quando lo Stato fa paura

difesa delle donne madri.pngMi è capitato di leggere un comunicato diffuso dal Partito dell'Alternativa Monarchica. Non ne condivido l'impostazione politica, né tantomeno la proposta di una restaurazione monarchica, che considero estranea al dibattito odierno. Tuttavia, al di là delle conclusioni cui giunge, quel testo pone una domanda che merita di essere affrontata senza pregiudizi.

Lo spunto nasce dalla vicenda di una ragazza minorenne rimasta incinta che, chiedendo consiglio sui social, avrebbe ricevuto da centinaia di persone un'unica risposta: lasciare l'Italia o trasferirsi in un'altra regione per evitare possibili interventi dei servizi sociali.

Non so se quel caso sia stato raccontato correttamente, né intendo entrare nel merito di una vicenda personale che non conosco. Ma il dato che colpisce è un altro: se tante persone arrivano a pensare che lo Stato rappresenti un pericolo anziché una protezione, significa che esiste un problema di fiducia che non può essere ignorato.

Ho vissuto vent'anni in Svizzera. In quel Paese ho imparato molte cose, ma soprattutto una: le istituzioni possono essere rigorose, perfino severe, senza per questo essere percepite come ostili. Il cittadino sa che lo Stato può intervenire quando è necessario, ma sente anche che esistono regole chiare, controlli efficaci e la possibilità di essere ascoltato. È questo che genera fiducia.

Naturalmente anche in Italia lo Stato ha il dovere di intervenire quando un minore è realmente in pericolo. Sarebbe grave il contrario. Magistrati, assistenti sociali, psicologi, educatori e forze dell'ordine svolgono un compito delicatissimo e, nella grande maggioranza dei casi, operano con professionalità e senso di responsabilità. Sarebbe profondamente ingiusto trasformare eventuali errori in un'accusa indiscriminata contro un'intera categoria.

Ma proprio perché il potere di allontanare un bambino dalla propria famiglia è uno dei più delicati che un ordinamento possa esercitare, esso deve essere accompagnato da garanzie rigorose, trasparenza assoluta e controlli costanti. Ogni decisione sbagliata può lasciare ferite profonde, difficili da rimarginare.

Vicende come quella di Bibbiano, al di là delle ricostruzioni spesso contrapposte e delle inevitabili strumentalizzazioni politiche, hanno incrinato la fiducia di molti cittadini. Ignorare questo sentimento sarebbe un errore. Quando una parte dell'opinione pubblica arriva a guardare con sospetto istituzioni nate per proteggere i più deboli, significa che qualcosa va ricostruito.

Forse è arrivato il momento di aprire una riflessione seria sul funzionamento della giustizia minorile e dei servizi sociali. Non per delegittimarli, ma per rafforzarne la credibilità. Una democrazia matura non teme il controllo delle proprie istituzioni; lo considera, anzi, una garanzia di imparzialità. Chiedere procedure sempre più trasparenti, motivazioni comprensibili, verifiche indipendenti e un maggiore sostegno alle famiglie in difficoltà non significa essere contro lo Stato. Significa pretendere uno Stato migliore.

Troppo spesso il dibattito pubblico si trasforma in uno scontro tra opposte tifoserie. Da una parte c'è chi difende ogni decisione delle istituzioni come se fosse infallibile; dall'altra chi vede complotti, persecuzioni e malafede ovunque. La realtà, come quasi sempre accade, è molto più complessa. Esistono migliaia di operatori che lavorano con dedizione e competenza, ma nessun sistema umano è immune dagli errori. Proprio per questo deve poter essere verificato e, quando necessario, corretto.

Vorrei aggiungere una riflessione che considero fondamentale. Uno Stato moderno non si misura soltanto dalla capacità di punire o di intervenire, ma soprattutto dalla capacità di prevenire. Molte famiglie non hanno bisogno che qualcuno sottragga loro un figlio; hanno bisogno di un sostegno economico, educativo, psicologico o sociale che consenta loro di superare un momento difficile. Aiutare una famiglia a restare unita, quando ciò è possibile e compatibile con l'interesse del minore, rappresenta spesso il risultato migliore per tutti.

Lo Stato non deve fare paura. Deve ispirare fiducia. Deve essere autorevole, non autoritario; vicino ai cittadini, non distante; fermo quando occorre, ma sempre animato da umanità e buon senso.

Il comunicato che ha ispirato queste riflessioni propone una soluzione politica che non condivido. Ma le domande che pone non possono essere liquidate come propaganda. Perché una giovane donna dovrebbe pensare di dover lasciare il proprio Paese per affrontare una maternità? Perché tante persone consigliano di allontanarsi invece di affidarsi alle istituzioni?

Forse le risposte non sono semplici. Ma una cosa è certa: ogni volta che un cittadino vede nello Stato un nemico anziché un alleato, la democrazia si indebolisce. E ricostruire quel rapporto di fiducia dovrebbe essere un obiettivo comune, al di sopra di ogni appartenenza politica.

Le istituzioni non chiedono di essere amate. Chiedono di essere credibili. Ed è proprio sulla credibilità che si fonda l'autorevolezza dello Stato. Quando questa vacilla, non serve alzare la voce o contrapporre ideologie. Serve ascoltare, correggere ciò che non funziona e dimostrare, con i fatti, che lo Stato è davvero al servizio della persona. Solo così potrà tornare a essere percepito come la casa di tutti e non come qualcosa da cui difendersi.

Tonino Cavallaro

Libero pensatore

Ultime Notizie

Un contributo sulla manipolazione delle menti Abbiamo ricevuto dalla poetessa, scrittrice e attenta osservatrice della realtà mondiale contemporanea, Noris Roberts, (nella...
In pochi mesi cambiano le posizioni della politica: dal "non ci sono le condizioni" agli annunci di 30 milioni di...
A Trebisacce la politica torna a confrontarsi: Lombardo e D’Andrea discutono di democrazia, legge elettorale e futuro delle istituzioni Un incontro...
Il ricordo di Euristeo Ceraolo racconta un volto poco conosciuto del grande cantautore: quello dell'uomo che scelse di sostenere la...

Please publish modules in offcanvas position.