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Vinitaly a Sibari: oltre gli slogan, una riflessione sul modello di sviluppo

vinitaly-foto-sloganx.pngIl comunicato diffuso ieri da Rifondazione Comunista Calabria, fortemente critico nei confronti di Vinitaly and the City e della narrazione della "Calabria Straordinaria", offre l'occasione per una riflessione che va oltre il confronto politico. Più che discutere se la manifestazione sia stata un successo o un fallimento, sarebbe opportuno interrogarsi su quale modello di sviluppo turistico ed economico si intenda costruire per la Calabria e, nello specifico, per la Sibaritide.

Nessuno mette in dubbio che un evento di rilevanza nazionale rappresenti un'importante occasione di visibilità. La presenza del Presidente della Regione, di due ministri e delle principali istituzioni conferisce inevitabilmente prestigio all'iniziativa e richiama l'attenzione dei mezzi di informazione. È altrettanto indiscutibile che il vino calabrese costituisca una delle eccellenze agroalimentari della nostra regione e meriti di essere promosso.

La domanda, tuttavia, è un'altra: quali benefici concreti rimangono sul territorio una volta conclusa la manifestazione?

La Sibaritide, infatti, non rappresenta storicamente il cuore della viticoltura calabrese. Le aree dove si concentrano le produzioni più importanti e più estese sono altre: il Cirò e il Crotonese, il Lametino, il Cosentino collinare, il Savutese, il Bivongese, il Reggino e altre zone che vantano una tradizione vitivinicola consolidata e riconosciuta. La Piana di Sibari è invece conosciuta soprattutto per la sua straordinaria produzione agrumicola, per le pesche, gli ortaggi, l'olivicoltura e, più in generale, per un'agricoltura tra le più ricche e diversificate del Mezzogiorno.

Questo non significa che il Vinitaly non dovesse svolgersi a Sibari, ma induce a chiedersi se l'evento sia stato realmente costruito intorno alle peculiarità del territorio ospitante oppure se il territorio sia stato scelto soprattutto come prestigiosa cornice.

Anche sotto il profilo turistico sarebbe utile disporre di dati ufficiali. L'impressione, condivisa da molti operatori, è che il pubblico presente fosse costituito prevalentemente da residenti della Sibaritide, visitatori provenienti dai centri limitrofi e dai turisti già presenti nelle strutture balneari della costa ionica. Una partecipazione certamente significativa, ma diversa dall'immagine di un evento capace di richiamare consistenti flussi turistici provenienti da altre regioni o dall'estero.

Sarebbe quindi interessante conoscere alcuni numeri: quanti visitatori sono arrivati appositamente per Vinitaly? Quante presenze alberghiere aggiuntive sono state registrate? Quante aziende locali hanno realmente ampliato i propri mercati grazie all'evento? Sono questi gli indicatori che consentono di valutare l'efficacia di una manifestazione, molto più delle fotografie istituzionali o dell'eco mediatica.

C'è poi un altro aspetto che merita attenzione. Il Parco Archeologico di Sibari è uno dei siti più importanti della Magna Grecia e rappresenta un patrimonio culturale di valore internazionale. Utilizzarlo come sede di eventi può essere una scelta felice, purché essi contribuiscano anche a far conoscere la storia dell'antica Sibari e a incentivare la visita del museo e dell'area archeologica. Se invece il sito diventa semplicemente una scenografia di prestigio, il rischio è che il suo immenso valore culturale rimanga sullo sfondo.

Il turismo moderno, infatti, non vive di eventi isolati ma di esperienze complete. Il visitatore sceglie una destinazione perché trova servizi efficienti, collegamenti adeguati, strutture ricettive di qualità, itinerari culturali, paesaggi, buona cucina, sicurezza e accoglienza. Sono questi gli elementi che trasformano una visita occasionale in un ritorno.

Da questo punto di vista, anche le osservazioni contenute nel comunicato di Rifondazione Comunista, al di là del giudizio politico, richiamano questioni reali: sanità, trasporti, tutela del territorio e qualità dei servizi restano temi centrali per chi vive in Calabria e, indirettamente, anche per chi sceglie di visitarla.

La vera sfida non consiste quindi nello scegliere tra eventi sì o eventi no. Le manifestazioni sono utili se inserite all'interno di una strategia più ampia, capace di valorizzare in maniera permanente le vocazioni di ogni territorio.

La Sibaritide possiede un patrimonio unico: il Parco Archeologico, il Museo Nazionale, il mare, il Pollino, i centri storici, i castelli, le produzioni agricole di eccellenza e una storia millenaria che pochi territori possono raccontare. È su questa identità che dovrebbe essere costruita una promozione continua, facendo degli eventi uno strumento e non il fine.

Solo così lo slogan "Calabria Straordinaria" potrà trasformarsi da efficace messaggio pubblicitario in una realtà percepita ogni giorno dai cittadini e dai visitatori. Perché la straordinarietà di una terra non si misura nella riuscita di un fine settimana, ma nella capacità di creare sviluppo stabile, opportunità diffuse e un turismo che lasci ricchezza al territorio durante tutto l'anno.

Il dibattito che si è sviluppato attorno a Vinitaly and the City dimostra quanto l'iniziativa abbia inciso sull'opinione pubblica. Da un lato il comunicato di Rifondazione Comunista Calabria, dall'altro l'editoriale pubblicato da AltrePagine, significativamente intitolato "Il delirio da Tavernello del Vinitaly a Sibari", hanno espresso valutazioni fortemente critiche sulla manifestazione. Sul versante opposto, la Regione Calabria, gli organizzatori e le istituzioni presenti hanno invece parlato di un grande successo e di una vetrina internazionale per il territorio.

Due letture profondamente diverse che meritano entrambe rispetto, ma che, proprio perché formulate a caldo, restano inevitabilmente legate a sensibilità e valutazioni differenti. È per questo che, prima di parlare di successo o di fallimento, sarebbe opportuno attendere i dati ufficiali.

Sarebbe però un errore cadere nel pregiudizio opposto, quello di liquidare la manifestazione come un semplice esercizio di propaganda. Un'analisi seria non può basarsi né sugli slogan né sulle impressioni, ma sui risultati.

Per questo motivo è opportuno attendere che gli organizzatori rendano pubblici alcuni dati fondamentali: il numero effettivo degli espositori, la provenienza delle cantine partecipanti, il numero dei visitatori, la loro distribuzione geografica, l'eventuale incremento delle presenze nelle strutture ricettive della Sibaritide e le ricadute economiche registrate dagli operatori locali.

Sarà importante capire quanti visitatori abbiano raggiunto Sibari esclusivamente per partecipare a Vinitaly and the City e quanti, invece, fossero residenti della Sibaritide, provenienti dai comuni limitrofi o già presenti nelle località balneari della costa ionica per le vacanze estive. È una distinzione tutt'altro che marginale, perché consente di misurare la reale capacità dell'evento di attrarre nuovi flussi turistici, obiettivo dichiarato della manifestazione.

Solo attraverso questi elementi sarà possibile valutare con obiettività se l'investimento abbia prodotto un effettivo valore aggiunto per il territorio oppure se abbia rappresentato soprattutto un'importante operazione di comunicazione istituzionale.

Le grandi manifestazioni non vanno né osannate né demonizzate. Vanno misurate. E gli strumenti di misura, in questo caso, hanno nomi molto precisi: presenze turistiche, occupazione delle strutture ricettive, ritorno economico per le imprese, visibilità duratura del territorio e crescita delle produzioni locali. Solo quando questi dati saranno disponibili si potrà esprimere un giudizio fondato, libero da pregiudizi e da facili entusiasmi, nell'interesse esclusivo della Calabria e della Sibaritide.

La redazione

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