Ho letto con particolare dolore gli articoli pubblicati in questi giorni sulla morte di Ornella Forastefano e ho seguito, attraverso le cronache e le immagini, il commosso addio che la comunità di Sibari le ha tributato
Ma mentre leggevo, nella mia memoria tornava un'altra Ornella. Non quella delle cronache di questi giorni, non la donna di 46 anni vittima di una violenza assurda e terribile, ma la bambina che conoscevo tanti anni fa. Ornella era quasi coetanea di mio figlio e frequentava con lui le scuole elementari a Sibari. Erano gli anni in cui i bambini si conoscevano tutti, si incontravano a scuola, per strada, nelle piazze, nelle occasioni della vita quotidiana. Sibari era, ed è ancora, una comunità nella quale le vicende delle famiglie finiscono inevitabilmente per intrecciarsi.
Poi gli anni passano. I bambini diventano ragazzi, poi uomini e donne, e le strade della vita finiscono spesso per allontanarsi. Anche io e Ornella, con il trascorrere del tempo, ci siamo persi un po' di vista. Non era però una distanza completa: ogni tanto mi capitava di incontrarla, di salutarla, di scambiare qualche parola passando davanti al bar che gestiva insieme ai suoi figli. Erano incontri brevi, quelli che la vita quotidiana rende quasi banali.
Un saluto, un sorriso, qualche parola. Eppure oggi quei piccoli momenti assumono un significato diverso. Perché quando una persona che abbiamo conosciuto fin da bambina viene improvvisamente strappata alla vita, ci accorgiamo che nella nostra memoria non esiste soltanto la persona adulta che abbiamo visto per l'ultima volta. Esiste anche quella bambina che abbiamo incontrato tanti anni prima, quando ancora tutto doveva accadere: questa è l’immagine che vorrei conservare di Ornella.
Non voglio aggiungere un'altra cronaca alla cronaca. In questi giorni i giornali hanno raccontato, con dovizia di particolari, la terribile sequenza degli ultimi momenti della sua vita. La Gazzetta del Sud, nell'edizione di oggi 22 agosto, ha ricostruito le tappe che dalla guardia medica di Amendolara hanno portato al pronto soccorso dell'ospedale di Trebisacce, mentre un altro servizio ha raccontato il dolore e la partecipazione della comunità di Sibari nel giorno dei funerali. Sono fatti che devono essere accertati dalla magistratura e sui quali è giusto attendere che le indagini facciano piena luce.
Ma nessuna indagine, nessun verbale e nessun articolo di giornale potranno mai raccontare fino in fondo: la vita normale di una persona prima che diventasse una vittima. questo rischiamo di dimenticare quando una donna muore in circostanze così terribili.
Prima del femminicidio c'era Ornella. C'era una bambina che andava a scuola a Sibari. C'era una ragazza che è cresciuta in mezzo alla sua comunità. C'era una madre. C'era una donna che lavorava e che aveva costruito, insieme ai propri figli, la sua quotidianità.
C'era una persona che aveva conosciuto le gioie, le difficoltà, le speranze e le preoccupazioni che appartengono alla vita di ciascuno di noi e c'erano persone, come me, che l'avevano conosciuta quando ancora era soltanto una bambina.
Ieri, davanti alla chiesa del Gesù Buon Pastore, Sibari ha salutato Ornella. Una folla numerosa ha accompagnato il feretro e, al termine della cerimonia, palloncini bianchi e rosa sono saliti nel cielo, mentre la musica accompagnava l'ultimo saluto.
Sono immagini che resteranno nella memoria di chi era presente. Ma, per chi l'ha conosciuta da bambina, ce n'è un'altra che vale la pena conservare: quella di una piccola alunna delle scuole elementari, quasi coetanea di mio figlio, inconsapevole del lungo cammino che aveva davanti. Così voglio ricordarla. Non soltanto per come una violenza feroce ha deciso di farla entrare nelle cronache, ma per quello che era prima.
Ornella è stata una bambina di Sibari, una figlia, una madre, una lavoratrice, una donna conosciuta e salutata tante volte per le strade della nostra comunità.
Mi auguro Che il suo nome non rimanga soltanto legato alla cronaca di un femminicidio, ma che rimanga, soprattutto, com’era quando la sua vita doveva ancora essere tutta davanti a lei.
Antonio Michele Cavallaro
La redazione di infosibari.it si unisce al dolore dei figli, della mamma, dei fratelli, sorelle e di tutti i congiunti.
Fonti: Gazzetta del Sud, edizione del 22 agosto 2026; Rai TGR Calabria, servizio sui funerali del 21 agosto 2026; altre cronache locali citate nel testo.






