Agricoltori, autotrasportatori, pescatori e imprenditori in mobilitazione contro il caro-carburante. Non è una protesta di categoria, ma il grido di un sistema produttivo che rischia di non reggere più i costi, eppure, l'attenzione dei grandi media nazionali appare insufficiente
La Calabria conta circa 1,7 milioni di abitanti, poco meno del 3% della popolazione italiana. Una percentuale modesta, se vogliamo, ma la Calabria fa parte di questa nazione e ha diritto di cronaca non soltanto quando si parla di delitti, criminalità e fatti di sangue, ma anche, se non soprattutto, quando a manifestare sono cittadini che lavorano, producono e tengono in piedi una parte importante dell'economia regionale.
In questi giorni: mentre agricoltori e autotrasportatori protestano contro il caro-carburante, mentre i presidi si moltiplicano e altre categorie annunciano iniziative di solidarietà, l'attenzione di una parte dei telegiornali nazionali appare decisamente inferiore alla portata della mobilitazione.
Una sorta di sciatteria informativa, che rischia di relegare il disagio del Mezzogiorno a una notizia secondaria.
Chi produce ricchezza merita di essere ascoltato
Gli agricoltori, i contadini, i pescatori e gli imprenditori legati alle attività agricole costituiscono una componente fondamentale dell'economia calabrese. In una regione dove le occasioni di lavoro alternative sono spesso limitate, l'agricoltura e le attività connesse rappresentano una risorsa essenziale per l'occupazione e per la tenuta dei territori.
Ma cosa accade quando produrre costa sempre di più, il carburante diventa insostenibile e i prezzi riconosciuti a chi lavora non garantiscono margini adeguati?
La risposta è sotto gli occhi di tutti: le aziende entrano in difficoltà, gli investimenti si fermano e il rischio di abbandonare l'attività aumenta. A pagarne le conseguenze non sono soltanto gli imprenditori, ma anche i dipendenti, le famiglie e le comunità che vivono di quelle attività.
Il Quotidiano del Sud e la Gazzetta del Sud, nelle edizioni del 14 ottobre, hanno raccontato i presidi nel Pollino e nella Sibaritide, le iniziative nel Cosentino e la protesta che coinvolge anche il Vibonese. L'ANSA e RaiNews Calabria hanno documentato a loro volta la mobilitazione e gli sviluppi della vertenza.
Le notizie, dunque, ci sono. La domanda è un'altra: perché una protesta che coinvolge il sistema produttivo e il costo della vita non riesce a ottenere un'attenzione nazionale proporzionata alla sua importanza?
Il caro-carburante riguarda tutti
Sarebbe sbagliato considerare questa mobilitazione soltanto una vertenza degli agricoltori e degli autotrasportatori.
Il caro-carburante colpisce anche i lavoratori che ogni giorno sono costretti a utilizzare l'automobile per raggiungere il posto di lavoro, le famiglie che vivono lontano dai servizi essenziali, i commercianti e le piccole imprese. In Calabria, dove i collegamenti pubblici non sempre offrono alternative adeguate, il problema diventa ancora più pesante.
Se a questo si aggiunge l'aumento degli altri costi quotidiani, si comprende perché il malcontento possa estendersi ben oltre le categorie direttamente coinvolte.
Per questo guardiamo con attenzione agli annunci di ulteriori iniziative e chiusure di attività commerciali. Se confermata nella sua estensione, una partecipazione così ampia dimostrerebbe che il disagio è ormai collettivo.
La nostra posizione è chiara: siamo con gli agricoltori, gli autotrasportatori, i pescatori e gli imprenditori che chiedono condizioni economiche sostenibili. Ma siamo anche con tutti i cittadini che pagano il caro-carburante e con i lavoratori che non hanno alternative per raggiungere il proprio posto di lavoro.
Questo non significa ignorare i disagi che i presidi possono provocare, né rinunciare al rispetto dei diritti degli altri cittadini. Significa riconoscere che le ragioni della protesta meritano ascolto e risposte concrete.
La Regione ha annunciato uno stanziamento di 15 milioni di euro per affrontare le conseguenze del caro-carburante. Sarà necessario verificarne l'effettiva attuazione e capire se le misure adottate saranno sufficienti a rispondere alle difficoltà denunciate dalle imprese.
La Calabria non chiede privilegi, ma attenzione
Non chiediamo che la Calabria abbia più spazio nei telegiornali perché è Calabria. Chiediamo che le notizie siano valutate per la loro importanza sociale ed economica, non soltanto per la loro capacità di suscitare clamore.
La nostra regione ha diritto di essere raccontata anche quando manifesta per difendere il lavoro, la produzione e la sopravvivenza delle proprie imprese.
Il Sud non può comparire nelle cronache nazionali soltanto quando accadono fatti di sangue. Deve trovare spazio anche quando chi produce ricchezza, garantisce occupazione e sostiene l'economia reale alza la voce perché non riesce più ad andare avanti.
La protesta degli agricoltori e degli autotrasportatori è un campanello d'allarme. Ignorarne le ragioni non le farà scomparire. E relegarle nelle pagine locali non renderà meno grave il problema.
La Calabria è parte integrante del Paese. I suoi cittadini pagano le stesse imposte, affrontano gli stessi rincari e hanno lo stesso diritto di essere ascoltati.
Noi di InfoSibari siamo al loro fianco. Perché quando chi produce e chi lavora non riesce più a sostenere i costi, non è soltanto una categoria a essere in difficoltà: è l'intera comunità a rischiare di pagare il conto.
La Redazione di infosibari.it
Foto in alto rielaborata con AI