Ieri mattina, facendo un giro in macchina tra Marina e Laghi di Sibari e poi salendo verso Doria percorrendo la SS534 ho notato nuovi impianti arborei in terreni che fino a due anni fa erano coltivati per lo più a riso e/o granaglie. Non riuscivo a capire di che piante si trattasse, ho scartato subito i frutteti di qualsiasi tipo perché sapevo (o almeno pensavo di sapere) che alcune di quelle zone sono parecchio salmastre e mal si prestano a coltivazioni intensive di agrumi, pesche o altre tipologie di frutta. Ho pensato di avere una non corretta informazione sulla qualità di quei terreni, ciononostante ho chiesto a qualche amico più informato, e così ho scoperto che si tratta di impianti di rimboschimento, probabilmente con piante compatibili del tipo pino mediterraneo o similari, comunque i proprietari beneficiano di speciali finanziamenti ricavati da fondi europei denominati "carbon credit", che la UE mette a disposizione per eliminare le emissioni di CO₂ nell'atmosfera. Intanto l'amico dott. Mario Brogna, sempre attentissimo su quel che succede nell'agricoltura della sibaritide, mi indica una nota molto interessante sull'argomento dell'agronomo dott. Luigi Ferrara pubblicata sui socials, ed ho ritenuto di far cosa gradita alle amiche ed agli amici del nostro sito, riportandola per intero. Buona Lettura. (A.M.Cavallaro)
I Crediti di Carbonio del dott. Luigi Ferrara
Un viaggio per tornare a casa a Natale può trasformarsi in un esempio concreto per capire come funzionano i crediti di carbonio e perché rappresentano uno degli strumenti più discussi nella lotta al cambiamento climatico.
Se mia figlia, per tornare a casa da Milano, avesse scelto di prendere un volo Ryanair diretto a Lamezia Terme ( Boeing 737), avrebbe immesso in atmosfera circa mezza tonnellata di CO₂. A questa andrebbero aggiunti altri 68 chilogrammi necessari per andarla a prendere e riaccompagnarla all’aeroporto con la mia auto. Con un unico viaggio avrebbe quindi prodotto un quantitativo di emissioni pari a quanto un cittadino europeo dovrebbe generare in un intero anno (0,6 tonnellate) per restare entro gli obiettivi di neutralità climatica indicati per contenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C rispetto all’era preindustriale.
La scelta del treno ha invece ridotto drasticamente l’impronta di carbonio (Carbon footprint) del suo viaggio: solo 37 chilogrammi di CO₂, una quantità paragonabile a quella emessa dalla mia automobile per prenderla e riaccompagnarla alla stazione di Castiglione, nel Cosentino.
Per compensare l’emissione di CO₂ prodotta dal suo ipotetico viaggio in aereo avrebbe dovuto investire circa 12 euro in un progetto di riforestazione. Con questo semplice esempio ho cercato di spiegare che cosa sono i crediti di carbonio, di cui oggi tanto si parla
Quale ruolo svolgono davvero i crediti di carbonio nella transizione ecologica?
I crediti di carbonio sono strumenti finanziari che rappresentano la rimozione o la riduzione di una tonnellata di CO₂ equivalente dall’atmosfera.
Acquistandoli, aziende e privati possono compensare le proprie emissioni finanziando progetti in grado di eliminare gas serra o evitarne la produzione. Si tratta di un mercato articolato, spesso criticato, ma oggi imprescindibile nel dibattito sulla decarbonizzazione , di cui si parlerà in un prossimo convegno nella sala consiliare di Castrovillari il 22/12/2025
Consultando chi ne sa più di me mi ha spiegato che il mercato globale dei crediti di carbonio è diviso in due segmenti principali.
- mercato regolamentato
- mercato volontario
Il primo è dominato dall’EU ETS, l’European Union Emissions Trading System, che nel 2024 ha raggiunto un volume di scambi pari a 770 miliardi di euro, rappresentando l’87% del mercato mondiale. In questo sistema, le aziende appartenenti a settori ad alta intensità energetica – come produzione elettrica, industria pesante e aviazione – sono OBBLIGATE a compensare le emissioni acquistando quote.
Più flessibile, ma anche più vulnerabile, è il mercato volontario. Nel 2024 ha subito un forte ridimensionamento, crollando da 1,9 miliardi a 723 milioni di dollari. Un segnale che ha alimentato dubbi sull’efficacia di alcuni progetti di compensazione. Nonostante ciò, resta uno strumento essenziale per le imprese che intendono perseguire obiettivi di neutralità carbonica oltre gli obblighi normativi.
Mi sono chiesto quanto è credibile un credito di carbonio generato da un progetto?
I progetti devono rispondere a quattro criteri fondamentali:
• Addizionalità: il progetto non deve poter esistere senza i ricavi dei crediti;
• Permanenza: i benefici devono mantenersi nel tempo;
• Misurabilità: la riduzione delle emissioni deve poter essere quantificata;
• Verificabilità: i risultati devono essere certificati da enti indipendenti.
I progetti finanziati dai carbon credit possono essere suddivisi in due categorie:
• Carbon removal: interventi che RIMUOVONO CO₂ già presente in atmosfera, come la riforestazione o le tecnologie di cattura del carbonio.
• Carbon avoidance: progetti che EVITANO emissioni future, ad esempio la produzione di energia rinnovabile o l’efficienza energetica.
Gli esperti ritengono generalmente più efficaci i progetti di removal, poiché contribuiscono a ridurre la concentrazione complessiva di CO₂ nell’aria. Al contrario, molti progetti di avoidance sono stati criticati per scarsa addizionalità, soprattutto nel caso delle energie rinnovabili, ormai economicamente competitive anche senza i ricavi dei crediti.
Uno dei settori che può generare un impatto significativo è l’AGRICOLTURA
. La Calabria, in particolare, dispone di ampi margini di sviluppo per la produzione di crediti attraverso PRATIVHE RIGENERATIVE.
Un esempio concreto arriva dalle tante aziende della piana di Sibari , che applicano la tecnica dell’inerbimento controllato sulla maggior parte dei loro frutteti. Il mantenimento di un cotico erboso permanente nelle interfile permette di sequestrare tra 0,5 e 2 tonnellate di CO₂ per ettaro all’anno, a seconda delle condizioni climatiche. La siccità, purtroppo sempre più frequente nel Sud Italia, può ridurre l’efficacia del metodo, ma i benefici restano considerevoli: maggiore fertilità del suolo, riduzione dell’erosione, aumento della sostanza organica e, naturalmente, maggiore capacità di stoccaggio di carbonio.
Inoltre il potenziale regionale è enorme: la Calabria dispone di 200.000 ettari di terreni idonei alla riforestazione, che potrebbero generare tra 600.000 e 900.000 crediti entro il 2030.
Tornando al mio esempio iniziale, se mia figlia avesse davvero preso l’aereo, ed io avessi voluto compensare la CO₂ del suo viaggio avrei dovuto gestire un altro ettaro con inerbimento permanente ( un esempio di carbon removal non proprio nel senso stretto della parola in quanto non permanente, ma alquanto efficace per sequestrare carbonio dall’atmosfera). Una provocazione, certo, ma utile a comprendere come i comportamenti individuali si intreccino con gli strumenti della finanza climatica.
I crediti di carbonio non sono la soluzione definitiva al cambiamento climatico, ma possono rappresentare un tassello importante – a patto che siano credibili, verificabili e inseriti in una strategia più ampia di riduzione delle emissioni.
ATTENZIONE al GREENWHASHING “lavarsi di verde”, sempre dietro la porta, cioè la possibilità che un’azienda, un prodotto o un’organizzazione si presenti come più sostenibile o “verde” di quanto sia realmente, tramite comunicazioni ingannevoli, vaghe o non supportate da fatti.
(foto: dal web)






