MISSILI SU TARGET ITALIANI: MOSCA ALZA IL TIRO
Quattro siti nel mirino. “Vi abbiamo avvisati”
Un annuncio che scuote più di qualsiasi indiscrezione: la Russia indica pubblicamente obiettivi in Europa, Italia compresa. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Domani in un articolo di Berto Rapetto, alcuni siti industriali italiani – tra Garbagnate Milanese e le province di Verbano-Cusio-Ossola, Lecco e Venezia – sarebbero considerati “bersagli legittimi”.
Il motivo? La produzione di componenti destinati ai droni utilizzati dall’Ucraina. Una giustificazione che Mosca rende esplicita attraverso una comunicazione ufficiale diffusa su Telegram: “un messaggio diretto, più simile a un avvertimento che a una semplice presa di posizione”.
L’elenco degli obiettivi, reso pubblico con tanto di dettagli, appare come una mossa calcolata. “Non trasparenza, ma pressione psicologica”, si potrebbe dire. Una strategia che punta a spostare il conflitto anche sul piano della percezione, coinvolgendo direttamente le opinioni pubbliche europee.
Alla base c’è la crescente collaborazione tra Europa e Kiev nella produzione di droni militari. Per il Cremlino si tratta di una escalation: un passo che trasformerebbe i Paesi europei in retrovie operative del conflitto. Da qui il monito: conoscere nomi e indirizzi delle aziende significa “capire dove nascono le minacce”.
Il tono finale è quello di un avviso senza ambiguità: “vi abbiamo avvisati”. Una formula che pesa come un macigno e che lascia intravedere scenari imprevedibili.
Resta una domanda sospesa, quasi amara: “fino a che punto può spingersi questa spirale di tensione prima che il buon senso torni a prevalere?”
Ma torniamo con i piedi sulla terra, la nostra intendiamo, quella calabra e del sud in generale, dobbiamo preoccuparci anche da queste parti?
In questo frangente la mancata industrializzazione del nostro territorio gioca a nostro vantaggio: cosa potrebbero bombardare i russi: non si producono né armi e né componenti per missili, droni e altre diavolerie del genere, al massimo potrebbero risultare "appetibili" le nostre clementine o le arance, ma noi saremmo disposti ad uno scambio pacifico, frutta in cambio di petrolio e siamo sicuri che accetterebbero. “Diplomazia agrumicola”, potremmo chiamarla.
Peccato che non si possa fare. Il Sud non è uno Stato autonomo e dipende dalle scelte e dagli interessi di chi sta ben più a nord, dove invece quelle produzioni sensibili esistono eccome. Certo, qualche pensiero resta: basi come Sigonella potrebbero finire nel mirino. Forse non dei russi, ma di altri attori meno prevedibili. E allora sì, converrebbe iniziare a guardarsi intorno.
Magari riscoprendo le nostre grotte, disseminate ovunque: rifugi naturali da attrezzare con un minimo di organizzazione. “Brande, scorte e porte stagne”, giusto per non farsi trovare impreparati. E poi, come sempre da queste parti, affidarci anche a qualcosa di più antico: gli spiriti di chi quelle grotte le abitava migliaia di anni fa, come ci ricorda il nostro amato scrittore Salvatore Cataldi.
Amen.






