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Pollino in ginocchio: 900 ettari divorati dalle fiamme. Prioli: «Senza prevenzione ogni estate sarà un'emergenza»

prioli.jpgNovecento ettari di boschi e macchia mediterranea ridotti in cenere. È il primo, pesantissimo bilancio del vasto incendio che ha devastato il versante calabrese del Parco nazionale del Pollino, interessando i territori di Morano Calabro, Castrovillari, Frascineto e San Basile. Una stima ancora provvisoria, quella fornita dall'Ente Parco, destinata ad essere aggiornata nei prossimi giorni con rilievi più approfonditi, ma già sufficiente a fotografare la gravità di uno dei roghi più devastanti degli ultimi anni.

Mentre sul territorio prosegue la conta dei danni ambientali, cresce la riflessione su un fenomeno che ogni estate torna a colpire il patrimonio naturalistico della Calabria. A intervenire è Angelo Prioli,(nella foto) vice sindaco di Frascineto, consigliere nazionale dell'ANCI e volontario della Protezione civile con il Gruppo Soccorritori Aquile del Pollino, da oltre quindici anni impegnato direttamente nelle operazioni di spegnimento degli incendi boschivi.

«Gli incendi si combattono con una macchina organizzativa capace di intervenire nei primi minuti – afferma Prioli –. I primi dieci minuti decidono il destino di un incendio. Trascorso quel tempo, nella maggior parte dei casi non resta che cercare di contenerne gli effetti.»

Secondo Prioli il problema non riguarda soltanto la rapidità degli interventi, ma soprattutto le condizioni in cui versa il territorio. «Il fuoco trova boschi già pronti a bruciare. La vegetazione secca e continua favorisce una propagazione rapidissima delle fiamme e, in molte aree, le squadre di terra hanno enormi difficoltà a raggiungere i punti più impervi. È una fragilità strutturale che si ripresenta puntualmente ogni estate.»

L'esperienza maturata sul campo porta il vice sindaco di Frascineto ad individuare nella prevenzione l'anello debole del sistema antincendio. «L'emergenza viene affrontata quando ormai è esplosa, con un grande dispiegamento di uomini, mezzi ed elicotteri. Molto meno, invece, si investe durante l'inverno, quando sarebbe necessario intervenire sulla pulizia dei sottoboschi, realizzare e mantenere le fasce tagliafuoco, intensificare la sorveglianza delle aree più esposte e sostenere concretamente i Comuni che non dispongono di personale e risorse adeguate.»

Nel dibattito pubblico, osserva Prioli, l'attenzione si concentra spesso sul numero dei Canadair disponibili o sui tempi di decollo dei mezzi aerei. «Sono strumenti indispensabili quando un incendio ha ormai assunto grandi dimensioni – sottolinea – ma non possono sostituire una corretta gestione del territorio. Nessun Canadair può recuperare anni di incuria e nessun mezzo aereo può impedire che qualcuno appicchi deliberatamente il fuoco.»

Sul fronte investigativo, Prioli auspica che le autorità competenti riescano ad accertare responsabilità e cause degli incendi che ogni anno devastano il Pollino e molte altre aree della Calabria.

Il bilancio, intanto, resta pesantissimo. Oltre agli ettari di vegetazione andati distrutti, il rogo lascia una ferita profonda alla biodiversità di uno dei parchi naturali più importanti d'Europa. «Il danno è enorme – conclude Prioli –. Per ricostruire questo patrimonio naturale saranno necessari molti anni.»

Nota della Redazione

Le immagini del Pollino avvolto dalle fiamme ripropongono una domanda che, puntualmente, ritorna ogni estate: è davvero inevitabile assistere impotenti alla distruzione di migliaia di ettari di bosco?

Ogni anno si discute dell'arrivo dei Canadair, del numero degli elicotteri disponibili, dei ritardi negli interventi e delle responsabilità operative. Questioni importanti, ma che riguardano la fase dell'emergenza, quando il danno è già iniziato. Molto meno spazio viene invece dedicato alla prevenzione, che rappresenta l'unica vera arma capace di limitare gli incendi prima che diventino incontrollabili.

La gestione del patrimonio forestale dovrebbe essere un'attività ordinaria e continua: manutenzione dei boschi, pulizia del sottobosco, apertura e manutenzione delle piste tagliafuoco, punti di approvvigionamento idrico, videosorveglianza, educazione ambientale e presenza costante sul territorio. Interventi meno appariscenti di un Canadair in volo, ma infinitamente più efficaci nel lungo periodo.

C'è poi un altro aspetto che non può essere ignorato. In una regione dove ogni estate si registrano decine e decine di incendi, è indispensabile che le indagini individuino con rapidità gli eventuali responsabili. Se dietro molti roghi c'è la mano dell'uomo, come spesso emerge dalle inchieste, la prevenzione passa anche attraverso la certezza della pena. Distruggere un bosco significa cancellare in poche ore un patrimonio naturale costruito in decenni, compromettere habitat unici, mettere a rischio la fauna, impoverire il paesaggio e creare danni economici alle comunità locali.

Il Pollino non appartiene soltanto ai Comuni che ne custodiscono il territorio. È un patrimonio della Calabria, del Mezzogiorno e dell'intero Paese. Ogni ettaro che va in fumo rappresenta una perdita collettiva che richiederà decenni per essere recuperata. Per questo la stagione degli incendi non dovrebbe essere affrontata solo come un'emergenza estiva, ma come una questione di politica ambientale, programmazione e responsabilità condivisa durante tutto l'anno.

Fonte: comunicato stampa con dichiarazioni del vice sindaco di Frascineto e consigliere nazionale ANCI Angelo Prioli a cura di Francesco Garofalo

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