Rileggendo gli articoli pubblicati tra il 2007 e il 2009 si scopre che molte delle discussioni di oggi erano già iniziate quasi vent'anni fa.
Nel precedente articolo abbiamo cercato di spiegare perché oggi si parli di Regional Air Mobility (RAM) e non semplicemente di aeroporto. Prima di proseguire, però, è utile fare un passo indietro.
Molti pensano che il progetto dell'aeroporto di Sibari sia nato negli ultimi mesi o che rappresenti una nuova proposta politica. In realtà non è così. L'idea affonda le proprie radici molto più lontano nel tempo e, almeno per quanto riguarda sibari.info, il primo articolo dedicato all'argomento risale all'agosto del 2007.
Da allora abbiamo seguito costantemente ogni sviluppo della vicenda, pubblicando notizie, documenti, interviste e commenti. Rileggere oggi quei testi significa osservare, con il senno di poi, come sia cambiato il modo di immaginare questa infrastruttura e, nello stesso tempo, come siano rimasti immutati alcuni dei problemi che ancora oggi attendono una risposta.
I primi finanziamenti: sembrava l'inizio
Nell'agosto del 2007 la notizia sembrava destinata a cambiare il futuro della Sibaritide. La Regione Calabria annunciava lo stanziamento di 4 milioni e 900 mila euro, destinati agli espropri dei terreni, all'acquisizione delle aree e ai primi adempimenti necessari per la realizzazione dello scalo.
Era il primo segnale concreto dopo tanti anni di discussioni. Per la prima volta non si parlava soltanto di ipotesi o di dichiarazioni d'intenti, ma di risorse economiche e di procedure amministrative.
L'impressione diffusa era che il progetto fosse finalmente entrato nella fase operativa.
Oggi sappiamo che non fu così.
Quei finanziamenti rappresentarono certamente un passaggio importante, ma non bastarono a trasformare il progetto in un'opera concreta.
Il dibattito si accende
Poco più di un anno dopo, nell'ottobre del 2008, il progetto entrò nel vivo del dibattito pubblico grazie anche a un articolo pubblicato dal Quotidiano della Calabria.
L'autore analizzava lo studio di fattibilità allora disponibile e metteva in evidenza alcuni limiti dello scalo previsto.
La pista, lunga circa 1.500 metri, avrebbe consentito l'utilizzo di aeromobili turboelica, come gli ATR 42, con una capacità inferiore ai settanta passeggeri. Da questa constatazione nasceva una domanda destinata ad alimentare molte discussioni:
uno scalo regionale di queste dimensioni sarebbe stato realmente utile alla Sibaritide?
Era una domanda legittima. Molti ritenevano che un aeroporto così concepito non avrebbe potuto soddisfare le esigenze turistiche del territorio. Altri, invece, sostenevano che rappresentasse comunque un primo passo verso una crescita futura.
Una risposta scritta con la passione di quegli anni
A quell'articolo risposi personalmente sulle pagine di sibari.info. Riletto oggi, quel testo racconta bene il clima di quegli anni. Da operatore turistico, oltre che da gestore del sito, ero convinto che il territorio avesse bisogno di un collegamento aereo e cercai di dimostrare che uno scalo regionale avrebbe potuto comunque rappresentare un'opportunità importante.
Contestavo alcune valutazioni contenute nell'articolo, soprattutto quelle relative al bacino di utenza, alle distanze percorribili dagli aeromobili previsti e alle possibili ricadute sul turismo. Con il passare degli anni alcune di quelle riflessioni mantengono ancora una loro validità.
Altre, inevitabilmente, risentono dell'evoluzione che il trasporto aereo regionale ha conosciuto nel frattempo. Ed è proprio questa evoluzione a rendere oggi diverso il dibattito.
È cambiato il mondo dell'aviazione
Nel 2008 il confronto ruotava quasi esclusivamente attorno a una domanda:
serve oppure no un aeroporto tradizionale?
Oggi quella domanda non basta più. Negli ultimi vent'anni sono cambiati gli aeromobili, le tecnologie, i modelli di gestione e perfino il concetto stesso di mobilità aerea regionale.
Per questo motivo oggi si parla di Regional Air Mobility, un modello che non punta necessariamente alla realizzazione di un grande aeroporto commerciale, ma di un'infrastruttura multifunzionale, capace di integrare collegamenti regionali, servizi sanitari, Protezione Civile, attività di addestramento, voli charter, aerotaxi e, se le condizioni lo consentiranno, anche collegamenti di linea con aeromobili di piccola e media capacità.
È una differenza sostanziale che merita di essere compresa prima di esprimere giudizi sul progetto.
Le domande sono rimaste le stesse
C'è però un aspetto che colpisce rileggendo gli articoli pubblicati quasi vent'anni fa. Le domande poste allora sono, in larga parte, ancora attuali:
Quale sarà il bacino di utenza? Quali compagnie potrebbero essere interessate? Quali saranno i costi di gestione? Quale ruolo potrà svolgere lo scalo rispetto agli aeroporti già esistenti? Come potrà contribuire allo sviluppo del turismo e dell'agricoltura?
Sono interrogativi che attendono ancora risposte precise. Ed è proprio per questo che lo studio di fattibilità annunciato dal Comune rappresenta un passaggio fondamentale.
Guardare al passato per capire il presente
Rileggere oggi quegli articoli non significa fare un esercizio di nostalgia. Significa capire come un progetto possa evolversi nel tempo.
Nel 2007 e nel 2008 si ragionava secondo il modello dell'aeroporto regionale tradizionale. Oggi il contesto è profondamente cambiato e la proposta sembra ispirarsi a una concezione più ampia della mobilità aerea.
Resta naturalmente da verificare se questa nuova impostazione troverà conferma nello studio di fattibilità e se sarà davvero in grado di rispondere alle esigenze della Sibaritide. Una cosa, però, appare evidente.
Il dibattito di oggi non nasce dal nulla.
È il punto di arrivo di una storia lunga quasi quarant'anni, fatta di intuizioni, speranze, battute d'arresto e continue ripartenze. Una storia che merita di essere conosciuta prima ancora di essere giudicata.
Antonio Michele Cavallaro
DALL'ARCHIVIO DI SIBARI.INFO
(Per leggere gli articoli cliccare sul testo)
- 20 agosto 2007 – Primi fondi per l'aeroporto di Sibari
- 7 ottobre 2008 – L'aeroporto di Sibari secondo "Il Quotidiano"
- 7 ottobre 2008 – Risposta al "Quotidiano"
- 10 gennaio 2009 - L'aeroporto che non si vuole






