
Il 2012 doveva essere l'anno della svolta. Si parla di gara, finanziamento privato e persino di un soggetto incaricato di costruire e gestire lo scalo. Poi arrivano i dubbi del Governo
Nella puntata precedente avevamo lasciato l'aeroporto di Sibari alla fine del 2011. Dopo anni di discussioni, contrapposizioni politiche, progetti e promesse, sembrava finalmente arrivato il momento della svolta.
Il presidente della Regione Giuseppe Scopelliti aveva annunciato la disponibilità di ingenti risorse per la realizzazione dell'opera; la Provincia di Cosenza aveva già manifestato la propria disponibilità finanziaria; la Camera di Commercio sosteneva il progetto e anche il mondo imprenditoriale sembrava disposto a fare la propria parte.
Sembrava, insomma, che mancasse soltanto il passaggio decisivo: trasformare il progetto in un'opera concreta.
Ma il 2012 avrebbe dimostrato ancora una volta quanto fosse difficile arrivare a quel risultato.
Febbraio 2012: il progetto accelera
Il nuovo anno sembra iniziare sotto buoni auspici. Il 7 febbraio 2012 il presidente della Provincia Mario Oliverio convoca un tavolo tecnico nel quale l'aeroporto di Sibari viene nuovamente definito un'infrastruttura di importanza strategica per il territorio. Ma nello stesso periodo arriva anche una notizia destinata a riaprire la discussione.
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera (foto a lato) annuncia una revisione complessiva del sistema aeroportuale italiano.
Il Governo vuole evitare la proliferazione degli scali e individuare quelli realmente strategici, lasciando agli enti locali la responsabilità di sostenere economicamente quelli considerati non indispensabili.
In quel frangente, su sibari.info, pubblicai il 7 febbraio 2012 un articolo dal titolo volutamente provocatorio:
«Fanfaluche aeroportuali»
Il problema che ponevo era molto semplice. Come poteva la Calabria pensare alla realizzazione di un quarto aeroporto proprio mentre il Governo nazionale stava andando nella direzione opposta? Il piano del ministro Passera prevedeva infatti una forte razionalizzazione del sistema aeroportuale italiano, con una distinzione tra scali strategici, primari e complementari. Gli aeroporti più piccoli avrebbero dovuto dimostrare la propria sostenibilità oppure essere mantenuti a carico degli enti territoriali.
Il progetto di Sibari si trovava dunque davanti a un ostacolo nuovo e particolarmente importante. Non bastava più convincere la Regione. Bisognava fare i conti con la politica nazionale dei trasporti.
Il 23 febbraio: la Regione torna a parlare di Sibari
La questione arriva anche in Consiglio regionale. Le dichiarazioni del presidente Scopelliti vengono interpretate in modi diversi dalle forze politiche, tanto che nei giorni successivi si assiste a una serie di prese di posizione e precisazioni.
Il centrodestra regionale cerca di chiarire che il progetto non è stato abbandonato. L'assessore regionale ai Lavori pubblici Pino Gentile e il consigliere delegato ai Trasporti Fausto Orsomarso, nel marzo successivo, ribadiscono infatti la volontà della Regione di procedere nella direzione già indicata. Ma ormai la questione è diventata più complessa.
Non si tratta più soltanto di decidere se l'aeroporto serve o non serve. Occorre stabilire come finanziarlo, chi dovrà costruirlo, chi dovrà gestirlo e soprattutto chi dovrà assumersi il rischio economico dell'operazione. Compare, così, una parola che tornerà più volte nella storia dell'aeroporto e che sembra sempre risolutiva: privato.
29 marzo 2012: finalmente una procedura concreta
Arriva quel che sembrava sembra il passaggio più importante di tutta la vicenda.
Il 29 marzo 2012 la Giunta regionale della Calabria approva un atto di indirizzo finalizzato ad avviare il procedimento per la scelta del soggetto cui affidare la realizzazione e la gestione dell'aeroporto di Sibari. Questa volta non siamo più davanti soltanto a una dichiarazione politica.
La Regione parla di una vera e propria procedura. Il Dipartimento infrastrutture riceve il mandato di avviare l'iter per individuare il contraente e questa volta c'è un altro elemento molto importante: il progetto dovrebbe essere realizzato attraverso una forma di finanziamento tramite terzi, con una partecipazione privata prevista in misura non inferiore al 30 per cento dell'intervento. La Regione si dichiara disponibile a individuare e impegnare le risorse pubbliche necessarie al cofinanziamento.
Insomma, sembrerebbe davvero l'inizio della fase operativa. Non si parla più soltanto di "volontà". Si parla di procedura di gara, promotore, finanziamento, costruzione e gestione. Per chi aveva seguito la vicenda per anni, sembrava finalmente di poter dire:
adesso si comincia davvero. Ma quanto era realmente vicino il decollo?
Ma riflettendo bene oggi, ci si trovava allora davanti ad un "piccolo" dilemma: una cosa è approvare un atto di indirizzo. Un'altra è arrivare alla gara e aggiungiamo, un'altra ancora è trovare un soggetto disposto a investire e una cosa completamente diversa è arrivare alla costruzione dell'aeroporto.
Il documento regionale del marzo 2012 parla infatti di una procedura finalizzata a individuare il promotore e di un possibile apporto privato. Questo significa che il problema finanziario non era affatto risolto. La Regione non stava dicendo: "abbiamo tutti i soldi e domani iniziamo i lavori". Stava dicendo, piuttosto:
avviamo una procedura per individuare il soggetto che possa contribuire alla realizzazione e alla gestione dell'opera.
È una differenza sostanziale, una differenza che, riletta oggi, aiuta a comprendere perché tanti annunci non si siano poi trasformati in realtà.
Il ministro Passera e il problema degli aeroporti italiani
Nel frattempo, però, rimaneva sul tavolo la questione nazionale.
Il ministro Passera aveva espresso una posizione molto chiara sulla necessità di ridurre il numero degli aeroporti sostenuti direttamente o indirettamente dalla finanza pubblica. Il problema non era soltanto Sibari. Era il modello aeroportuale italiano nel suo complesso e la vicenda prende una piega diversa. Da una parte la Regione Calabria diceva:
Sibari è strategico e bisogna trovare le risorse per realizzarlo.
Dall'altra il Governo nazionale diceva:
non è possibile continuare a finanziare nuovi aeroporti senza una precisa sostenibilità economica.
Il 2012 continua tra annunci e polemiche
Nel corso dell'anno la discussione non si spegne. Anzi. Si moltiplicano le dichiarazioni favorevoli e contrarie, gli interventi dei partiti, le prese di posizione degli amministratori e le discussioni sulla reale utilità del quarto aeroporto calabrese.
Anche su sibari.info continuiamo a seguire la vicenda.
Il tema non è più soltanto locale.
Diventa una questione che coinvolge Regione, Provincia, Governo, Enac, Camera di Commercio, imprenditori e amministrazioni locali e soprattutto comincia a emergere un'altra domanda:
chi avrebbe realmente pagato l'aeroporto?
Perché un aeroporto non si costruisce soltanto con i soldi necessari a realizzare la pista e l'aerostazione. Occorre poi mantenerlo, gestirlo, garantire i servizi, assicurare la sicurezza, trovare i vettori e creare traffico sufficiente. Questo il punto sul quale, negli anni successivi, il dibattito tornerà continuamente.
2013: l'aeroporto ricompare nei programmi regionali
Arriviamo così al 2013 e la storia assume ancora una volta un andamento che ormai conosciamo bene. L'aeroporto di Sibari viene nuovamente inserito nella programmazione regionale dei trasporti. Una notizia che, naturalmente, potrebbe essere accolta con soddisfazione.
Ma a sibari.info decidiamo di guardarla con un certo scetticismo. Il 17 ottobre 2013 pubblico infatti un articolo dal titolo:
«Parole al vento per i sibariti»
Il motivo è semplice. Ancora una volta il progetto viene presentato come una possibilità concreta, ma senza che nel frattempo si sia arrivati alla realizzazione dell'opera e senza che siano state chiarite definitivamente tutte le questioni finanziarie e procedurali.
Nel mio articolo ricordo anche che appena un anno prima il ministro Passera aveva espresso una posizione nettamente contraria alla proliferazione di nuovi aeroporti e sottolineo una circostanza che mi sembrava allora, e continua a sembrarmi oggi, significativa.
Nel 2012 la Regione aveva annunciato l'intenzione di predisporre un bando per individuare soggetti privati interessati a partecipare al progetto. La domanda era inevitabile:
quel bando era stato effettivamente pubblicato?
E se sì, chi aveva risposto? Quale soggetto privato si era fatto avanti? Quale finanziamento era stato concretamente messo a disposizione? Domande alle quali, allora, non trovai risposte convincenti.
Il problema non era più convincere la politica
Questa é verosimilmente la conclusione più importante che possiamo trarre dalla documentazione del periodo.
Nel 2011 sembrava necessario convincere la politica dell'utilità dell'aeroporto.
Nel 2012, almeno a parole, la politica sembrava ormai convinta.
La Regione aveva parlato di finanziamenti.
La Provincia aveva messo sul tavolo le proprie risorse.
La Camera di Commercio sosteneva il progetto.
Gli imprenditori avevano manifestato interesse.
Era stata persino avviata una procedura per individuare il soggetto incaricato della realizzazione e della gestione.
Eppure l'aeroporto continuava a non esistere.
Tutto ciò porta a una considerazione fondamentale.
Un aeroporto non nasce quando viene inserito in un piano, né quando un politico annuncia uno stanziamento.
Nasce quando esiste un progetto approvato, una copertura finanziaria effettiva, un soggetto autorizzato a realizzarlo e gestirlo, tutte le autorizzazioni necessarie e, soprattutto, un modello economico capace di sostenerne l'esercizio nel tempo.
Domande, insomma, come altre del resto nella storia di Sibari, rimaste senza risposta.
E arriviamo al 2016...
Dopo il 2013 la vicenda continuerà ancora.
Passeranno altri anni.
Cambieranno amministrazioni, governi regionali, programmi e piani dei trasporti.
L'aeroporto sembrerà uscire dalla scena per poi ricomparire.
Nel 2016, addirittura, il Consiglio regionale tornerà a inserirlo nella programmazione del nuovo Piano regionale dei trasporti come infrastruttura strategica per la mobilità della Calabria nord-orientale. Ma anche allora la questione non sarà risolta. Anzi, emergeranno nuovi problemi normativi e istituzionali. Sarà proprio in quegli anni che il progetto dovrà confrontarsi con una realtà completamente diversa da quella immaginata nel 2007.
È la storia che racconteremo nella prossima puntata. Perché, arrivati a questo punto, è necessario fare un'altra distinzione:
un conto è progettare un aeroporto, un conto è inserirlo in un piano regionale, un conto è finanziarlo e un conto è poterlo effettivamente costruire e gestire.
E quando arriveremo al 2026, questa distinzione diventerà fondamentale per capire la nuova proposta del RAM a Sibari.
Antonio Michele Cavallaro

LE TAPPE DOCUMENTATE DI QUESTA PUNTATA (Cliccare sui titoli per leggere i documenti)
- 7 febbraio 2012 - Il tavolo tecnico della Provincia considera strategico l'aeroporto di Sibari. Su sibari.info: «Fanfaluche aeroportuali».
- 23 febbraio 2012 – La questione arriva al Consiglio regionale.
- marzo 2012 – Gentile e Orsomarso ribadiscono la volontà della Regione di procedere.
- 29 marzo 2012 – La Giunta regionale approva l'atto di indirizzo per individuare il soggetto cui affidare realizzazione e gestione dello scalo. Si ipotizza una partecipazione privata non inferiore al 30% dell'intervento.
- 17 ottobre 2013 – Su sibari.info: «Parole al vento per i sibariti».
- 2016 – Ancora una volta Sibari entra nel Piano dei Trasporti: dalla programmazione alla realtà, però, il passo resta lungo.






