Un uomo ucciso a colpi d’arma da fuoco e un altro gravemente ferito. È il bilancio dell’agguato avvenuto alle prime luci dell’alba a Lauropoli, frazione di Cassano allo Ionio.
La vittima è Giuseppe Scorza, 36 anni. Gravemente ferito è invece Renato Elia, che si trovava con lui. Secondo le prime ricostruzioni, l'agguato è avvenuto intorno alle 5.38 all'interno dell'ufficio di una ditta impegnata nella pulizia e nella manutenzione del verde, in una traversa di via Fiume. Elia, nonostante le ferite, sarebbe riuscito a uscire dal locale e a raggiungere un vicino bar per chiedere aiuto.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Cassano all'Ionio. Le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Castrovillari. Al momento, naturalmente, non esiste ancora una ricostruzione ufficiale del movente.
Ma c'è un particolare che rende questa vicenda ancora più inquietante.
Giuseppe Scorza era figlio di Maurizio Scorza, ucciso il 4 aprile 2022 insieme alla compagna Hanene Hedhli in un agguato consumato nelle campagne al confine tra Cassano e Castrovillari. Quel duplice omicidio aveva aperto una complessa vicenda giudiziaria e investigativa.
Oggi, a distanza di poco più di quattro anni, un altro Scorza viene assassinato.
È presto per stabilire se esista un collegamento tra i due episodi. Saranno gli investigatori a doverlo accertare. E sarebbe sbagliato trasformare le ipotesi investigative in verità prima che emergano elementi concreti.
Resta però un dato difficilmente contestabile: il focolaio criminale di Cassano e della Sibaritide non sembra essersi mai spento.
Negli ultimi anni questo territorio è tornato più volte al centro di inchieste sulla 'ndrangheta, omicidi, agguati e casi di lupara bianca. Una lunga scia di sangue che ha attraversato generazioni e gruppi criminali diversi, lasciando dietro di sé morti, condanne, processi e ancora molti interrogativi. Anche le ricostruzioni giornalistiche più recenti continuano a descrivere la Sibaritide come un territorio nel quale le organizzazioni criminali hanno mantenuto una presenza radicata.
L'agguato di questa mattina, dunque, non può essere ancora spiegato. Ma può essere letto per quello che oggi rappresenta: un nuovo, inquietante episodio di violenza in un territorio che da decenni conosce troppo bene il linguaggio delle armi.
E mentre gli investigatori cercano di capire chi ha sparato e perché, a Lauropoli torna inevitabilmente una domanda che la Sibaritide si porta dietro da troppo tempo: quanto è davvero cambiato, in questo territorio, il potere della criminalità organizzata?






