Questo sito utilizza cookie per garantire il corretto funzionamento delle procedure e migliorare l'esperienza d'uso delle applicazioni. Se vuoi saperne di più o negare il consenso clicca su info. Continuando a navigare o accettando acconsenti all'utilizzo dei cookie.

Cosenza: Il letame davanti alla Prefettura: finalmente qualcosa si muove

letame e protesta a cosenza.jpgCi voleva persino il letame davanti alla Prefettura di Cosenza per dare un segnale che, da troppo tempo, in Calabria sembrava non arrivare più: quello di una società che comincia a non sopportare in silenzio il peso di una situazione economica diventata sempre più difficile. E insieme alla protesta di Pizzo, con gli agricoltori scesi sulla strada, qualcosa finalmente si muove.

Non è il caso di scandalizzarsi per il letame. Il gesto è certamente provocatorio, e non necessariamente condivisibile nelle sue modalità, ma sarebbe un errore fermarsi alla forma e non chiedersi quale sia il messaggio che sta dietro quella protesta. Quando il costo del carburante aumenta, quando fare la spesa diventa ogni mese più oneroso, quando le bollette pesano sui bilanci familiari e quando produrre diventa sempre più difficile per chi vive di agricoltura, il problema non si risolve invitando la gente alla pazienza.

La Calabria, del resto, è una terra nella quale la pazienza è diventata quasi una virtù obbligatoria. Da decenni ascoltiamo promesse, programmi, annunci di sviluppo, grandi opere, infrastrutture, turismo, occupazione e rilancio del Mezzogiorno. Nel frattempo una parte consistente della popolazione continua a fare i conti con redditi bassi, servizi spesso insufficienti e un costo della vita che non tiene conto della fragilità economica di moltissime famiglie.

Per questo la protesta di Cosenza e quella di Pizzo meritano attenzione, indipendentemente da chi le abbia organizzate e dalle appartenenze politiche di chi vi partecipa. Non è necessario condividere ogni parola pronunciata dai manifestanti per riconoscere che esiste un disagio reale. E sarebbe altrettanto sbagliato tentare di appropriarsi politicamente di quel disagio, come se la sofferenza economica avesse una tessera di partito.

Il punto, infatti, riguarda tutti.

Riguarda il Governo nazionale, che deve spiegare ai cittadini quali risposte intenda mettere in campo di fronte all'aumento del costo della vita e alla difficoltà crescente di famiglie e imprese. Riguarda la Regione Calabria, che non può limitarsi a registrare ciò che accade e dovrebbe essere il primo interlocutore di un territorio nel quale agricoltura, turismo, commercio e piccola impresa rappresentano una parte essenziale dell'economia. Riguarda i Comuni, che conoscono direttamente le difficoltà delle proprie comunità. E riguarda anche le opposizioni e le organizzazioni sindacali e di categoria, alle quali si può chiedere perché, davanti a un disagio che non nasce oggi, abbiano spesso faticato a trasformare la protesta sociale in una vera vertenza politica.

Nessuno può chiamarsi fuori.

Il problema è che in Italia siamo diventati bravissimi a discutere delle proteste e molto meno capaci di discutere delle ragioni che le producono. Ci indigniamo per il letame davanti a una Prefettura, per una strada occupata, per un trattore che rallenta il traffico. Ma dovremmo forse indignarci altrettanto quando un agricoltore scopre che produrre non gli conviene più, quando un pensionato deve scegliere cosa mettere nel carrello della spesa o quando una famiglia comincia a rinunciare a ciò che fino a qualche anno fa considerava normale.

La protesta non è necessariamente la soluzione. Ma l'assenza di protesta é ancora più preoccupante e non è necessariamente un segno di benessere: qualche volta è semplicemente il risultato della rassegnazione.

Per troppo tempo la Calabria ha assistito quasi passivamente al proprio impoverimento demografico ed economico. Giovani che partono, piccoli esercizi che chiudono, aziende agricole che resistono con difficoltà, salari che non consentono di costruire un futuro. E mentre tutto questo accade, la politica continua spesso a parlare un linguaggio distante dalla vita quotidiana delle persone.

Il letame davanti alla Prefettura sarà brutto da vedere. Ma almeno è un segnale.

E forse è arrivato il momento che qualcuno, invece di preoccuparsi soltanto di ripulire la strada, cominci seriamente a chiedersi perché quel letame sia arrivato fin lì.

Perché quando la protesta arriva sulla strada, significa che qualcosa è già successo nelle case, nelle aziende e nei luoghi di lavoro.

E quella parte della Calabria che oggi protesta merita di essere ascoltata. Senza sconti per nessuno.

Ultime Notizie

In un tempo in cui spesso si discute molto e si agisce poco, ci sono gesti concreti che meritano di...
Riflessione serotina – seconda puntata ( dopo 20 mesi) Il 9 febbraio 2025, su queste pagine, pubblicai una riflessione dal titolo...
Era il 1967. Avevo appena 23 anni e, insieme a mio fratello Leone, avevo dato vita alla nostra prima band,...
Il Frecciarossa cambia destinazione, gli autobus sono scomparsi dalle vecchie rotte e la ferrovia ionica resta a corto di collegamenti.

Please publish modules in offcanvas position.