Dalla costruzione dell'alternativa alla destra allo spopolamento dei territori, passando per infrastrutture, lavoro e servizi. Il giovane dirigente calabrese è intervenuto all'iniziativa “Pronti per l'alternativa”, promossa dalle aree del Partito Democratico che sostennero Elly Schlein alla segreteria.
Il Partito Democratico si prepara alla sfida delle elezioni politiche del 2027 e lo fa attraverso un confronto che, oltre a delineare le prospettive del centrosinistra, mette in evidenza le diverse sensibilità presenti all'interno del partito.
A Montepulciano, in provincia di Siena, si è svolta l'iniziativa Pronti per l'alternativa, una tre giorni che ha riunito esponenti delle aree del PD che nel 2023 sostennero l'elezione di Elly Schlein alla segreteria nazionale. Un appuntamento che ha visto la partecipazione di dirigenti nazionali, parlamentari e rappresentanti dei territori, con l'obiettivo di discutere il programma e le prospettive politiche del centrosinistra in vista della prossima scadenza elettorale.
Al centro del confronto, la necessità di costruire un'alternativa credibile al governo di centrodestra, capace di affrontare le questioni sociali ed economiche del Paese, superando le divisioni e consolidando un'alleanza ampia. La discussione ha riguardato anche il percorso per la definizione del programma e il tema delle primarie, che potrebbero rappresentare lo strumento per individuare la leadership della coalizione.
La conclusione dei lavori è stata affidata alla segretaria nazionale Elly Schlein, che ha rilanciato l'obiettivo di una coalizione unita, capace di parlare alle persone e di offrire risposte concrete alle difficoltà che attraversano il Paese.
Un confronto che, tuttavia, non ha nascosto le differenze interne al PD. Nella stessa giornata, infatti, un'altra iniziativa della componente riformista si è svolta a Orvieto, a conferma di un dibattito interno ancora aperto sul futuro del partito, sulla leadership e sulla politica estera.
Ma Montepulciano non è stata soltanto una discussione sugli equilibri nazionali. È stata anche l'occasione per portare al centro del dibattito le questioni dei territori, soprattutto quelli del Mezzogiorno, che continuano a fare i conti con difficoltà strutturali, carenze infrastrutturali e un progressivo impoverimento demografico.
La voce della Calabria e della Sibaritide
Tra i partecipanti all'iniziativa anche Josef Guida, giovane segretario del circolo del Partito Democratico di Villapiana, che ha preso la parola portando all'attenzione dei dirigenti nazionali alcune delle questioni più urgenti per il Sud e per la Calabria.
Il suo intervento ha affrontato temi che vanno ben oltre la dimensione locale: il rapporto tra agricoltura e grande distribuzione, la necessità di una diversa organizzazione territoriale dei servizi, le infrastrutture, il lavoro e, soprattutto, lo spopolamento.
Guida ha richiamato l'attenzione sulla condizione delle aree periferiche e dei piccoli Comuni, dove la progressiva riduzione dei servizi essenziali rischia di compromettere ulteriormente la permanenza delle comunità sul territorio.
Particolarmente significativo il riferimento al collegamento ferroviario Sibari-Bolzano, recentemente interessato da una modifica dell'itinerario a favore della nuova relazione Sibari-Torino. Una questione che riguarda direttamente la Sibaritide e che, secondo il giovane dirigente dem, rappresenta un esempio di come le scelte infrastrutturali possano incidere sui diritti dei cittadini e sulle prospettive di sviluppo di un territorio.
Non si tratta soltanto di trasporti. Dietro la questione ferroviaria c'è il problema più ampio della marginalizzazione delle aree interne e dei territori periferici, dove la mancanza di collegamenti adeguati si somma alle difficoltà occupazionali, alla riduzione dei servizi sanitari e scolastici e alla progressiva perdita di popolazione.
Da qui il richiamo alla necessità di una politica capace di invertire la rotta, non attraverso interventi occasionali o bonus, ma mediante una strategia strutturale che rimetta al centro il lavoro, i servizi, le infrastrutture e la tutela del territorio.
Un intervento che ha riportato al tavolo nazionale del PD una questione fondamentale: non può esserci un'alternativa credibile al governo di centrodestra senza una proposta concreta per il Mezzogiorno e per quei territori che rischiano di essere lasciati indietro.
Di seguito pubblichiamo integralmente l'intervento di Josef Guida.
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Buongiorno a tutte e a tutti, e grazie per questa occasione di confronto, che arriva nel momento decisivo della partita del 2027.
Vorrei iniziare esprimendo la mia piena solidarietà agli agricoltori e agli autotrasportatori del Sud, vittime di ingiusti tentativi di delegittimazione. Hanno manifestato pacificamente e con grande dignità, rivendicando diritti fondamentali e ponendo al centro del dibattito temi altrimenti dimenticati dalla politica quotidiana.
È stato un bene invitare i loro rappresentanti alla nostra ultima assemblea nazionale: oltre alla questione dei prezzi, hanno mostrato drammaticamente il nodo dei rapporti con la grande distribuzione, che impone condizioni di lavoro sempre più sacrificanti.
Ascoltare queste istanze e stare nei luoghi del conflitto è il passaggio propedeutico indispensabile per costruire un programma davvero aderente alle necessità e alle aspirazioni dei cittadini.
Ed è proprio da qui che deve partire la nostra alternativa. Il nostro programma deve mettere radicalmente in discussione l’impostazione della destra al Governo: una visione classista secondo cui si cura solo chi può permetterselo, studia solo chi può affrontare il costo di un affitto e accede ai diritti fondamentali solo chi ha la fortuna di nascere nel territorio "giusto".
Noi rifiutiamo la logica della resa. Al modello dell’autonomia differenziata dobbiamo contrapporre un serio riordino territoriale che curi gli squilibri esistenti.
Da un lato c'è la polverizzazione di Comuni troppo piccoli che non riescono a generare economie di scala nei servizi essenziali; dall'altro ci sono Province depotenziate che, pur mantenendo funzioni decisive, non riescono più a fare da ente intermedio a supporto dei territori.
A questo quadro si aggiunge una scelta infrastrutturale del tutto miope. In questi anni si è parlato del Sud quasi solo per la fissa di questo Governo di realizzare il Ponte sullo Stretto. Ma mentre si ipotecano miliardi su quell’opera, si tagliano le risorse per le strade provinciali, compromettendo la viabilità interna dei territori più vulnerabili e sacrificando gli interventi prioritari.
È una visione diametralmente opposta alla nostra.
A noi spetta il compito di ribaltare questa impostazione, mettendo al centro della nostra agenda il fenomeno drammatico dello spopolamento. È un tema cruciale, decisivo per la tenuta stessa del sistema Paese. Se non invertiamo la rotta, diventerà impossibile sostenere il welfare.
Guardate ad esempio cosa accade ai trasporti, ormai gestiti secondo logiche meramente aziendaliste.
Porto un esempio. Solo qualche giorno fa, nella mia regione, la Calabria, è stato annunciato il cambio di itinerario del Frecciarossa Sibari-Bolzano a favore del nuovo collegamento Sibari-Torino — l’unico mezzo ad alta velocità che collega la Sibaritide al Nord.
Una scelta giustificata dalla necessità di rendere economicamente sostenibile il servizio ma inaccettabile sul piano dei diritti. Questo i cittadini non lo comprendono e si chiedono perché in certi territori si debba sempre ragionare per sottrazione e mai per addizione.
Combattere lo spopolamento deve quindi essere la nostra priorità assoluta.
E non si fa inventando "bonus" una tantum per chi sceglie di vivere nei borghi come pensato dalla Giunta regionale in Calabria, ma affrontando i nodi veri: lavoro, servizi, infrastrutture, tutela del territorio contro le fragilità idrogeologiche e salvaguardia dei presidi sociali e culturali come la scuola, su cui questo Governo continua invece ad infierire con tagli e dimensionamenti inaccettabili.
Infine, non dobbiamo dimenticare il contesto istituzionale.
La legislatura che ci apprestiamo ad affrontare sarà anche quella in cui siederemo per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.
In occasione del referendum sulla giustizia, i cittadini ci hanno indicato chiaramente la strada: la difesa della Costituzione è il nostro faro e il punto fermo del Paese.
È nostro dovere morale e politico garantire che il successore di Sergio Mattarella sia un interprete autentico e rigoroso dei principi costituzionali.
Il futuro del centrosinistra e la nostra capacità di tornare maggioranza nel Paese passano da qui: dalle persone, dalla capacità di dare risposte alle incertezze e alle nuove povertà, mettendo in discussione i vecchi paradigmi e costruendo un'alternativa concreta, coraggiosa e radicale.