Nel dicembre del 2016 i cittadini di Cassano e Cerchiara vennero convocati per ascoltare una notizia che avrebbe dovuto chiudere definitivamente una delle pagine più controverse della storia ambientale del territorio: la bonifica dei siti contaminati dalle ferriti di zinco provenienti dalla Pertusola Sud di Crotone.
I toni utilizzati durante quella conferenza stampa (preghiamo i lettori di cliccare sulla frase a lato per leggere l'articolo del 2016) furono trionfalistici. Si parlò di "azione istituzionale epica", di territori restituiti al loro "originario splendore e salubrità", di avvenuta e definitiva rimozione dei rifiuti tossici. I rappresentanti di Eni-Syndial e dell'ARPACAL affermarono che non vi era contaminazione delle falde acquifere, che non risultavano dispersioni di metalli pesanti e che non esistevano evidenze di effetti sulla salute delle popolazioni interessate.
Il messaggio rivolto ai cittadini era chiaro: l'emergenza era finita.
A distanza di quasi dieci anni, tuttavia, il quadro appare meno semplice di quanto allora si volle rappresentare.
Nei giorni scorsi ArticoloVENTUNO ha accolto positivamente la notizia dell'avvio di un'indagine sentinella mediante biomonitoraggio destinata ai residenti delle aree interessate dalle contaminazioni ambientali del passato. Una decisione sostenuta dal Ministero della Salute e promossa dall'amministrazione comunale, che riporta l'attenzione su una vicenda mai completamente uscita dall'orizzonte delle preoccupazioni collettive.
La stessa nota ricorda come, pur essendo stati i siti di Tre Ponti e Chidichimo formalmente bonificati e certificati già nell'ottobre 2016, la documentazione tecnica successiva abbia continuato a richiedere monitoraggi post-operam, controlli sulle acque di falda e ulteriori approfondimenti finalizzati alla determinazione dei valori di fondo naturale delle matrici ambientali sotterranee.
Non solo.
Nelle relazioni del Commissario straordinario per il SIN di Crotone-Cassano-Cerchiara vengono richiamati superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione per il parametro ferro, circostanza che ha richiesto ulteriori verifiche tecniche.
È proprio questo elemento che induce a una riflessione.
Se nel 2016 la vicenda veniva presentata come sostanzialmente conclusa e rassicurante, perché oggi si ritiene necessario procedere con nuovi studi sanitari sulla popolazione? Perché continuano ad essere effettuati monitoraggi ambientali e approfondimenti tecnici? Perché il tema torna al centro dell'attenzione delle istituzioni regionali e nazionali?
Naturalmente nessuno mette in discussione gli atti amministrativi che hanno certificato la bonifica né il lavoro svolto dagli enti competenti. Sarebbe scorretto e scientificamente infondato.
Ciò che appare evidente, però, è che le dichiarazioni categoriche rilasciate dieci anni fa devono essere lette con maggiore prudenza. La scienza procede attraverso verifiche continue e aggiornamenti costanti; per questo le rassicurazioni assolute raramente resistono alla prova del tempo.
Già allora alcuni osservatori ponevano domande che oggi risultano ancora attuali: quali effetti può avere prodotto una permanenza delle ferriti sul territorio durata circa venticinque anni? È possibile escludere completamente qualsiasi impatto ambientale e sanitario? Sono stati sufficienti i monitoraggi effettuati nel tempo?
Domande che nel 2016 vennero spesso archiviate come allarmismi, ma che oggi ritornano con forza proprio perché le istituzioni hanno deciso di approfondire ulteriormente la situazione.
La vera lezione che emerge da questa vicenda è forse un'altra: quando si parla di ambiente e salute pubblica, nessuna comunità dovrebbe essere chiamata a scegliere tra allarmismo e rassicurazione. Ha invece diritto alla conoscenza, alla trasparenza e a un monitoraggio continuo.
Il biomonitoraggio annunciato rappresenta quindi un'opportunità importante. Non per riaprire polemiche, ma per acquisire dati aggiornati, verificabili e pubblici.
Perché la fiducia dei cittadini non nasce dalle conferenze stampa celebrative, ma dalla disponibilità delle istituzioni a continuare a cercare la verità anche quando si ritiene che tutto sia già stato chiarito.
(Foto in alto relativa alla conferenza del 2016)






