Da Cassano all'Ionio ai riconoscimenti internazionali: il percorso di un artista-fotografo che ha fatto dell'umanità il centro della propria ricerca e che oggi mette la sua esperienza al servizio della città.
Ci sono fotografi che cercano soprattutto la bellezza di un paesaggio e altri che, attraverso le immagini, provano a raccontare le persone, le loro storie e le contraddizioni del mondo in cui vivono. Ottavio Marino, fotografo cassanese conosciuto e premiato a livello internazionale, appartiene a questa seconda categoria. Da quanto ho potuto comprendere parlando con lui, l'ambiente non è mai soltanto uno sfondo: è il luogo in cui l'umanità si manifesta, lascia le proprie tracce e dà significato alle cose.
Ho incontrato Ottavio quanche giorno fa e abbiamo conversato a lungo del suo percorso. Mi ha raccontato come si sia avvicinato alla fotografia, delle difficoltà incontrate e dell'impegno necessario per trasformare una passione in un'attività alla quale dedicarsi seriamente. Ne è venuto fuori il ritratto di un uomo che ha scelto di seguire una strada non priva di sacrifici, trovando nella fotografia il modo di esprimere la propria visione della realtà.
Un anno per mettersi alla prova
La sua avventura fotografica comincia nel 2013. A un certo punto della sua vita, Ottavio decide di dedicare un intero anno alla fotografia, per capire se quella fosse davvero la sua vocazione e verificare quali risultati avrebbe potuto raggiungere. Non un passatempo da coltivare nei ritagli di tempo, dunque, ma una prova con se stesso, affrontata con serietà e determinazione.
Quell'anno trascorse, ma la passione è rimasta, trasformandosi progressivamente in un percorso professionale e artistico che lo ha portato a confrontarsi con fotografi di tutto il mondo. Guardando oggi ai risultati raggiunti, possiamo dire che quella scommessa è stata vinta. Sarebbe però sbagliato pensare che tutto sia arrivato facilmente: dietro le fotografie e i premi c'è un lavoro impegnativo, che richiede studio, ricerca, concentrazione e un coinvolgimento personale non sempre visibile a chi osserva soltanto il risultato finale.
L'uomo prima del paesaggio
Una delle cose che più mi hanno colpito della nostra conversazione è il suo interesse per l'uomo, più ancora che per l'ambiente circostante. Non perché il paesaggio sia meno importante, ma perché è la presenza umana a renderlo vivo e a modificarne il significato.
Un luogo può essere bellissimo, ma sono le persone che lo abitano, lo attraversano e vi lasciano le proprie storie a conferirgli un'identità. Una strada, una casa o un paesaggio possono raccontare cose diverse a seconda dell'umanità che li riempie: possono evocare la memoria, la solitudine, la speranza, la sofferenza o il desiderio di ricominciare.
È questo rapporto fra l'uomo e il suo ambiente che mi sembra caratterizzare la ricerca di Ottavio. Le sue fotografie non si limitano a mostrare ciò che abbiamo davanti agli occhi, ma ci invitano a guardarlo da una prospettiva diversa, cercando dietro l'immagine una storia, un'emozione o una condizione umana.
Quando la fotografia incontra la pittura
Personalmente, ho cominciato ad apprezzare davvero la sua vena artistica una decina di anni fa, in occasione di una mostra allestita nella chiesa sconsacrata di San Francesco, a Cassano.
Ottavio aveva ricostruito, con persone reali disposte in pose simili a quelle dei dipinti originali, alcune celebri opere dei maestri del Rinascimento e di altre epoche, trasformandole in fotografie di grande suggestione. Non si trattava di semplici imitazioni: attraverso la scelta dei personaggi, le pose, le ambientazioni e la luce, era riuscito a reinterpretare quelle immagini, restituendo emozioni vicine a quelle che proviamo davanti ai dipinti.
Ricordo ancora la sorpresa nel vedere quelle opere. Era come se i personaggi della pittura uscissero dalla tela per diventare presenze reali, senza perdere l'atmosfera e la forza espressiva degli originali. Fu allora che compresi quanto la fotografia, nelle mani di Ottavio, potesse andare oltre la riproduzione della realtà e diventare un vero linguaggio artistico.
Per realizzare lavori del genere non bastano una buona macchina fotografica e la conoscenza delle tecniche. Occorrono progettazione, pazienza, capacità di organizzare una scena e, soprattutto, un'idea precisa di ciò che si vuole comunicare. Quella mostra, ospitata in un luogo carico di storia come San Francesco, rimane per me una tappa importante nella scoperta del suo talento.
Da Cassano alle mostre internazionali
Da quel 2013 il percorso di Ottavio ha raccolto numerosi riconoscimenti. La biografia pubblicata sul sito del Comune riferisce che i premi internazionali conquistati sono ormai più di cento. Nel suo curriculum figurano risultati ottenuti in concorsi prestigiosi come i Sony World Photography Awards, i Budapest International Foto Awards, i Prix de la Photographie Paris e i Tokyo International Foto Awards. Nel 2019 ha inoltre conquistato il primo posto a Cosenza nel concorso Ritratto di un'economia d'autore.
Le sue opere sono state esposte in diverse città, fra cui Londra, Parigi, Budapest, Tokyo e Atene, mentre i suoi progetti hanno trovato spazio in pubblicazioni come Panorama, Time Magazine, Vogue Italia e Il Corriere della Sera, oltre che su Rai Arte e Cultura e Sky Arte. Il curriculum documenta anche collaborazioni con realtà e marchi importanti, fra cui Sony, Armani, Huawei e Mondadori.
Sono risultati che parlano da soli e che hanno portato il nome di Cassano all'Ionio ben oltre i confini locali. Ma, a mio parere, il valore del suo lavoro non si misura soltanto con il numero dei premi. Un riconoscimento internazionale è importante perché dimostra che un'immagine è riuscita a comunicare anche a chi vive in un contesto culturale diverso, ma ciò che conta davvero è la capacità di suscitare emozioni e far riflettere.
Migranti, una storia che parla a tutti
Fra i riconoscimenti più recenti spicca quello ottenuto nel 2026 ai Creative Photo Awards, nell’ambito del Siena Awards Photo Festival, dove il suo progetto Migranti ha conquistato il primo posto nella categoria Series.
Avendo vissuto anch’io l’esperienza dell’emigrazione, guardando queste immagini mi sono sentito coinvolto in prima persona. Mi hanno colpito profondamente perché, al di là di ciò che mostrano, riescono a trasmettere quel mondo di sentimenti che accompagna chi lascia la propria terra: i dubbi, le incertezze, le speranze e, a volte, le delusioni. In quelle fotografie ho ritrovato qualcosa che conosco bene, qualcosa che appartiene alla mia storia e che forse proprio per questo mi ha emozionato così tanto.
Il tema affrontato è di grande attualità e riguarda una realtà che troppo spesso viene raccontata soltanto attraverso numeri, statistiche e contrapposizioni politiche. Dietro ogni migrazione, invece, ci sono persone, famiglie, affetti lasciati alle spalle, viaggi difficili e speranze affidate a un futuro incerto.
La fotografia può aiutarci a recuperare questa dimensione umana, ricordandoci che dietro ogni fenomeno collettivo esistono storie individuali che meritano di essere comprese. È un tema che si inserisce coerentemente nel percorso di Ottavio, da sempre interessato alle persone e alle loro condizioni di vita, soprattutto quando si trovano ad affrontare situazioni di difficoltà o di marginalità.
Il premio di Siena è un'ulteriore conferma del valore del suo lavoro, ma anche un'occasione per riflettere su come la fotografia possa contribuire a raccontare questioni complesse senza ridurle a immagini convenzionali.
Un lavoro che richiede molto più di uno scatto
Quando si osserva una fotografia riuscita, raramente si pensa a tutto quello che c'è dietro. A volte bastano pochi secondi per realizzare uno scatto, ma possono essere necessarie ore, giorni o persino mesi per prepararlo. Bisogna studiare la scena, scegliere le persone, curare la luce e trovare il modo di trasmettere ciò che si vuole raccontare.
Nel caso di Ottavio, soprattutto nei progetti più complessi, a questo lavoro si aggiunge un forte coinvolgimento mentale ed emotivo. Affrontare temi come le migrazioni, il disagio giovanile o la violenza di genere significa confrontarsi con situazioni che non possono essere trattate con superficialità. Occorre trovare la giusta distanza, senza perdere la sensibilità necessaria per comprendere ciò che si sta rappresentando.
Parlando con lui, ho avuto modo di apprezzare anche questo aspetto meno visibile del suo percorso: la fatica, la ricerca continua e le energie investite per raggiungere risultati che, una volta esposti, possono sembrare quasi naturali. È un lavoro che richiede dedizione e che finisce per influenzare il modo stesso di guardare la realtà.
La cultura come impegno sociale
La fotografia è soltanto una parte dell'attività di Ottavio Marino. Nato a Cassano all'Ionio nel 1974, dopo gli studi nella sua città ha frequentato la facoltà di Architettura del Politecnico di Bari, dedicandosi successivamente alla progettazione culturale, alla curatela di mostre, alla promozione del territorio e a progetti editoriali.
La sua biografia racconta anche un impegno sociale che merita attenzione. Ottavio cura laboratori artistici nelle comunità di recupero dalle tossicodipendenze, collabora a iniziative contro la dispersione scolastica e si occupa di inclusione, nuove migrazioni, disagio giovanile e violenza di genere. Lavora inoltre con le scuole del territorio, mantenendo un rapporto diretto con i giovani e con la comunità in cui vive.
È un aspetto che trovo particolarmente significativo, perché dimostra come la cultura possa uscire dai luoghi tradizionali in cui siamo abituati a incontrarla e diventare uno strumento concreto di partecipazione e crescita. Non soltanto mostre, premi o manifestazioni, ma occasioni per avvicinare le persone, stimolare la riflessione e dare spazio a chi spesso rimane ai margini.
Quando è la cultura a dare lustro alla politica
Oggi Ottavio Marino ricopre l'incarico di assessore alla Cultura, dopo essere stato nominato dal sindaco Iacobini. È una responsabilità che si accorda con le esperienze maturate nel corso degli anni e con un percorso professionale che unisce arte, promozione del territorio e impegno sociale.
Naturalmente, il valore di un amministratore si misura anche con i risultati concreti del suo lavoro, e sarà il tempo a dirci quanto questa esperienza saprà tradursi in nuove opportunità per Cassano. Tuttavia, credo che la sua nomina meriti una considerazione particolare.
Non accade spesso, infatti, che una persona dia lustro alla carica politica che ricopre, anziché essere la carica stessa a conferirle prestigio. Nel caso di Ottavio, penso che possa accadere proprio questo: il suo percorso artistico, i riconoscimenti internazionali e le esperienze maturate nel campo culturale costituiscono un patrimonio che può arricchire il ruolo istituzionale che gli è stato affidato.
È un giudizio personale, ma nasce da una considerazione precisa: la cultura dovrebbe essere affidata, per quanto possibile, a chi la conosce e la pratica, a chi sa riconoscerne il valore e comprende come possa contribuire alla crescita di una comunità.
Un assessore alla Cultura non deve limitarsi a organizzare eventi, per quanto importanti possano essere. Deve saper valorizzare le risorse del territorio, coinvolgere le associazioni, dialogare con le scuole e offrire ai giovani occasioni per esprimere le proprie capacità. Ottavio ha già lavorato in molti di questi ambiti e ora ha la possibilità di mettere la propria esperienza direttamente al servizio della città.
Mi auguro che sappia cogliere questa opportunità e che Cassano sappia sostenerlo, perché il patrimonio di competenze di una persona diventa davvero una risorsa pubblica quando riesce a tradursi in iniziative e benefici per tutti.
Un talento che appartiene anche alla sua città
Ottavio Marino ha portato il nome di Cassano all'Ionio in diverse parti del mondo, raccontando attraverso la fotografia l'umanità nelle sue molteplici sfaccettature. Con il suo lavoro ha contribuito a far conoscere anche la Calabria e l'Italia, offrendo una visione personale della realtà che non si limita alla bellezza dei luoghi, ma cerca nelle persone il significato più profondo delle immagini.
Oggi, con il suo incarico di assessore, ha l'occasione di mettere questa esperienza a disposizione della comunità da cui proviene. Non soltanto attraverso la notorietà conquistata, ma con idee, relazioni e progetti che possano contribuire alla crescita culturale e sociale di Cassano.
È questo l'aspetto che più mi interessa del suo percorso: aver saputo trasformare una passione personale in un lavoro riconosciuto a livello internazionale e avere ora la possibilità di restituire qualcosa alla propria città.
Perché un territorio non è fatto soltanto dei suoi monumenti, delle sue tradizioni o delle bellezze del paesaggio. È fatto soprattutto delle persone che lo abitano e che, con il loro impegno, riescono a dargli valore e a farlo conoscere altrove.
Ottavio ha scelto di raccontare tutto questo attraverso la fotografia. Mi auguro che, nella nuova responsabilità pubblica, possa continuare a farlo anche attraverso la cultura, mettendo la propria esperienza al servizio di una comunità che ha bisogno di valorizzare le sue energie migliori.
Antonio Michele Cavallaro
Foto:
In alto Ottavio durante la premiazione di Siena
in basso: Il Composit con Cui Ottavio ha conquistato il primo posto
