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Günther e Ingrid Hölbl a Broglio: due grandi studiosi, un piccolo spazio e troppo microfono

hoelbl_coniugi.pngAvere a disposizione, a tiro di voce, un egittologo del calibro del professor Günther Hölbl, studioso di fama internazionale, docente presso prestigiose università e per anni curatore della Collezione Egizia del Kunsthistorisches Museum di Vienna, e dover attendere quasi un'ora prima di poterlo finalmente ascoltare, mentre ci si deve sorbire una interminabile sequenza di saluti, ringraziamenti e introduzioni, è cosa che può davvero far perdere la pazienza, infatti la mia, ieri sera, l'ho persa.

Lo dico con tutta franchezza e senza alcuna intenzione di nascondermi dietro un dito: a un certo punto ho manifestato pubblicamente la mia insofferenza e mi scuso se ho finito con l'interrompere, sia pure momentaneamente, l'andamento dell'evento. Ma sarebbe disonesto raccontare che il problema fosse soltanto mio. In quella sala, resa peraltro quasi insopportabile da un caldo infernale, il disagio era palpabile e non mi è sembrato affatto di essere l'unico a chiedermi quando, finalmente, avremmo potuto ascoltare coloro per i quali eravamo venuti.

Perché il punto è proprio questo.

Il pubblico non era accorso sulla collina di Broglio per assistere a una gara di saluti istituzionali, né per ascoltare interminabili introduzioni, né tantomeno per celebrare le virtù di chi, per una sera, aveva conquistato il microfono.

Era venuto per Günther e Ingrid Hölbl.

E quando si ha davanti un egittologo di quel livello, che ha dedicato una parte importante della propria attività scientifica proprio alla presenza degli oggetti egizi ed egittizzanti nell'Italia meridionale, ogni minuto sottratto alla sua esposizione dovrebbe essere considerato un piccolo delitto organizzativo.

Il microfono, evidentemente, esercita su molti un fascino irresistibile. Soprattutto su chi per anni è stato abituato a stare in cattedra e sembra avvertire, una volta perduta, una sorta di nostalgia per l'antico ruolo. Il problema è che questa volta non c'erano studenti obbligati a restare seduti ad ascoltare. C'era un pubblico e il pubblico, a differenza degli studenti, può anche alzarsi e andarsene.

Io, del resto, normalmente dopo un'ora dall'inizio di simili manifestazioni me ne vado. Potrebbe esserci a relazionare anche Dante in persona: nel frattempo la mia pazienza, ma soprattutto il tempo limitato che mi resta da vivere, non mi consentono più di sprecarne una parte nell'ascolto di elucubrazioni che spesso finiscono per servire più a chi le pronuncia che a chi è venuto ad ascoltare. Ieri, però, ho resistito. E ne è valsa la pena.

Finalmente il professor Hölbl ha potuto prendere la parola e, almeno per quanto mi è stato possibile ascoltare prima che il caldo mi costringesse ad allontanarmi, è stato assolutamente esaustivo nell'esporre le proprie osservazioni sui reperti oggetto dell'incontro. Tra questi, particolarmente interessante per me, uno scarabeo che conoscevo da decenni e che avevo sempre presentato ai visitatori del museo come reperto egiziaco — forse propriamente egizio — databile approssimativamente intorno al X secolo a.C. e utilizzato come sigillo per la corrispondenza o per documenti importanti.

Per circa quarant'anni, accompagnando visitatori al museo, questa è stata la spiegazione che ho fornito e proprio per questo ascoltare oggi uno studioso della statura di Hölbl, che ha studiato in maniera approfondita la presenza di materiali egizi ed egittizzanti nel mondo magnogreco e nella Calabria antica, assume per me un significato particolare.

È questa, in fondo, la ragione per cui si organizzano incontri del genere: mettere il pubblico in condizione di ascoltare direttamente chi ha studiato quei reperti, chi li ha confrontati con altri materiali, chi può proporre interpretazioni nuove o correggere quelle che per anni abbiamo dato per acquisite. È la parte più preziosa di una serata culturale. E proprio per questo è incomprensibile che debba arrivare dopo quasi un'ora di interventi preliminari.

Anche gli altri piccoli scarabei presenti nelle teche museali e provenienti dalle tombe del Timpone della Motta li ho conosciuti e presentati per anni come oggetti apotropaici, piccoli portafortuna che i Sibari­ti avrebbero potuto portare con sé. In particolare, ricordavo la spiegazione secondo cui potevano essere custoditi nella piccola borsa contenente il denaro, legata in grembo quasi fosse un marsupio.

Su questo particolare, tuttavia, è bene essere prudenti: non ho mai trovato una documentazione museale ufficiale che consenta oggi di presentarlo come un dato archeologico certo. E forse anche questo è un motivo in più per ascoltare gli studiosi: la conoscenza archeologica non è una cosa immobile, scolpita nella pietra. Cambia, si aggiorna, si corregge e si arricchisce proprio attraverso il confronto scientifico.

Esattamente ciò che ci si aspettava dalla serata di ieri.

Peccato che, per poterlo fare, si sia dovuto prima attraversare un'ora di anticamera. La serata si è poi conclusa con il prezioso intervento della dottoressa Ingrid Hölbl, che ha illustrato il suo libro dedicato ai cinquanta siti archeologici da visitare in Calabria. Un intervento che avrebbe meritato, anch'esso, attenzione e tempo, proprio perché proveniente da una studiosa che ha scelto di guardare al patrimonio archeologico calabrese con occhi e competenze non certamente comuni.

Alla fine, un rinfresco offerto dall'organizzazione ha chiuso una serata che, nonostante tutto, ha avuto un contenuto culturale di indubbio valore. Proprio questo che rende ancora più difficile comprendere alcune scelte organizzative.

Gli organizzatori hanno avuto il merito di portare a Broglio due ospiti di assoluto rilievo. Hanno avuto il merito di suscitare interesse, tanto che il piccolo locale predisposto per l'occasione si è rivelato assolutamente insufficiente a contenere tutte le persone accorse. Ma proprio questo successo dovrebbe essere un segnale per il futuro. Se una manifestazione richiama tanta gente perché vi partecipano studiosi di questo livello, bisogna avere il coraggio di rinunciare, almeno per una sera, alla suggestione della location e scegliere uno spazio più grande e adeguato nel centro cittadino. La collina di Broglio sarà anche affascinante, ma il fascino del luogo non può trasformarsi in una prova di resistenza per il pubblico e non può essere il caldo, la ristrettezza della sala o la lunghezza degli interventi introduttivi a mettere a rischio ciò per cui tutti sono venuti.

Perché ieri sera c'erano due studiosi che avevano qualcosa da dire. Qualcosa di molto più importante di un saluto. Per la prossima volta sarebbe sufficiente una regola molto semplice: meno microfono a chi deve presentare, più tempo a chi è venuto per essere ascoltato.

Non è una richiesta eccessiva. È semplicemente rispetto per il pubblico e, soprattutto, rispetto per gli ospiti.

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Tavolo dei relatori: da sin. Sindaco di Francavilla sig. Bonifacio Mauro, prof. Günther Hölbl, dptt.ssa Ingrid Hölbl, Sindaco di Trebisacce avv. Franco Mundo, Prof. Tullio Masneri.

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La platea

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