Reportage-intervista con Piotr Laskowski, storico dell’Università di Varsavia, a Villapiana. Una serata tra memoria, politica e ricerca, con lo sguardo rivolto anche alle contraddizioni del presente.
Dalla militanza anarchica alla stampa internazionalista, dalla sorveglianza delle polizie europee all’esperienza tunisina. Il professor Piotr Laskowski ha raccontato la vicenda umana e politica di Niccolò Converti, nato a Roseto Capo Spulico, protagonista di una storia che attraversò l’Italia, la Francia e la Tunisia tra Ottocento e Novecento. Una ricerca ancora aperta, che potrebbe riservare nuove scoperte.
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Una serata per riscoprire Niccolò Converti
Il Circolo del Partito della Rifondazione Comunista dell’Alto Jonio e dell’Arberia ha ufficializzato la propria intitolazione a Niccolò Converti, anarchico calabrese, medico e pubblicista. L’atto era stato compiuto alcuni mesi fa; l’incontro di Villapiana Lido è stato l’occasione per approfondire la figura di un uomo che seppe portare le proprie idee ben oltre i confini della sua terra.
Nella Sala Convegni dell’Hotel Corallo, la sindaca Mariolina De Marco ha portato il saluto dell’amministrazione comunale e della comunità villapianese. La serata, organizzata dalla segreteria del Circolo guidata da Angela A. Di Leo, si è conclusa con il ringraziamento del segretario Emilio V. Panio al professor Laskowski e la consegna di un manufatto in ceramica, omaggio alla tradizione artigianale locale.
Prima della relazione storica, spazio agli interventi delle diverse realtà della sinistra del territorio. Per NOI – Nuova Onda Ionica è intervenuto Riccardo Filardi; per Sinistra al Quadrato Vittorio Siccia; per Sinistra Italiana Alto Jonio il segretario Giorgio Delia. Mario Grisolia, di Unità Popolare, si è presentato con una battuta: «Sono l’unico amministratore comunista dell’Alto Jonio».
Presenti anche Casimiro Longaretti, di Potere al Popolo, e Daniele Passarelli, della segreteria provinciale di Rifondazione Comunista, legato a Niccolò Converti da una parentela attraverso la madre Eleonora.
La partecipazione ha messo insieme generazioni ed esperienze diverse. Tra gli interventi, quello di Riccardo Filardi ha dato voce alle riflessioni dei giovani sulle recenti mobilitazioni studentesche, sul caro vita e sulle difficoltà di agricoltori e trasportatori: problemi differenti, ma accomunati dalle condizioni materiali di chi lavora, studia e cerca di costruire il proprio futuro. (foto a lato: Sindaca di Villapiana, Mariolina De Marco, Emilio Panio, Prof. Laskowsky)
Interessante anche la presenza di Mario Grisolia, consigliere comunale di Amendolara e agricoltore, che partecipa a una maggioranza amministrativa di centrodestra. Una scelta che, come è stato riferito, nasce dalla volontà di collaborare sui problemi concreti della comunità, al di là delle appartenenze ideologiche.
La serata ha così assunto fin dall’inizio il carattere di un confronto nel quale le differenze politiche non hanno impedito di ritrovarsi intorno alla figura di un calabrese dalla vicenda internazionale.
Piotr Laskowski: uno storico dell’anarchismo e delle idee
Prima dell’inizio della conferenza ho avuto modo di intrattenermi brevemente con il professor Piotr Laskowski e di rivolgergli alcune domande. Una conversazione cordiale, resa possibile dalla sua grande disponibilità.
Alto quasi un metro e novantacinque, gioviale e sorridente, Laskowski si è espresso in un italiano fluente e comprensibile, pur con qualche simpatica imperfezione. Docente all’Università di Varsavia, è uno studioso della storia delle idee e dei movimenti anarchici e socialisti europei.
Il suo interesse per Niccolò Converti si è consolidato anche attraverso il rapporto con la Calabria. Il professore mi ha raccontato di essere amico di Marta Petrusewicz, storica e docente dell’Università della Calabria, già compagna di Franco Piperno. Da questa relazione sono nati ulteriori contatti con persone di Roseto Capo Spulico, che gli hanno fatto conoscere i luoghi legati alla vita di Converti e gli hanno offerto indicazioni preziose per avviare le sue ricerche.
Laskowski ha espresso gratitudine nei confronti della comunità rosetana, tanto da aver acquistato una casa nel paese natale dell’anarchico calabrese. Il suo interesse storico è diventato così anche un legame personale con il territorio.
È possibile un ritorno del comunismo in Polonia?
(Foto a lato: Libro del prof. Laskowsky in polacco "Saggi sulla storia dell'anarchismo")
La prima domanda che gli ho rivolto ha riguardato la situazione politica del suo Paese. Gli ho chiesto se ritenga possibile un ritorno, in Polonia e negli altri Paesi dell’ex area comunista, di un governo fondato su un’ideologia simile a quella del comunismo tradizionale.
La risposta è stata piuttosto netta: secondo Laskowski, in Polonia una prospettiva di questo tipo è oggi sostenuta da una minoranza. Non ritiene quindi realistico, almeno nell’attuale quadro politico, un ritorno a un sistema assimilabile a quello comunista del passato.
La conversazione si è però sviluppata soprattutto attraverso una riflessione anarchica. Ed è qui che è emersa una questione che merita di essere approfondita: se anarchia significa, nel suo significato più immediato, assenza di governo, come si può immaginare un’organizzazione politica capace di amministrare una società senza una struttura di governo?
Il confronto non ha trovato una risposta definitiva, ma ha permesso di mettere in luce una distinzione essenziale. Il comunismo storico, nelle sue esperienze di governo, e il pensiero anarchico possono avere punti di contatto nella critica alle disuguaglianze, ma si differenziano profondamente sul ruolo dello Stato e dell’autorità.
Un’altra domanda ha riguardato l’attuale assetto geopolitico ed economico mondiale. Nel corso della conversazione sono emersi i grandi blocchi statunitense, russo, cinese ed europeo, con un riferimento particolare al legame tra Stati Uniti e Israele. La riflessione ha richiamato l’attenzione sulle contraddizioni di un mondo nel quale potenze politicamente differenti sono tutte coinvolte in sistemi economici in cui il capitalismo svolge un ruolo centrale.
La conversazione si è interrotta proprio mentre il professore veniva chiamato a iniziare la relazione. La sala, nel frattempo, era ormai quasi completamente piena.
Anarchismo e pacifismo: possono procedere insieme?
Al termine della relazione ho avuto modo di rivolgere al professor Laskowski un’ulteriore domanda: pacifismo e anarchismo possono procedere insieme?
Laskowski ha riconosciuto la complessità della questione. Anche Converti, ha osservato, pensava di poter raggiungere pacificamente un obiettivo a favore del popolo. Il movimento anarchico, del resto, è nato anche dalla difesa dei diritti dei più deboli, dei lavoratori e delle persone meno protette.
Ma la storia dell’anarchismo presenta anche un’altra dimensione: la ribellione contro il potere costituito, le rivolte e, in alcuni casi, la scelta dello scontro. È proprio questa tensione a rendere complesso il rapporto tra anarchismo e pacifismo.
La vicenda di Converti offre, da questo punto di vista, un elemento interessante. Nel 1913 si presentò candidato con un programma comunista-anarchico nel collegio di Cassano Ionio. Non fu eletto, ma il tentativo suscitò interesse negli ambienti anarchici italiani ed europei.
Un anarchico che, pur mantenendo una critica radicale allo Stato e al sistema capitalistico, si confrontava con la consultazione popolare e con il sistema parlamentare. Un episodio che non risolve la questione del rapporto tra anarchismo e democrazia, ma ne mostra tutta la complessità.
Niccolò Converti, una vita tra Calabria, Francia e Tunisia
La relazione di Laskowski ha ricostruito la figura di Niccolò Converti attraverso documenti, pubblicazioni, lettere e testimonianze.
Nato a Roseto Capo Spulico nel 1855, Converti si trasferì a Napoli per proseguire gli studi e si avvicinò presto alle idee del socialismo libertario e dell’anarchismo. La sua attività politica e giornalistica lo portò a entrare in contatto con ambienti militanti italiani ed europei.
Dopo una condanna e un periodo di carcere, lasciò l’Italia. Il suo percorso lo condusse in Francia, con soggiorni a Nizza e Marsiglia, e successivamente in Tunisia, dove si stabilì a Tunisi. Qui continuò a esercitare la professione medica e a partecipare alla vita politica e culturale degli ambienti anarchici e operai.
La Tunisia rappresentò per Converti non soltanto un luogo di esilio, ma anche uno spazio nel quale sviluppare attività di solidarietà sociale e organizzazione dei lavoratori. Il suo impegno non si limitò alla militanza politica: lavorò come medico, contribuì alla fondazione di una struttura ospedaliera e promosse iniziative di soccorso, tra cui la società «Croce Verde».
La sua vita si concluse a Tunisi nel 1939. Una vicenda che attraversa quasi tutta la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, seguendo da vicino le trasformazioni del movimento operaio, dell’emigrazione politica e delle idee libertarie.
La stampa anarchica e il rifiuto delle divisioni nazionali
Una parte significativa della presentazione è stata dedicata alla produzione giornalistica di Converti. Laskowski ha mostrato diverse testate alle quali il militante calabrese fu legato: Il Masaniello e Il Piccone, a Napoli; Lo Schiavo, a Nizza; L’Operaio, a Marsiglia; La Protesta Umana, a Tunisi.
Particolarmente significativa è L’International-Anarchiste, pubblicata a Marsiglia nel 1886, in italiano e francese. Il giornale si proponeva di contrastare l’ostilità tra lavoratori dei due Paesi. In una delle slide compariva un passaggio che invitava a far cessare «l’odio creato e sostenuto dalla stampa borghese» tra operai francesi e italiani.
Il senso del testo è chiaro: la divisione nazionale non doveva prevalere sulla solidarietà tra lavoratori. Un principio che si collega direttamente alla visione internazionalista di Converti e al suo rifiuto delle appartenenze nazionali come strumenti di contrapposizione.
La presentazione ha richiamato anche scritti come Repubblica ed Anarchia, Socialismo o Repubblica? e Che cosa è il socialismo?.
Converti non partecipava soltanto alla propaganda: prendeva parte al dibattito teorico del suo tempo, cercando di definire il rapporto tra libertà individuale, organizzazione sociale e trasformazione politica.
Tra le slide è comparsa anche la copertina del romanzo francese Le choc des races, di Charles Gérard, nel quale Converti sarebbe rappresentato attraverso il personaggio di Luigi Mora. Una delle frasi riportate recitava:
«Rifiuto la nazionalità. È un pregiudizio che porta sempre all’odio».
Un’affermazione che richiama il suo pensiero internazionalista e la convinzione che la solidarietà tra gli sfruttati dovesse superare le divisioni nazionali.
Le lettere, gli archivi e una ricerca ancora aperta
Uno dei passaggi più importanti della relazione ha riguardato le fonti documentarie. Laskowski ha mostrato una lettera indirizzata a Max Nettlau, tra i più importanti studiosi della storia dell’anarchismo, conservata presso l’Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam. Sono comparsi anche riferimenti a documenti autobiografici, lettere e periodici anarchici, tra cui L’Adunata dei Refrattari.
La documentazione ha permesso di ricostruire anche l’attenzione delle autorità nei confronti di Converti. Secondo quanto illustrato dal professore, il controllo della polizia italiana risaliva già agli anni della sua giovinezza, quando studiava medicina all’Università di Napoli. La sorveglianza sarebbe proseguita durante i soggiorni all’estero, con l’interesse anche delle autorità francesi.
Laskowski ha però sottolineato un limite della ricerca: il materiale documentario disponibile su Converti non è ancora particolarmente abbondante. Per questo guarda con interesse alla tradizione orale e alla possibilità che lettere, testimonianze e altri documenti siano ancora conservati in Calabria, forse proprio a Roseto Capo Spulico.
È un invito rivolto alla comunità locale: la memoria familiare e territoriale può contribuire alla ricerca storica, recuperando tracce che altrimenti rischierebbero di andare perdute.
Una famiglia, un arcivescovo e un giovane medico anarchico
La relazione ha riservato anche un episodio singolare della storia familiare di Converti. Laskowski ha mostrato il ritratto di Francesco Converti, arcivescovo di Reggio Calabria, fratello del nonno paterno di Niccolò: un suo prozio.
Secondo quanto riferito durante la conferenza, Francesco Converti aiutò Niccolò a completare gli studi in medicina dopo il lungo soggiorno in Tunisia. Il particolare appare quasi paradossale: un giovane destinato a diventare un militante anarchico, critico nei confronti delle istituzioni e dell’autorità, poté proseguire la propria formazione anche grazie al sostegno di un familiare appartenente al mondo ecclesiastico.
Ma l’episodio racconta soprattutto la complessità dei legami familiari e delle solidarietà che accompagnarono Converti. La sua famiglia, pur provenendo da un ambiente relativamente benestante, sostenne a lungo le sue attività politiche e i suoi spostamenti, affrontando sacrifici economici considerevoli.
Tra le slide è comparso anche un documento di polizia relativo a Gustavo Converti, altro esponente della famiglia che avrebbe seguito le orme del padre nella militanza anarchica. La presentazione ha richiamato inoltre Ernesto Converti, indicato come membro della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo e citato in relazione a La Voce Nuova nel 1933. La vicenda politica dei Converti, dunque, non si esaurì nella figura di Niccolò, ma si intrecciò con quella di altri familiari e delle successive generazioni.
Il momento più emozionante: la testimonianza di Eleonora Converti
Tra i momenti più toccanti della serata, l’intervento di Eleonora Converti (nella foto a lato), che ha chiesto di salutare il professor Laskowski e di parlare del proprio avo. Le sue parole, come ha ricordato Emilio Panio, sono state particolarmente sentite e hanno raggiunto il cuore dei presenti.
La sua testimonianza ha riportato la vicenda di Niccolò Converti alla dimensione familiare e umana. Dietro le idee, le pubblicazioni e le battaglie politiche esiste infatti una storia fatta anche di affetti, sacrifici e memoria tramandata.
Un momento che ha dato alla ricerca storica un significato ancora più profondo: non soltanto ricostruire il passato attraverso i documenti, ma ascoltare chi ne custodisce ancora una parte nella propria memoria familiare.
La storia come occasione di confronto
La relazione di Piotr Laskowski ha offerto un ritratto articolato di Niccolò Converti: medico, anarchico, pubblicista, emigrato politico e uomo di solidarietà sociale. Una figura che attraversò luoghi e contesti diversi, mantenendo un legame con le proprie radici calabresi.
Ma la serata non si è esaurita nella ricostruzione del passato. Gli interventi dei partecipanti, il contributo dei giovani e le domande rivolte al professore hanno riportato il discorso alle questioni del presente: il rapporto tra ideologie e amministrazione, la difesa dei diritti, le difficoltà del lavoro, le disuguaglianze e la possibilità di costruire forme di solidarietà che superino le divisioni.
La ricerca di Laskowski su Niccolò Converti resta aperta. Roseto Capo Spulico e la comunità dell’Alto Jonio potrebbero ancora custodire documenti e testimonianze capaci di aggiungere nuovi tasselli a questa storia.
Così va in archivio una serata che ha saputo coniugare storia, cultura e politica. La partecipazione numerosa, gli interventi delle diverse formazioni della sinistra, il contributo dei giovani e la testimonianza della famiglia Converti hanno restituito il senso di un’iniziativa riuscita.
Cultura e politica, questa volta, si sono divise la scena senza cozzarsi tra loro. È questa, per me, la sensazione più importante lasciata dalla serata: aver partecipato a un evento nel quale la memoria storica non è stata un esercizio di nostalgia, ma un’occasione per discutere, ascoltare e riflettere insieme.
Un risultato che, alla vigilia, non era scontato. E che rappresenta un buon punto di partenza per continuare a riscoprire Niccolò Converti e la storia, ancora in parte da ricostruire, di un uomo che da Roseto Capo Spulico portò le proprie idee ben oltre i confini della Calabria.
© Antonio Michele Cavallaro

