Con l’arrivo della primavera i sentieri iniziano a respirare: grazie al lavoro condiviso, oggi sono già vissuti e amati. Una giornata vissuta, organizzata da Strade Non Battute in collaborazione con Erasmus Student Network Cosenza e con la partecipazione di Giuseppe Reda di Frascineto Adventures, ha visto 68 partecipanti con età media di 27 anni hanno invaso le Piccole Dolomiti del centro arbëreshe. 18 nazionalità coinvolte: Italia, Messico, Paraguay, Cuba, Spagna, Repubblica Dominicana, Iran, Russia, Turchia, Ecuador, Bulgaria, Pakistan, Afghanistan, Egitto, Ungheria, Belgio, Francia, Nigeria. "Gli investimenti e le azioni strategiche (museo, sentieristica, pareti di arrampicata, e-bike) - ha affermato il sindaco Angelo Catapano -, indicano la volontà dall’Amministrazione Comunale di rafforzare l’identità turistica del nostro paese, non più solo come meta di passaggio ma come porta d’avvio per la scoperta del Pollino".
A colpire, oltre ai numeri, è soprattutto la qualità dell’esperienza: non un semplice evento escursionistico, ma un vero momento di incontro tra culture, generazioni e visioni diverse del viaggio. La presenza di 18 nazionalità racconta infatti un territorio capace di parlare un linguaggio universale, quello della natura e dell’autenticità. In un’epoca in cui molti piccoli centri lottano contro lo spopolamento e la marginalità, iniziative come questa dimostrano che una strada alternativa è possibile: puntare su un turismo lento, sostenibile e relazionale. Non grandi infrastrutture invasive, ma valorizzazione intelligente delle risorse esistenti, accompagnata da una narrazione identitaria forte.
Il coinvolgimento di giovani, in gran parte studenti internazionali, è forse l’elemento più significativo. Non solo fruitori occasionali, ma potenziali ambasciatori del territorio, capaci di diffondere un’immagine positiva e contemporanea del Pollino e delle comunità arbëreshe.
Resta ora la sfida più importante: dare continuità a queste esperienze. Trasformare eventi riusciti in un sistema stabile, capace di generare economia, occupazione e nuove opportunità per chi questi luoghi li vive tutto l’anno. Perché il rischio, altrimenti, è che restino belle giornate isolate, destinate a dissolversi nel racconto.
Se invece sapranno diventare progetto, visione condivisa e strategia duratura, allora davvero quei sentieri — oggi “respirati” — potranno diventare apripista per il futuro.






