Responsabilità, merito, competenza e rispetto delle istituzioni. Sono questi i principi che hanno caratterizzato l'Assemblea cittadina dei Liberaldemocratici Italiani di Cassano all'Ionio, convocata per raccogliere il contributo del territorio alla definizione del documento politico-programmatico ed elettorale che sarà sottoposto alla prossima Assemblea Nazionale del partito.
L'incontro, presieduto dal coordinatore cittadino Nino Virardi, ha rappresentato un significativo momento di confronto politico e culturale, durante il quale iscritti e simpatizzanti hanno discusso le prospettive del movimento, sviluppando un dibattito orientato al rafforzamento della presenza dei Liberaldemocratici Italiani sia sul piano nazionale sia su quello territoriale.
Secondo quanto emerso dai lavori, l'Assemblea ha confermato la volontà di costruire una proposta politica fondata sulla responsabilità, sul merito e sulla centralità delle istituzioni, raccogliendo le istanze provenienti dalla comunità locale affinché possano trovare spazio nel documento che accompagnerà la prossima fase congressuale nazionale, chiamata al rinnovo degli organi dirigenti del partito.
Contestualmente è stato deliberato l'avvio del percorso congressuale del Circolo di Cassano all'Ionio che, dopo la pausa estiva, procederà al rinnovo dei propri organismi statutari.
«Il rinnovamento della classe dirigente rappresenta un passaggio fondamentale per mantenere viva una forza politica autenticamente democratica, liberale e riformatrice. Una comunità politica cresce quando sa coinvolgere nuove energie, valorizzare competenze e garantire partecipazione», ha dichiarato il coordinatore cittadino.
Il nodo di Casa Serena
Una parte consistente dell'Assemblea è stata dedicata alle questioni amministrative riguardanti la città, con particolare attenzione al futuro dell'IPAB Casa Serena – Santa Maria di Loreto, struttura assistenziale che sta vivendo una fase particolarmente delicata in relazione al percorso di trasformazione previsto dalla normativa regionale.
Su questo tema Virardi ha assunto una posizione molto chiara.
«Casa Serena non è una conquista politica, ma un'istituzione al servizio della comunità. Le strutture che svolgono una funzione assistenziale appartengono ai cittadini e, prima ancora, alle persone più fragili e alle loro famiglie. Per questo ogni scelta deve essere guidata esclusivamente dall'interesse dell'Ente e dalla necessità di garantire qualità dell'assistenza e buona amministrazione.»
Il coordinatore dei Liberaldemocratici Italiani ha ribadito che «le istituzioni non possono essere considerate terreno di conquista o strumenti per regolare equilibri politici. La qualità della politica si misura dalla capacità di individuare le migliori competenze, non dalla distribuzione degli incarichi».
Da qui l'invito, quando arriverà il momento delle designazioni di competenza comunale, a privilegiare figure dotate di comprovata esperienza, equilibrio, autorevolezza e indipendenza, capaci di affrontare la complessità della gestione socio-assistenziale e di dialogare con tutti gli organismi istituzionali coinvolti.
«È proprio nei momenti più delicati – ha aggiunto Virardi – che la politica deve dimostrare il proprio senso più alto. Non attraverso la ricerca di spazi di influenza, ma attraverso la selezione delle migliori energie e delle più elevate competenze.»
Una tradizione che affonda le radici nella storia italiana
Il richiamo ai valori del merito, della responsabilità e della centralità delle istituzioni richiama inevitabilmente una delle tradizioni più significative della storia politica italiana.
Il liberalismo democratico, nato tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, rappresentò una delle principali culture politiche che si opposero all'affermazione del fascismo. Molti dei suoi esponenti pagarono un prezzo altissimo per la difesa dello Stato di diritto e delle libertà costituzionali.
Basti ricordare Giovanni Amendola, brutalmente aggredito dagli squadristi e morto in conseguenza delle violenze subite; Piero Gobetti, giovane intellettuale torinese, costretto all'esilio e morto a soli venticinque anni dopo le ripetute aggressioni fasciste; i fratelli Carlo e Nello Rosselli, assassinati in Francia nel 1937; senza dimenticare il ruolo morale e culturale svolto da Benedetto Croce e quello istituzionale che avrebbe successivamente esercitato Luigi Einaudi, uno dei padri della Repubblica.
Furono uomini di formazione diversa, spesso anche divisi da differenti sensibilità politiche, ma accomunati dall'idea che la libertà, il pluralismo, la competenza e il rispetto delle istituzioni costituissero i pilastri irrinunciabili della democrazia.
Naturalmente il quadro storico odierno è completamente diverso e nessun paragone diretto sarebbe corretto. Tuttavia alcuni principi rimangono sorprendentemente attuali. Se allora la sfida consisteva nel difendere la democrazia dall'autoritarismo, oggi il problema è spesso quello di preservarne la qualità, contrastando la tentazione di trasformare le istituzioni in strumenti di appartenenza politica anziché in luoghi di servizio alla collettività.
È in questa prospettiva che le parole pronunciate durante l'assemblea cassanese assumono un significato che va oltre la cronaca locale: il richiamo al merito, alla competenza e alla responsabilità rappresenta una precisa concezione della funzione pubblica e dell'amministrazione.
«Le istituzioni non si occupano: si onorano»
L'Assemblea si è conclusa con l'impegno dei Liberaldemocratici Italiani a proseguire il proprio percorso politico «con equilibrio, spirito costruttivo e pieno rispetto delle istituzioni», evitando polemiche e riaffermando un principio ritenuto fondamentale: gli enti chiamati a prendersi cura delle persone più deboli devono essere affidati alla competenza e non alle appartenenze.
A sintetizzare questa visione è stata la frase conclusiva di Nino Virardi, destinata a rappresentare il filo conduttore dell'intera Assemblea:
«La politica autentica non occupa le istituzioni: le onora. Non distribuisce potere: esercita responsabilità.»
Un'affermazione che richiama una delle lezioni più preziose lasciate dalla tradizione liberaldemocratica italiana: le istituzioni democratiche non appartengono ai partiti, ma ai cittadini, e la loro autorevolezza dipende innanzitutto dalla qualità morale e professionale di chi è chiamato ad amministrarle.






