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Piano Casa, la partita passa ai territori: Cassano chiamata a trasformare il patrimonio inutilizzato in nuove opportunità abitative

cassano da lauropoliLe risorse del Fondo Housing Coesione restano legate al territorio. Per Francesco Garofalo, presidente del Centro Studi “Giorgio La Pira”, è il momento per Comuni e Regione Calabria di prepararsi con censimenti, analisi del fabbisogno e progetti concreti

La nuova fase del Piano Casa chiama direttamente in causa Regioni e Comuni. Per Cassano Ionio, può rappresentare un'occasione da non perdere per affrontare contemporaneamente il problema abitativo e quello del patrimonio edilizio inutilizzato.

A richiamare l'attenzione sulle opportunità che si aprono con il nuovo quadro normativo è Francesco Garofalo, presidente del Centro Studi “Giorgio La Pira” di Cassano, secondo il quale «la partita passa ora ai territori» e la Calabria deve essere pronta a trasformare le risorse disponibili in interventi concreti.

Il Piano Casa, introdotto dal decreto-legge 7 maggio 2026, n. 66 e successivamente convertito in legge, prevede tra i suoi strumenti il Fondo Housing Coesione, destinato a contrastare il disagio abitativo attraverso interventi di edilizia residenziale pubblica e sociale e, soprattutto, attraverso la valorizzazione del patrimonio immobiliare esistente.

Secondo Garofalo, uno degli aspetti più importanti della nuova fase riguarda la possibilità per le Regioni di partecipare al Fondo destinandovi proprie risorse. La normativa stabilisce infatti che le Regioni possono sottoscrivere quote del Fondo utilizzando risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione e altre risorse destinate alle politiche abitative.

Da qui, secondo il presidente del Centro Studi “Giorgio La Pira”, nasce una responsabilità precisa per il territorio: individuare per tempo gli immobili, le necessità abitative e i progetti da candidare. «Le risorse che la Regione Calabria conferirà al Fondo Housing Coesione – sostiene Garofalo – resteranno vincolate ai progetti del territorio calabrese».

L'obiettivo indicato è quello di mettere in relazione patrimonio pubblico inutilizzato e bisogni reali delle comunità, trasformando edifici oggi privi di una funzione in abitazioni accessibili e sostenibili. Una delle prospettive sottolineate da Garofalo riguarda inoltre il coinvolgimento del patrimonio immobiliare privato, quando esista un riconosciuto interesse pubblico e una concreta finalità abitativa.

Il nuovo Piano Casa, infatti, non si limita al recupero dell'edilizia residenziale pubblica, ma prevede anche strumenti destinati ad attivare investimenti privati per realizzare abitazioni da destinare alla vendita o alla locazione a prezzi calmierati. Per una città come Cassano, caratterizzata dalla presenza di edifici inutilizzati e da un patrimonio edilizio distribuito anche nei centri storici, questa impostazione potrebbe aprire una riflessione più ampia sulla rigenerazione urbana.

Palazzi vuoti, immobili non utilizzati, strutture pubbliche dismesse e aree che hanno perso la loro funzione potrebbero, in presenza delle necessarie condizioni urbanistiche, finanziarie e amministrative, essere riportati a nuova vita e destinati anche a finalità abitative.

Tre passaggi fondamentali per Cassano

Per Garofalo, tuttavia, non basta che le risorse siano disponibili. Occorre arrivare preparati. Il primo passaggio dovrebbe essere il censimento del patrimonio immobiliare: conoscere quali sono gli immobili pubblici inutilizzati, in quali condizioni si trovano, quali possono essere recuperati e quali immobili privati potrebbero essere messi a disposizione di progetti di interesse pubblico. Il secondo riguarda il fabbisogno abitativo. Occorre cioè capire chi ha realmente bisogno di una casa a condizioni accessibili: giovani coppie, famiglie, lavoratori, persone che non riescono a sostenere gli attuali costi del mercato immobiliare. Il terzo elemento è rappresentato dai progetti cantierabili. Non soltanto idee, dunque, ma proposte tecnicamente ed economicamente definite, eventualmente costruite attraverso forme di partenariato pubblico-privato.

È proprio la capacità di trasformare queste tre componenti – patrimonio, fabbisogno e progettazione – in interventi concreti che potrebbe fare la differenza.

La questione abitativa si intreccia così con quella della rigenerazione dei centri urbani.

Recuperare un edificio abbandonato o sottoutilizzato non significa soltanto creare nuovi alloggi. Può significare riportare persone nei centri storici, recuperare immobili, ridurre il consumo di nuovo suolo e restituire una funzione a spazi che oggi rappresentano un costo o un problema.

È, del resto, uno degli obiettivi dichiarati dello stesso Fondo Housing Coesione: contrastare il disagio abitativo attraverso la valorizzazione del patrimonio immobiliare esistente e il contenimento del consumo di suolo. Per Cassano, quindi, la questione potrebbe assumere una dimensione che va oltre la semplice edilizia residenziale. Potrebbe diventare parte di una più generale strategia di recupero e riqualificazione urbana, capace di coinvolgere anche Doria e Lauropoli e, più complessivamente, il territorio comunale.

«Oggi, il Piano Casa – conclude Garofalo – ci chiede di prendercene cura davvero: riabitare, rigenerare, dare risposte. Non è più tempo di attendere. Può diventare lo strumento per rigenerare città e periferie, dare risposta al bisogno abitativo e rimettere in circolo risorse ferme da anni».

Il punto, dunque, sarà ora capire come la Regione Calabria intenderà partecipare al Fondo e quali strumenti saranno messi a disposizione dei Comuni.

Per Cassano potrebbe essere il momento di cominciare a fare ciò che il presidente del Centro Studi suggerisce: conoscere il proprio patrimonio inutilizzato, misurare il bisogno abitativo e predisporre progetti concreti, perché le opportunità offerte da un piano nazionale, per diventare realmente utili a una comunità, devono necessariamente trasformarsi in progetti locali, individuabili, finanziabili e realizzabili.

Redazione infosibari.it

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